L'Elzeviro
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Per chi c’è posto nel presepe?

"...l’intuizione di Francesco di Assisi, che precede ed accompagna la costruzione del primo e di ogni presepe, nel suo significato, che va oltre la creazione degli ambienti e dei paesaggi dove collocare le statuine, è la narrazione di Dio che si incarna accanto agli umili. E’ la novità della predicazione francescana"

Parole chiave: presepe (43)
Per chi c’è posto nel presepe?

Nel panorama delle manifestazioni natalizie nei nostri paesi, si sta ampliando l’elenco delle località che ospitano l’esposizione di presepi, tradizionali o innovativi, e che ne promuovono concorsi aperti alla creatività di adulti e/o di bambini. E che registrano una buona partecipazione di concorrenti.  Con le premiazioni si concludono all’Epifania queste gare, mentre si prolungano a fine gennaio le mostre dei presepi di maggiori dimensioni.
Elaborati a livelli più complessi, continuano ad essere attrattivi, tanto da rientrare nelle proposte regionali dei circuiti turistici quali grandi presepi storici, composti da centinaia di comparse, assemblate dalla paziente maestria di amanti della materia, che non ringrazieremo mai abbastanza per la puntigliosa cura dei particolari. Hanno saputo inventare spettacoli dove il movimento, il variare delle luci e le voci narranti destano meraviglia, perché espressione di un tempo sospeso, magico e di uno spazio che si estende nella dimensione di una esotica campagna.
Però l’intuizione di Francesco di Assisi, che precede ed accompagna la costruzione del primo e di ogni presepe, nel suo significato, che va oltre la creazione degli ambienti e dei paesaggi dove collocare le statuine, è la narrazione di Dio che si incarna accanto agli umili. E’ la novità della predicazione francescana.  Il giornalista Davide Rondoni (Le idee del Sole 24ore)lo traduce ed attualizza come "Il presepe dei poveri, la festa umile ed altissima delle comparse. Di coloro che hanno valore per il solo fatto d’esserci. Il Dio che si è incarnato per risarcire e salvare le comparse nel teatro del mondo che sembra dominato dai potenti e dai famosi".
A Ronchi dei Legionari, si ritrova a ricalcare questa matrice un particolare costruttore di presepi, Luigi Dessenibus con la sua famiglia, dal 1998 fedele al suo presepio montato "in corte", nel cortile di casa, come esplicito prolungamento all’esterno del credo vissuto. Per il 2021, il tema che scelgono è "Immigrazione", il tempo è "Ieri e oggi", i protagonisti sono "La gente della Bisiacaria".
Sono fili che i Dessenibus collegano così: "Parliamo sempre di immigrazione, ma ci dimentichiamo di quando i nostri parenti bisiachi hanno lasciato le loro case per cercare fortuna nelle Americhe. Il nostro presepe è un omaggio a chi è andato, a chi va, a chi viene...e nella storia a Gesù che è fuggito  in Egitto per paura dei suoi persecutori".
Volutamente essenziale e raffinato l’impianto scenico del presepe, tutto giocato su varie gradazioni di grigio. Sullo sfondo le facciate delle chiese della Bisiacaria, sulla destra, in piedi su un pontile, con vestiti di inizio 900, e in procinto di imbarcarsi, vediamo un Giuseppe con una valigia in mano, accanto ad una Maria che culla un Fagottino avvolto in una coperta. Sulla sinistra, oltre uno specchio d’acqua leggermente increspato, che ci pare però come un vasto mare, la sagoma imponente della nave Vulcania e lassù in alto sui ponti si affacciano fitti fitti gli emigranti. Cliccando un tasto, parte la canzone di Ivano Fossati "Mio fratello che guardi il mondo/ E il mondo non somiglia a te".
Una riflessione sul mondo degli extracomunitari e sulla difficile convivenza  con la diversità. Ed ancora "...Sono nato ed ho lavorato in ogni paese/ E ho difeso con fatica la mia dignità/  Ho camminato in ogni strada del mondo che vedi".
Ma poi "Se non c’è strada dentro il cuore degli altri/ prima o poi si traccerà".

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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