L'Elzeviro
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Parlare di pace e compiere gesti di pace, nonostante...

Un primo approccio ad una sorta di prospettiva "ecumenica"?

Parlare di pace e compiere gesti di pace, nonostante...

"Ora intorno a noi, vediamo un senso di impotenza e di disinteresse che è un po’ spiazzante come se non ci fosse più questa guerra" afferma una partecipante emiliana alla Carovana della Pace che si è mossa anche questa volta da Gorizia verso l’Ucraina alla mattina di sabato 25 giugno, due mesi dopo la prima partenza dell’aprile scorso.
Gestita dal Coordinamento "Stopthewarnow",  raccoglie la fitta rete italiana di associazioni, movimenti ed enti religiosi e della società civile, che si riconosce nella scelta della non violenza e che si attiva nel portare solidarietà e aiuti concreti alle popolazioni ucraine.
Un Tir di bancali contenenti cibo e medicinali per un peso di 40 tonnellate, pagati dalla CGIL, è stato spedito prima dell’avvio della Carovana, ed essa si è messa in strada al confine di Sant’Andrea con una quarantina di persone e 7 pullmini in rappresentanza delle 175 organizzazioni aderenti all’iniziativa.
A Galati (Romania) si è aggiunto Mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Jonio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, che ha dato il suo appoggio a questa iniziativa.
Mete la città portuale di Odessa affacciata sul Mar Nero e poi ancora verso est, a 130 km la città di Mykolayv, distante solo una decina di km dal fronte: "punti nevralgici su cui probabilmente si stanno decidendo le sorti della guerra" ha commentato Gianpiero Cofano,Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, capofila del Coordinamento, aggiungendo " sono gli stessi abitanti, vittime di questa guerra, ad averci chiamato. Siamo venuti ad incontrarli. Per dare aiuto e per fargli sentire che non li abbiamo abbandonati".
Del resto a tastare il polso della situazione, ad Odessa e a Leopoli continua l’attività di soccorso alla popolazione un gruppo di volontari della stessa Comunità.
E se nessuno si illude che marce e convogli possano fermare la guerra (cfr. Il Manifesto dd. 2/7/2022) c’è da chiedersi che senso abbia avuto dirigersi verso il Sud dell’Ucraina, cioè "entrare nella fornace del conflitto col rischio di diventare un target", esponendosi alla dinamica di potenziale pericolo fisico.
A rispondere sono le parole del Vescovo Francesco Savino, in cui si ritrovano gli accenti accorati del Vescovo di Molfetta don Tonino Bello, che gli è stato maestro: "Accettato il principio del diritto all’autodifesa, ci stiamo però chiedendo se la legittima difesa sia una soluzione o non sia più utile costruire pace dal basso, attivando sempre più canali del dialogo e della diplomazia...invitare Nato, Usa Cina e India ad uscire allo scoperto...E in questa prospettiva dobbiamo insistere e fare di più".
Ma nell’incontro pubblico, convocato ad Odessa nell’edificio dell’accoglienza ai profughi, tra la Carovana della pace e i rappresentanti delle numerose confessioni locali, cattolica, greco ortodossa, greco cattolica, ortodosso ucraina è risultato evidente che l’accentuata richiesta degli ucraini è ferma sul punto della lotta all’aggressore fino alla vittoria.
Molta ed impervia la strada perfino verso il cessate il fuoco.
Ma, per la prima volta, i vescovi ed i preti delle varie fedi si sono presentati tutti alla riunione a cui sono stati invitati e si sono ascoltati mentre esponevano le loro convinzioni: potrebbe essere un primo approccio ad una sorta di prospettiva "ecumenica"?

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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