L'Elzeviro
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Oltre il "bla bla bla"

Un’occasione per dibattere e per prendere posizione fattiva attorno al motto "Salviamo il pianeta"

Parole chiave: Youth4Climate (1), Greta Thunberg (2)
Oltre il "bla bla bla"

Allo Youth4Climate appena svoltosi a Milano sul tema dei cambiamenti climatici, hanno preso parte 400  giovani, di età compresa tra i 15 ed i 30 anni, in rappresentanza di 186 Paesi, selezionati per il loro attivismo sui problemi connessi al riscaldamento globale, alla crisi climatica e allo sviluppo sostenibile.
Un’occasione per dibattere e per prendere posizione fattiva attorno al motto "Salviamo il pianeta", raccogliendo ed approfondendo le ricadute dirette dei dati forniti dagli scienziati sulla gravità di un cambiamento climatico sempre più accelerato che incide già sul nostro presente, ma che proiettato in un futuro prossimo - in prospettiva fra trent’anni - assumerà dimensioni non solo disastrose, ma irrecuperabili. Ma pure concordare una serie di proposte concrete, con i giovani in prima fila nei processi decisionali, per realizzare gli obiettivi che gli Accordi di Parigi già nel 2015 ponevano come non più procrastinabili.
All’inaugurazione, l’attenzione si fissa sull’intervento di Greta Thunberg, l’attivista svedese oggi maggiorenne, che appena adolescente ha saputo catalizzare attorno al movimento internazionale Friday For Future le iniziative di protesta degli studenti contro una globale inattività politica nei confronti degli effetti dei cambiamenti climatici. E lei non si presenta come la Mafalda delle vignette di Quino giustamente arrabbiata di come va il mondo, ma come la portavoce di un mondo giovanile che pone problemi alla politica e che alla politica chiede soluzioni. "Eh,sì dopo anni dalla comparsa sulla scena di Greta" - ironizza lo scrittore Marco Belpoliti - "è paradossale che abbiamo ancora bisogno di Greta per parlare di sostenibilità."
C’è nella Thunberg una forza comunicativa di grande impatto; l’avevamo notato al suo approccio   all’Assemblea Generale Onu nel 2019 quando con il suo "Come osate?" non le aveva mandate a dire. A Milano, a settembre 2021, Greta esordisce: "Da trent’anni sentiamo dire... Ricostruire meglio: bla bla bla. Green economy :bla bla bla. Emissioni zero entro il 2050: bla  bla bla. Questo è tutto ciò che sentiamo da parte dei nostri leader. Parole che sembrano meravigliose, ma che finora non hanno portato ad azioni concrete. Le nostre speranze ed ambizioni annegano nelle loro promesse vane".
Poi accentua la sua critica: "I leader mondiali invitano persone giovani scelte con cura a incontri come questo per far finta che ci ascoltano. Ma chiaramente non ci ascoltano. Le emissioni stanno ancora aumentando. La scienza non mente".
Sostenendo che "Urge un reale cambiamento di rotta" (come titola una prima pagina de L’Osservatore Romano ) scende nello specifico l’attivista ugandese Vanessa Nakate, già al fianco di Greta nel precedente analogo incontro dei giovani in Polonia. Appare come una figura tanto significativa da venir indicata da alcuni giornalisti come l’allieva del Sud che sta superando la maestra del Nord,  affermando: "L’Africa è responsabile per il 3% delle emissioni globali, ma soffriamo l’impatto della crisi più di altri. Abbiamo inondazioni devastanti e siccità fortissime. In Madagascar si muore di fame. Uganda, Nigeria, Algeria stanno soffrendo sempre di più tra caldo e siccità. Ma non è solo l’Africa, pensiamo ai Caraibi, al Bangladesh. Si creeranno milioni di rifugiati climatici. Il World Economic Forum riconosce al clima la responsabilità di affamare il mondo costringendo alcuni popoli alla schiavitù o alla fuga. Bisogna fare in fretta. Ridurre entro il 2030 le emissioni del 45% rispetto ai livelli del 2010. L’Accordo di Parigi: chi lo rispetta? Il cambio di mentalità deve avvenire a partire dalla scuola, perché si sappia parlare di crisi climatica e di tutela ambientale".
Se solo due anni fa il rapper Marracash, convinto che fosse risolutivo l’ intervento individuale, cantava: "Ce la posso fare/...meglio di mio padre/cambiare/...ripartire/...sennò la mia razza si estingue/finiremo per adattarci come gli scarafaggi" dove la preoccupazione per il degrado dell’ambiente è connessa alla paura per quello che mi può accadere, la pandemia di Covid ci ha fatto scoprire il nesso profondo tra l’ecologia ed ogni aspetto dell’esistenza: non solo che "tutto è interconnesso", ma anche che,come afferma l’economista Luigino Bruni: "Non si cambia l’ambiente se non si cambia l’economia".
Cioè si cambia se lo si fa insieme.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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