L'Elzeviro
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Noi davanti al 25 aprile

"Chi "allora" c’era, oggi non c’è più: sono sempre meno i testimoni diretti di quegli avvenimenti accaduti oltre 76 anni fa, così ci  viene a mancare la vivezza di un racconto che trasmette tante storie individuali e solidali che hanno saputo dire no all’ingiustizia, che si sono battute per i diritti civili"

Parole chiave: 25 aprile (2), liberazione (3)
Noi davanti al 25 aprile

Ancora un altro 25 Aprile celebrato in tono minore, senza pubblico e senza banda, ma davanti ai monumenti ed alle lapidi commemorative sono tornate le bandiere e la presenza delle autorità a richiamarla come Festa Nazionale della liberazione dall’occupazione nazista e dal regime fascista.
A prendere la parola il sindaco, spesso il parroco, sempre il rappresentante dell’Anpi.
Ma chi "allora" c’era, oggi non c’è più: sono sempre meno i testimoni diretti di quegli avvenimenti accaduti oltre 76 anni fa, così ci  viene a mancare la vivezza di un racconto che trasmette tante storie individuali e solidali che hanno saputo dire no all’ingiustizia, che si sono battute per i diritti civili, contro un regime oppressivo che negò la possibilità di esprimersi liberamente, che alimentò il diffondersi di pregiudizi contro minoranze etniche e religiose fino a programmarne l’eliminazione.
Ne parla così il Presidente Mattarella :"Resistere allora significò combattere, rischiare di morire. Ma significò anche curare, accogliere perseguitati, testimoniare la propria umanità. Significò scrivere e parlare. Preparare con le idee nuove il tempo della libertà per tutti". Ed ancora: "La Resistenza fu un laboratorio dove si sperimentò l’incontro e la collaborazione tra le grandi forze popolari, tra le diverse posizioni e culture politiche. Un grande serbatoio di istanze morali" che ci è stato lasciato in eredità."Eppure" incalza Draghi, Presidente del Consiglio "non tutti gli italiani furono "brava gente"!"
Il 25 Aprile 2021, il Comune di Sagrado ha deposto una corona di alloro sulla stele eretta davanti alla ex fabbrica tessile di Sdraussina/Poggio Terza Armata che negli anni 1942/43 fu un "carcere sussidiario"di Gorizia per oltre 2000 persone, in realtà campo di concentramento per i civili sloveni deportati dalle zone occupate e per i cittadini italiani di lingua slovena, parenti o anche semplici conoscenti di partigiani o collaboratori.
Da qui i prigionieri/e venivano spostati a Trieste per essere interrogati e torturati. Se non morivano per le torture e non finivano in Risiera o deportati, tornavano a Sdraussina in condizioni tali da essere riconosciuti dai loro compagni solo dalle vesti con cui erano partiti.
Tra gli internati dall’aprile 1943 ci fu Ljubka Šorli, maestra, poetessa e vedova del musicista ed organista Lojze Bratuž, perseguitato e trucidato dai fascisti nel 1937 perché cantava e faceva cantare in sloveno.
Sono di Ljubka i versi in sloveno ed italiano scolpiti sulla lapide "Il destino ci nobilita attraverso il dolore./ Una è la fede, uno il grido: LIBERTA’!"
Il 26 aprile 2021, la corona d’alloro, giaceva capovolta sull’erba, a qualche passo dalla stele. A spostarla, è stata qualche raffica di vento o qualche mano l’ha gettata?
Ma, con un gesto di pietà, qualcuno l’ha riposizionata e si è fermato un momento per una preghiera davanti alla lapide. Un segno di croce ed un ricordo. Ricominciamo...

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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