L'Elzeviro
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La potenza delle parole che raccontano la vita

Un Progetto Teatro che l'Associazione Isontina La Farfalla Odv - che riunisce i malati di Parkinson ed i loro familiari - ha affidato al teatro sociale di Fierascena

Parole chiave: Fierascena (7), La Farfalla (4)
La potenza delle parole  che raccontano la vita

Per noi tutti, nel “tempo incerto” e nell’inquietudine dei  nuovi venti di guerra, che ci ritroviamo “affamati di vita e di normalità”  (ci caratterizza così una vivace espressione del conduttore radiofonico Paolo Di Paolo) è interessante assistere in queste ultime settimane ad un’uscita pubblica di una nuova forma di spettacolo,  dove viene messo in scena il vissuto di chi ha una malattia neurologica degenerativa quale il Parkinson. Sul palco, ci sono sei persone - Mauro, Bruna, Franca, Flavia, Paolo e Francesco - che convivono con questa malattia  e qui vestono il ruolo di attori protagonisti che descrivono la propria vulnerabilità e, nello stesso tempo, affermano, con tranquilla determinazione, il diritto ad essere rispettati - e non essere considerati “strani” o vergognarsi o essere tenuti ai margini - per tutte quelle fragilità che la malattia gli provoca. Se essi nella quotidianità sperimentano progressive limitazioni nel movimento e nella comunicazione verbale, che rendono faticosa, sofferta e complicata la loro quotidianità personale coinvolgendo quella di tutta la famiglia, resta forte la consapevolezza che l’essere immersi in tale profondo disagio non deve mettere in discussione il diritto a partecipare alle occasioni di vita sociale. Perchè non sono affetti da un pericoloso“morbo” (...e la parola spaventa di per sé ) ma sono semplicemente malati di Parkinson. E per togliersi di dosso o cancellare un’etichetta che gli viene appiciccata dalla paura di un qualcosa di ignoto, insomma per “sradicare lo stigma” usano lo strumento della narrazione, dato che un racconto senza nascondimenti  si è dimostrato efficace  come canale informativo, ancor più se lo si  supporta con la lievità di un sorriso. Così per cominciare l’inquadramento, viene scelto un titolo intrigante: “Io corro più di te, perché se vado piano mi fermo” giocando tra la sbruffona affermazione - che è poi un autentico desiderio - di essere il/la più forte e la realistica consapevolezza del limite oggettivo imposto dalla malattia. Quindi i testi dello spettacolo, creati dagli stessi attori che li leggono o recitano,  parlano con franchezza di  malattia e  salute,  fatica e  forza, paura e coraggio, mentre in alcune video interviste proiettate su uno schermo bianco ( uno dei pochi artifici scenici adoperati) altre persone con Parkinson raccontano delle continue difficoltà  che affrontano  ogni giorno nell’abitare lo spazio e nell’utilizzare il corpo e delle strategie  che inventano per farvi fronte. Poi sulla scena riprende dalla viva voce degli attori in presenza la narrazione delle emozioni e dei sentimenti:” “Ci sono i nomi per ogni cosa / anche per la malattia” annota con sensibilità Elisa Minon, attrice/animatrice e regista di teatro sociale che in una ventina di laboratori ha guidato le sei persone a costruire questa performance. “Ma” continua Bruna  recitando il testo “io non mi affido ai nomi / mi affido tutta intera al tempo / che non si ferma, e non mi aspetta”. Allora quando le parole sfuggono ed il tempo incalza, quando la mimica facciale si spegne nell’inespressività del volto... i sentimenti e le emozioni positive si manifestano nei gesti lenti delle braccia che disegnano forme nell’aria o nello sfarfallìo delle mani che trasmettono allegria o ancora nei movimenti di danza dolcemente ritmati che avvicinano e allontanano... E mentre il pubblico osserva che passa di mano in mano da un attore ad un’attrice, in uno svolgersi delicato e leggero, uno stilizzato aeroplanino di carta che è pretesto e modo per un collegamento tra due persone sedute vicine, e che poi arriva a coinvolgere tutti gli attori uno dopo l’altro, fino all’ultimo della fila e quindi prende il volo, quasi portandosi dietro l’impegno di ognuno e la fatica di un lavoro condiviso. Una particolare danza di braccia, cui segue l’esibizione delle coppie nel ballo lento: si snoda in queste forme una storia di vita e di contatto, di relazione cercata e sperimentata,  all’interno di un gruppo che aiuta ognuno a ritrovarsi nella dimensione della propria individualità e insieme della socialità. Così: ”Io mi affido / tutto intero / alla paura / al coraggio / alla forza / alla gioia / alla rabbia / alla mia storia / mi affido,/ e risalgo su due piedi / ogni giorno / tutto intero” (Elisa Menon).
Ha preparato il costituirsi di questa forma teatrale un’attività laboratoriale con una trentina di incontri sviluppata e condotta da Elisa Menon, nel duplice ruolo di attrice e regista, nel quadro di un Progetto Teatro, realizzato con il contributo della Regione. Qui il Teatro sociale di Fierascena si incontra con l’Associazione isontina La farfalla ODV (Organizzazione Di Volontariato),impegnata a sostenere i malati di Parkinson ed i loro famigliari attraverso attività culturali e di socializzazione e ad informare e sensibilizzare su questa malattia progressiva che impatta pesantemente sulla qualità di vita del malato e di tutta la sua famiglia.

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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