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La fisicità di un contatto visivo

Nel contesto rovesciato dalla pandemia abbiamo anche imparato, e l’abbiamo fatto subito nostro grazie all’allenamento cui ci hanno iniziato web, video e cellulare, quanto e come ci si possa mettere in contatto, insomma comunicare "semplicemente" guardandosi...

Parole chiave: sindrome di Down (1), Covid 19 (66), fragilità (7)
La fisicità di un contatto visivo

Tra i tanti cambiamenti imposti dalla pandemia Covid alla nostra quotidianità, in particolare uno, la paura del contatto fisico per il possibile pericolo di contagio - che ha azzerato radicate modalità interpersonali di scambio, dall’abbraccio amichevole alla più formale stretta di mano - , è stato ed è ancora difficile da gestire per molti.
Non hanno trovato troppa fortuna alcune forme sostitutive di saluto, dall’accostamento reciproco dei gomiti al portare la mano sul cuore, mentre si è andato diffondendo, forse perché già in uso in passato come forma di rispetto, l’indirizzare un cenno del capo a chi si incontra.
La psicologia sociale suggerisce , e la nostra esperienza lo dimostra, che modificare comportamenti abituali avvia percorsi inediti sì, eppure soddisfacenti.
Così, nel contesto rovesciato dalla pandemia abbiamo anche imparato, e l’abbiamo fatto subito nostro grazie all’allenamento cui ci hanno iniziato web, video e cellulare, quanto e come ci si possa mettere in contatto, insomma comunicare "semplicemente" guardandosi...
Stare a guardarsi...
Cioè stabilire un collegamento, che non ha bisogno di parole per esprimersi "perché a volte sai/ basta uno sguardo/ dice di più di un discorso che fai" come canta Nek ("Basta uno sguardo"), come del resto aveva dimostrato oltre vent’anni fa lo psicologo americano Arthur Aron in uno studio sulle relazioni interpersonali, focalizzate sul contatto visivo tra due persone, concludendo "Tutti siamo connessi".
Che l’assunto valga comunque per tutti, in quanto diversamente e differentemente persone, è l’obiettivo del video "Everyone is connected", presente da marzo 2021 sui social AipD (Associazione italiana persone Down), con l’introduzione: "Bastano quattro minuti di contatto visivo per creare una connessione profonda fra due persone che non si sono mai viste". Dura proprio quattro minuti e riprende coppie di bambini/e, di uomini/donne, di giovani/anziani.
All’interno della coppia, uno dei due o entrambi sono persone Down o non lo sono. Sono tutti/e semplicemente persone, che si riconoscono come tali attraverso il contatto visivo e tra loro si intreccia una relazione.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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