L'Elzeviro
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"E poi quante persone dovranno morir..."

"Può ben aiutare un’attenzione puntuale ad aggiornare le procedure di sicurezza ed a mantenere alta la guardia sulle manutenzioni in tutte le fasi. Ne abbiamo gli strumenti, troviamo il tempo necessario"

Parole chiave: funivia (1), Mottarone (1)
"E poi quante persone dovranno morir..."

E poi quante persone dovranno morir/perché siamo in troppi a morir?
Risposta non c’è o forse chi lo sa/ caduta nel vento sarà ( La risposta nel vento - Bob Dylan)

Domenica di sole il 23 maggio, giornata luminosa al Nord, vigilia di una settimana che vedrà tutta l’Italia in giallo. Si riapre.
Sì, nel Paese i numeri della pandemia stanno scendendo. Aumentano i vaccinati. Il virus rallenta: diminuiscono i ricoveri in terapia intensiva e nei reparti ospedalieri dedicati; sono "solo" 72 i decessi causati dal Covid.
E "il nostro cervello che cerca storie coerenti" si sintonizza sui milioni di vincitori, ormai tanti, sommando chi ce l’ha fatta a superare la malattia con chi si immunizza o perlomeno si tutela dal contagio. "Ancora una volta da una grande crisi l’Europa a 27 ha l’occasione per fare un passo avanti verso l’integrazione, con l’obiettivo l’Unione della Salute", una collaborazione per migliorare l’assistenza sanitaria, scrive Il Sole 24 ore. Intanto sui giornali e alla Tv occhieggiano ammiccanti  foto e programmi che ci invitano a "liberare la voglia d’estate".Sembra lontana, lontanissima l’amara constatazione apparsa due mesi fa sull’Huffington Post Italia: "Un morto è una tragedia, i 500 morti di oggi (17/3/21) una statistica".
Ma adesso,nel pomeriggio di questa domenica di riaperture, arriva la notizia dell’incidente alla funivia di Stresa,così si parla di altri morti, che non sono per Covid: nella cabina precipitata hanno perso la vita 14 persone,adulti e bambini, in gita verso il Mottarone.
Si aspettavano che quella salita in funivia gli avrebbe preparato una giornata speciale, forse nella mente dei grandi l’eco di una canzone di Franco Battiato: "Com’era contagioso e nuovo il cielo... e c’era qualche cosa in più nell’aria". Invece, poco prima dell’arrivo, si trancia il cavo, non si attiva il freno e la cabina impatta sul pendio, con un salto di venti metri. Il dopo incidente avvierà controlli, si accerterà se la disgrazia poteva essere evitata, se l’interesse a riaprire abbia ridotto o sorvolato qualche verifica circa le condizioni di sicurezza dell’impianto.
Ma tutto questo avverrà dopo.
Ora rimane lo sgomento di uno schiaffo alla credulità di un ritorno alla normalità, alla ripresa della vita com’era prima del Covid, come se tutto "per magia"possa ri-funzionare subito e bene, sebbene sia rimasto rimasto fermo, anzi bloccato per tanto tempo. E’ vero, infatti, che "La realtà sempre ci sorprende" e spesso ci spiazza.
Però può ben aiutare un’attenzione puntuale ad aggiornare le procedure di sicurezza ed a mantenere alta la guardia sulle manutenzioni in tutte le fasi. Ne abbiamo gli strumenti, troviamo il tempo necessario.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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