L'Elzeviro
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Anziani, solitudine, isolamento

L’onda del contagio che si è riversata nel nostro territorio in questo periodo ha toccato in modo significativo, nonostante le misure di isolamento precauzionale, perfino quelle strutture residenziali per anziani che erano uscite indenni dalla fase primaverile

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Anziani, solitudine, isolamento

Alcuni mesi fa ho trovato un ficcante commento del giornalista Aldo Grasso: "nelle situazioni più drammatiche, le notizie vengono lette non solo dalla mente, ma anche dal cuore". Mi si è infilato in testa e mi sono ritrovata a ripeterlo mentre raffrontavo le tabelle sui numeri dei morti con diagnosi Covid nell’ultima settimana, dove,tra le regioni italiane, il Friuli Venezia Giulia sta in cima alla lista. E sono mediamente persone di oltre 80 anni. I nostri vecchi: quelli che sono morti in ospedale, quelli che sono morti in casa di riposo.
Sì, perché l’onda del contagio che si è riversata nel nostro territorio in questo periodo ha toccato in modo significativo, nonostante le misure di isolamento precauzionale, perfino quelle strutture residenziali per anziani che erano uscite indenni dalla fase primaverile.
Proprio un "tuffo al cuore", nel leggere queste notizie, mentre "con la mente" rifletto che da noi l’indice di vecchiaia segnala: ogni 100 giovani ( 0-14 anni) ci sono 223,1 anziani (65 anni e più). Ne derivano non soltanto problemi di sproporzione numerica, ma piuttosto di disparità nelle condizioni di salute, nella mobilità autonoma, nella competenza tecnologica (computer, video, internet)...e non ultimo, nella scarsa dimestichezza della lingua inglese (app e simili). Gli anziani sono tagliati fuori da una rete di connessioni e in più aggravano il loro sentirsi estranei con scelte di autoisolamento.
Distanza generazionale come problema sociale che si gioca sul versante della solitudine? È stato il Covid a far emergere come la solitudine sia condizione prevalente nella società occidentale, in cui il modello proposto si realizza nell’affermazione dell’individualità, nella misurabilità della produttività, di fatto nello slegarsi della continuità generazionale.
A giustificazione, si preferisce dire che la vita è un ciclo, che non è giusto gravare i giovani di altri problemi oltre a quelli che si trovano addosso... che,insomma, quando" la ragnatela della vecchiaia" avvolge, non si può far altro che lasciarsene invischiare: "la vecchiaia la solitudine ed io e poi una melanconia/tutti e quattro camminiamo fianco a fianco senza parlare/ ciascuno cammina solo ma siamo l’uno al fianco dell’altro"(Rita Farneti).
Eppure non è scontato che questa sia una strada obbligata, almeno secondo l’opinione di una donna, l’attrice Franca Valeri che pur sulla soglia dei suoi 100 anni sosteneva con la sua abituale arguzia "La vecchiaia può essere programmata. È una preparazione che comincia presto"a sottolineare che se il giovane e l’adulto non sanno invecchiare, possono imparare a farlo, per realizzarsi nel ruolo esistenziale in cui li costringe l’età.
Perché ogni età è preziosa.
E comunque "Non possiamo privare i giovani delle lezioni che la vecchiaia ci offre"(Card. Zuppi).

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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