L'Elzeviro
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Alan Kurdi e il suo papà

Oggi Alan Kurdi avrebbe quasi 8 anni ed il suo papà che è rimasto a vivere nel Kurdistan, ad Erbil, grazie all’ospitalità che gli ha offerto il Presidente Nechirvan Barzani, è impegnato ad aiutare i bambini costretti a fuggire dalla Siria ancora in guerra

Parole chiave: Alan Kurdi (1), Festa del Papà (1), Elzeviro (8)
Alan Kurdi e il suo papà

Diciannove marzo. Alla domanda su chi o cosa si festeggi oggi, la prima risposta arriva  immediata: "E’ la Festa del papà", come se da un generale sottofondo grigio schizzasse il suggerimento, offerto, da qualche settimana, dalla pubblicità sulla stampa e in tv che è prioritario trovare il regalo migliore da comprare... anzi, il farlo permetterebbe di accantonare le preoccupazioni per questo presente difficile fatto di contagi in ripresa, di tanti, troppi morti ancora, di no scuola, di no lavoro.
E poi, alla domanda, ma in seconda battuta, arriva un’altra risposta: il 19/3 è la ricorrenza liturgica di San Giuseppe, nella sua veste di padre "putativo/ presunto/ virtuale/ adottivo" di Gesù.
Lontani ricordi di scene da presepe? No, piuttosto lo richiamano gli interventi di papa Francesco sulla figura di San Giuseppe, sottolineati dalla dedicazione di un "Anno speciale" (dall’8 dicembre 2020 all’8 dicembre 2021) e dalla pubblicazione di una lettera apostolica "Con cuore di padre" (Patris corde), in cui viene riportata la presentazione che ne danno i Vangeli : è Colui  che ha custodito, amato, educato e protetto Gesù.
Così è trascorso il 19 marzo nel 2021, in bilico tra il festeggiare una giornata costruita sul bisogno di consumo e il leggerla come ricorrenza che mette al centro il significato di essere padre.
Appena due settimane prima, il 7 marzo 2021, abbiamo vissuto a distanza una dimensione particolare di paternità, che dice di una famiglia, di un popolo cacciato dalla guerra lontano dalla sua terra, di una migrazione dolorosa che inghiotte tante vite e lascia nell’abbandono tanti orfani.
Ad Erbil, città capoluogo della Regione del Kurdistan, papa Francesco in una tappa del suo viaggio in terra irachena, ha voluto incontrare anche un padre, Abdullah Kurdi, unico sopravvissuto alla tragedia, accaduta la notte del 2 settembre 2015, che ha distrutto la sua famiglia: i figli Alan di 3 anni, Ghalip di 5 anni, la moglie Rehané di 32 anni, imbarcati con lui per raggiungere l’isola greca di Kos, ma annegati per il rovesciamento improvviso del gommone stracarico. Uno dopo l’altro gli sono spariti tra le onde tutti, nonostante i tentativi di afferrarli mentre gli scivolavano di mano.
Al mattino seguente, sul bagnasciuga della spiaggia di Bodrun (Turchia) viene trovato il corpo del piccolo Alan Kurdi, maglietta rossa, pantaloncini corti blu, scarpette nere allacciate, il visetto affondato nella sabbia, le braccia distese lungo il corpo.
C’è una fotografa che ne cattura l’immagine e ne fa il simbolo della guerra che sta lacerando la Siria. Abdullah Kurdi, che da quel momento diventa noto perché papà di Alan, ha autorizzato la pubblicazione della foto spiegando "Volevo che la comunità internazionale aprisse il proprio cuore alla sofferenza dei rifugiati" perchè "Quando qualcuno ti chiude la porta in faccia, tutto diventa difficile, mentre, quando le porte si aprono, non c’è più umiliazione".
Il corpicino di Alan riverso sulla spiaggia scatena un’ondata di commozione che fa il giro del mondo. Ci si muove adesso per dar sepoltura a lui, assieme al fratello ed alla mamma nella città martoriata di Kobané, luogo di origine della famiglia; si trova il denaro per il trasporto in aereo e per i funerali, che secondo il rito islamico devono avvenire nella giornata successiva alla morte, Invece prima, solo porte chiuse aveva trovato la famiglia Kurdi - i genitori  con due bimbi piccoli - costretta dalla guerra (iniziata il 15/3/2011) a scappare dalla sua casa nella periferia di Damasco per spostarsi nel nord della Siria e poi in Turchia,sperando inutilmente di emigrare in Canada...
Oggi Alan Kurdi avrebbe quasi 8 anni ed il suo papà che è rimasto a vivere nel Kurdistan, ad Erbil, grazie all’ospitalità che gli ha offerto il Presidente Nechirvan Barzani, è impegnato ad aiutare i bambini costretti a fuggire dalla Siria ancora in guerra. Ha perso due figli, non il desiderio di paternità. Continua a proteggere chi ha bisogno di aiuto, chi va aiutato a crescere: non solo se l’hai  generato è tuo figlio, è pure tuo figlio se l’hai accolto.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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