Dialogo Aperto
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Una società tesa unicamente alla perfezione fisica?

L'arte come veicolo di spirito

In queste giornate di freddo disumano si finisce inevitabilmente col guardare la televisione più del solito, anche se poi ci si dà dei cretini per il tempo sprecato. Inutile negarlo, la TV  non solo fa parte della nostra vita ma riflette il clima sociale e le preferenze, che fanno audience. E così, navigando tra i canali, non è difficile imbattersi in programmi culinari, un vero e proprio pullulare di suggerimenti e ricette tanto da indurre a pensare che non ci sia niente di più importante ed interessante al mondo. A pari merito si collocano quelli riguardanti la forma fisica, con suggerimenti di esercizi tonificanti e quant’altro, pur di ottenere la grazia di un corpo scultoreo.
Niente di male, intendiamoci, anzi è cosa lodevole, se si consideri che salute e linea sono connesse.
Però, se tali dovessero essere i programmi maggiormente seguiti, il quadro che si ricava è quello di una società tesa ad ottenere ogni piacere dal corpo, avendo come unica aspirazione la perfezione fisica, desiderata talvolta con spasmodica intensità emotiva. E’ tale la " cultura" del nostro tempo? Pare purtroppo di sì, quando la si vede concretizzata in adolescenti talmente ossessionati dalla bellezza fisica da mettere a repentaglio la salute e la stessa vita. Un campanello d’allarme proveniente dalle vittime di quel materialismo diffuso, che si focalizza esclusivamente sull’aspetto fisico, ignorando o comunque considerando del tutto secondarie e poco produttive le qualità spirituali.
Un mondo che monetizza tutto, anche l’anima e che spesso guarda alle attività dello spirito, quali la musica, la pittura o scrittura con benevola sufficienza, quasi un passatempo per poveri sprovveduti, a meno che non portino, di rado, al successo economico ed alla fama.
Una mentalità diffusa, che preclude il gratuito sviluppo della creatività insita nell’ essere umano come respiro dell’anima, leva potente per migliorare la qualità della vita, a prescindere da qualsiasi ritorno economico o di altro tipo. Un patrimonio spirituale liberatorio ed appagante, che nessuno può rubare, neppure il tempo. E difatti, mentre le soddisfazioni del corpo  tendono con l’età ad affievolirsi fino a spegnersi, le gioie dello spirito al contrario si rafforzano, divenendo veicolo di energia, capace di far superare o comunque alleggerire crisi e malanni.
Un messaggio importante da trasmettere già dalla prima adolescenza, quel periodo così importante, quando si gettano le fondamenta degli indirizzi esistenziali. E difatti la Chiesa, consapevole come il seme del Vangelo attecchisca più facilmente su  un terreno fertilizzato da preferenze spirituali, ha posto attenzione alla conoscenza della bellezza artistica ed alla sua diffusione, anche se non con la stessa intensità nelle varie epoche. Arte veicolo dello Spirito. Per trasmettere il messaggio come  gioiosa scoperta di una vita diversa, che si realizza già su questa terra nella libertà di una scelta vittoriosa sulla paura e la morte eterna.
Nella Bibbia, la prima manifestazione di Dio è quella del Supremo Artista Creatore che, dopo essersi sbizzarrito nella profusione di colori e di forme, si ferma a contemplare la sua opera e gioisce, trovandola bella. La contemplazione della Bellezza sprigiona Gioia, da cui germoglia il desiderio di amare l’Amore. E allorché Egli alitò il suo spirito vitale sul primo uomo, gli trasmise anche la sua potenza creatrice.
La creatività è dunque caratteristica di ogni essere umano, per cui coltivarla vuol dire assolvere a quell’impulso, che ha reso l’uomo diverso da ogni altro essere vivente.
Per questo ogni espressione artistica, a qualunque livello si collochi nella scala qualitativa, ha pieno diritto ad essere riconosciuta, per ottenere un suo spazio seppur minimo, esclusivamente per la gioia di comunicare, senza nulla togliere a quanti hanno la grazia di possederne in tale misura da realizzare capolavori. In tal caso, per dirla col Manzoni, " nui chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar."
Il connubio tra Religione e Arte ha sempre caratterizzato la vita della Chiesa. Già da primi tempi i Cristiani si servivano  del linguaggio artistico, per veicolare  il messaggio evangelico, soprattutto nel Medioevo, quando le stupende cattedrali costituivano dei veri e propri libri figurati per tutti, in particolare per la maggioranza dei fedeli analfabeti.
Eppure, inutile negarlo, tale stretto connubio si è andato affievolendo, fino a produrre una crepa sempre più profonda negli ultimi secoli. La Chiesa da mecenate si è andata trasformando in tollerante spettatrice di un’espressione artistica sempre più avulsa e distaccata. E così si è andato affievolendo quel flebile filone di arte sacra e spirituale, ritenuta arte minore, poco o niente degna di attenzione ed interesse promozionale.
Negli ultimi anni qualcosa sembra stia cambiando, nel prendere coscienza che la valorizzazione dell’espressione artistica possa costituire un veicolo utile all’incontro ed al dialogo con quanti, anche non credenti, si sentano tuttavia accomunati dalla stessa passione artistica, da cui qualche germoglio potrebbe pur scaturire.
L’Arte dunque come risveglio dell’anima per gli analfabeti dello spirito del nostro tempo.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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