Dialogo Aperto
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Sta a noi decidere

Dopo gli incresciosi incidenti, che ha visto coinvolti operai che manifestavano e forze dell’ordine, provo a fare una riflessione.

C’è un filo di continuità tra la “democrazia dialettica” del periodo post-bellico e la odierna “democrazia unilaterale”. L’influenza della scienza politica americana ha  lasciato la sua impronta manageriale, la controversia sui caratteri (e gli errori) della visione economica, che vedeva la società non più divisa dal conflitto di classe (cioè dall’antagonismo), ma competitiva dentro una concezione di “democrazia collettiva”. L’idea, ruota attorno al principio che i conflitti dei gruppi sociali che si moltiplicano si cooptano, e proprio per ciò perdono forza destabilizzante e procurano stabilità al sistema tutto.
Con l’esercizio dei pieni poteri, in nome di un presunto pericolo di crisi economica, la democrazia unilaterale sospende le dialettiche e inverte il vecchio rapporto tra politica e società, ma il punto sta che il potere deve creare senza discrezionalità, un vero e sano Stato di diritto senza se e senza ma. Va invece sottolineato, che oggigiorno si deve all’esigenza vitale della economia sociale, se tutto si tiene, ,e per quanto in una sfera ben delimitata, conserva quella legalità dentro il sistema, che sviluppandosi in un ordinamento legale nell’esercizio a lunga scadenza, consente di trovare quella terza via ai vecchi sistemi economici che orami mostrano la corda a ogni latitudine.
Qui si torna dunque a Aristotele e  Platone: cioè tra governo delle leggi e governo degli uomini. Sta a noi decidere da che parte stare.

Sta a noi decidere
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