Dialogo Aperto
stampa

Quegli anni d’asilo dalle Orsoline

Ricordi d’infanzia a metà degli anni Trenta del secolo scorso che fanno emergere alcuni spaccati di una Gorizia che non c’è più

Parole chiave: infanzia (2), Madri Orsoline (6), asilo (6)
Quegli anni d’asilo dalle Orsoline

Caro Direttore di "Voce Isontina",
gli amici di Gorizia sono stati tanti, li voglio ricordare a Lei e ai lettori del settimanale, perché le nostre amicizie sono state vissute sullo sfondo della vita locale.
I primi amichetti, ancora bambino, sono stati quelli che abitavano nel palazzo dei ferrovieri di via Caprin 21. Di loro desidero innanzi tutto parlare, riferendomi agli anni che vanno dal 1934 al 1937.
A quell’età soprattutto si giocava e i luoghi principali dei nostri giochi erano il cortile che si trovava nel retro del palazzo dove abitavamo o, a turno, le nostre abitazioni, quando non potevamo giocare all’aperto. Qualche volta ci s’intratteneva sul marciapiede della via o nel campo che si trovava proprio di fronte a casa, di là della strada. I nostri erano giochi da poco, come fare finta di essere mamma e papà: in quel caso svolgevamo le faccende domestiche, volentieri imitavamo il comportamento dei genitori nei nostri riguardi, con particolare riferimento alle loro punizioni...  
Nel periodo scolastico, prima delle elementari, frequentavamo l’asilo dalle Orsoline di via Palladio. Vi andavamo di solito festanti e in compagnia, seguiti da un adulto, personalmente qualche volta compivo il tragitto anche da solo. L’itinerario che percorrevamo si snodava per lo più lungo la via Montesanto che, fiancheggiata da un ampio marciapiede, favoriva il nostro cammino. C’è da dire in ogni modo che allora il traffico stradale risultava poco intenso e l’unico momento critico era rappresentato dal passaggio dalla via Caprin al marciapiede di via Montesanto.
Il percorso era piacevole, allietato dalla presenza di belle villette, tra le quali primeggiava quella dei Crocetti: al suo interno si poteva tra l’altro ammirare un bellissimo pavone, che a volte mostrava, superbo e orgoglioso, la sua incantevole e per noi piccoli affascinante ruota! Le nostre passeggiate verso l’asilo, avvenivano comunque senza traumi, se mai allietate, durante il ritorno a casa, da alcune piacevoli parentesi giocose. In qualche occasione, queste ultime potevano provocare a nostro discapito qualche spiacevole danno, come quando mi capitò di sporcare il grembiule proprio nel giorno sbagliato: l’indomani, infatti, dovevamo presentarci con la divisa in perfetto ordine, naturalmente immacolata. Il giorno dopo invece, mi presentai con il grembiule ancora sporco e dovetti pagare con una pesante punizione la mia imperdonabile trasgressione! Un’altra sfavorevole avventura la vissi quando mi venne l’idea di regalare a mia madre un bel mazzetto delle tante violette che ornavano le ville del nostro itinerario: mi scoperse la padrona del giardino da me violato e questa volta dovetti subire una immancabile sgridata da parte sua e i rimproveri della mamma!
La bella compagnia che si recava all’asilo in tanto avventuroso viavai era composta innanzi tutto dal mio coetaneo Italo D’Achille e da suo fratello Elio, affiancati da Paolo Lovera e Carlo Sodini; le femminucce formavano un loro gruppo a parte, composto da mia sorella Giuliana, la Maria D’Achille, l’Ada Del Fabro e la Franca sorella di Paolo. Anche nei giochi le due compagnie, quella dei maschi e il gruppo delle bambine, rimanevano di solito separate, si ritrovavano unite però in occasione di qualche fotografia o, durante l’estate, all’arrivo del gelataio col suo carrozzino e le sue delizie... C’era poi un avvenimento che coinvolgeva tutti noi bambini, regalato dal locale "Dopolavoro Ferroviario" ed era la famosa "Befana Fascista". Tutti noi figli di ferrovieri venivamo convocati per un intrattenimento collettivo nel teatro dell’organizzazione dopolavoristica, che si concludeva con la distribuzione dei doni della befana. Un anno venni attivato anch’io, avrei dovuto recitare in pubblico, in occasione della festa, un testo preparato per l’occasione. Siccome non sapevo ancora leggere, me lo fece imparare mia madre, leggendolo ad alta voce fino a quando non l’imparai a memoria. La mia performance ebbe successo e così mi venne concesso il privilegio di scegliermi il regalo elargito per l’occasione. Scelsi un aereo, di latta naturalmente come erano molti dei giocattoli di allora: l’aviazione era la mia passione in quel tempo! Me lo stavo godendo a casa, quando mio padre mi comunicò che lo dovevo cedere a qualcuno più importante di me, al posto del velivolo mi venne regalata una littorina che girava su un tondo binario, un giochino che non mi piacque per nulla. Penso che non occorra dire come ci rimasi: si vede che la befana aveva anche lei le sue preferenze e a volte combinava qualche pasticcio!
In ogni modo furono tre anni di un’infanzia serena e tranquilla:  terminato il tempo dell’asilo, si apriva quello della scuola elementare. Iniziava un altro giro di ambienti, di fatti, di amici...

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
Quegli anni d’asilo dalle Orsoline
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.