Dialogo Aperto
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La Carta del Coraggio: alcune considerazioni

Come ex capo scout, già assistente ecclesiale ed ora parroco con in parrocchia un gruppo Scout AGESCI nutrito ed attivo, sento il dovere di intervenire con alcune considerazioni, auspicando anzi un dibattito, sullo scritto prodotto dalle branche Rover e Scolte riunite in Route Nazionale a San Rossore (Pisa).

Parole chiave: Agesci (9)

La Carta del Coraggio, presentata in questi giorni in diversi incontri ecclesiali e civili, è una sorta di documento conclusivo, firmato dagli alfieri del Consiglio Nazionale R/S, in teoria frutto diretto di un lavoro di base di tutti gruppi R/S italiani.

Certamente pregevole è l’intenzione, in nome del coraggio, dei giovani dell’AGESCI ormai prossimi alla  "partenza", di darsi un impegno e, sentendosi in qualche modo diretti "protagonisti del futuro", di chiedere alla Chiesa e alle Istituzioni il coraggio di cambiare. Gli ambiti affrontati, con determinazione e slancio giovanile, sono il territorio, la politica, l’ambiente, l’educazione, l’amore, la pace, la cittadinanza, la legalità, la testimonianza, l’informazione, il lavoro. Alcuni punti però di questo scritto non possono non far nascere molte perplessità e soprattutto chiamare in causa tutti gli attuali Assistenti Ecclesiali oggi operanti nell’AGESCI. Una prima considerazione: nonostante si scriva all’inizio "Per cambiare il mondo è indispensabile cambiare noi stessi", accanto un grande movimento verso l’esterno nell’impegno sociale, si nota la mancanza di un’esigenza, un progetto per un rilancio della vita spirituale e di formazione più profonda nella fede personale e di gruppo. Cosa assolutamente necessaria in un mondo nel quale, se davvero il cristiano vuole fare scelte "di coraggio", deve per forza intraprendere vie contrarie alla mentalità corrente, per valutare e scegliere "secondo Dio e non secondo gli uomini" (Mc 8,33). Scelte controcorrente, di una vera "alternativa cristiana", mancano davvero quando si affronta l’ambito dell’amore, cioè della dimensione affettiva. Si nota infatti nella Carta una piena conformità alla cultura imperante attuale, tanto da far dubitare se un domani l’AGESCI sarà ancora un’associazione Cattolica, anzi cristiana. Per esempio si definisce la famiglia come: "qualunque nucleo di rapporti basati sull’amore e sul rispetto". Questa affermazione non solo è perfettamente in linea con la cultura del relativismo imperante oggi ma anche, a dir il vero, contro la stessa Costituzione Italiana che definisce invece la famiglia come: "Società naturale fondata sul matrimonio" (art. 29). Ma come Scout non ci proponiamo di essere anzitutto dei buoni cittadini?

Ci chiede poi alla Chiesa di "allargare i propri orizzonti affinché tutte le persone - indipendentemente dall’orientamento sessuale – possano vivere l’esperienza scout e il ruolo educativo… che l’Agesci non consideri esperienze di divorzio, convivenza o omosessualità invalidanti la partecipazione alla vita associativa e al ruolo educativo". Ma se la prima regola dell’educatore è l’esempio personale, come insegna il metodo Scout, mi domando quali siano allora i valori cui si vuole educare riguardo questo ambito. Si chiede con forza alla Chiesa e all’AGESCI un cambiamento deciso su questi temi ma un cambiamento verso dove? Verso quale visione di uomo e donna, di matrimonio? Sembra di capire che i valori soggiacenti siano gli stessi dell’attuale cultura occidentale, individualista ed autoreferenziale.

Si chiede ancora alla Chiesa di "mettersi in discussione e di rivalutare i temi dell’omosessualità, convivenza e divorzio, aiutandoci a prendere una posizione chiara". La Chiesa non porta avanti una "sua posizione" ma la verità del Vangelo che dopo duemila anni ha i suoi punti fermi e che è ancora una buona e bella notizia di un amore grande e possibile in questa terra secondo il disegno di Dio, rivelato da Gesù.

Si afferma anche che "lo stato porti avanti politiche di non discriminazione e accoglienza nei confronti di persone di qualunque orientamento sessuale, perché tutti abbiamo lo stesso diritto ad amare ed essere amati e che questo amore sia riconosciuto giuridicamente affinché possa diventare un valore condiviso". Si allude forse al matrimonio fra persone dello stesso sesso? Non sarebbe male ogni tanto richiederci che cosa significa amare. Per il Cristiano la fonte e il modello è Gesù Cristo.

Ancora si chiede ai Vescovi di "avere fiducia nella coscienza delle persone, che nasce da una consapevolezza cattolica, specialmente in ambiti in cui essi adottano delle posizioni che si discostano dal sentire comune, quali la sessualità, il valore della vita e il ruolo delle donne nella Chiesa". Il problema è chiedersi se il "sentire comune" deriva da Dio o dagli uomini. Guai se la Chiesa di adattasse a quest’ultimo, sarebbe la sua fine. Gesù non si è affatto adattato, anche quando veniva dai suoi discepoli, al "sentire comune", per questo l’ hanno messo in croce.

È bello però che nella Carta si trovi anche l’impegno di "vivere la Chiesa con spirito nuovo, consapevoli e curiosi nella ricerca della verità". Su questo allora vogliamo lanciare una sfida: invitare i giovani Scout (parola che in inglese significa "scoprire, esplorare") di aver il coraggio di intraprendere, da cristiani, strade che portino a cercare e trovare il grande disegno di Dio sull’amore tra l’uomo e la donna, sapendo, come si scrive ancora nella Carta, anche andare contro corrente. Ci vuole oggi certamente più coraggio a sposarsi in Cristo con una seria preparazione e consapevolezza, che andare velocemente a convivere, come fanno tutti! Ci vuole davvero grande coraggio fare la scelta cristiana di prepararsi castamente al matrimonio per dare grande valore all’unione dei corpi, come sacramento di un amore vero nella promessa e grazia di Dio, che consumare e provare tutto prima, come fanno tutti! Ci vuole più coraggio ad essere generosi con la vita e generare un figlio in più, qui in Italia, paese con il tasso di fertilità tra i più bassi al mondo, che chiudere decisamente con la fecondità con contraccettivi e simili, come fanno tutti! Non c’è solo il coraggio del rispetto dell’ambiente, pur giusto, ma anche quello del rispetto della vita e dell’amore vero in Dio! Sono davvero delle belle sfide, ma so già che pochissimi avranno il coraggio di affrontarle.

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