Dialogo Aperto
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L’accoglienza (dimenticata!) di Grado e Gorizia

Nel quarantennale, nessuna istituzione ufficiale ha saputo ricordarsene

Parole chiave: Terremoto del Friuli (3)

Non sono mancate le rievocazioni del quarantesimo anniversario che ha colpito il 8 maggio e poi il 15 settembre del 1976, i paesi del Friuli, imponendo -dopo la seconda grave scossa- il trasferimento delle famiglie e delle comunità verso le località della costa regionale: Lignano e dintorni sono state scelte come le mete per mettere al sicuro quanti, avendo perso tutto non solo non potevano illudersi di passare dalle tende alle case, ma avevano bisogno di mesi perché le autorità preposte potessero mettere a loro disposizione le baracche o casette come poi, benevolmente, sono state chiamate.
Insieme al ricordo non sono mancati i riconoscimenti: primo fra tutti quello che viene definito il "metodo Friuli". Trattasi di una decisione che trovò corpo nel giro di poche ore dal terribile sisma e che prendere la ricostruzione sul luogo (così come era…) e sotto la responsabilità della Regione e dei Comuni (senza mediazioni che non riguardassero l’immediato soccorso). Una scelta che, per la verità, ha trovato diversi lodatori ma pochi imitatori come del resto dimostra quanto sta accadendo in Centro Italia. Espressione di un disegno politico e di una politica, fiduciosa delle istituzioni locali e non centralizzatrice.
A proposito delle rievocazioni degli eventi di quaranta anni fa, poco ci si à soffermati a cogliere questa dimensione espressione di una classe politica di pregio e di un metodo che merita riconoscimenti e, se possibile, anche approfondimenti.
Invece, va denunciato il silenzio su quanto altre comunità e istituzioni diverse hanno fatto a favore della popolazione dei paesi friulani e pordenonesi colpiti dal terremoto di maggio e settembre 1976, quest’ultimo, per la verità, diede il colpo finale e cancellò ogni illusione, obbligando ad un difficile trasferimento.
Non dobbiamo dimenticare che non poche persone e famiglie non solo non avevano mai visto il mare, ma - come dimostrano le immagini del tempo - non erano mai usciti dal proprio paese, frazione o vallata. Il trasferimento alle località marine del Friuli risultò un vero e proprio abbandono ed una vera fuga.
Le cronache si sono dimenticate però di due dati significativi; intanto i gemellaggi che città e parrocchie avevano stabilito (sia dal Friuli che da tutta l’Italia) con le comunità colpite dal sisma; in secondo luogo, nel mese di settembre diverse migliaia di friulani trovarono ospitalità da parenti e amici, ma anche negli alberghi e nelle case di Grado; altri (i ragazzi della val Raccolana) trovarono ospitalità a Gorizia presso il collegio e poi anche alla scuola elementare e media di S.Anna. Nuclei familiari scomposti, persone colpite nel morale e nel fisico, rapporti e relazioni spezzate, abitudini nuove e complicati, privi di tutto oltre che carichi di paura, ambienti nuovi: questo il panorama che si presentava a questi esuli dai paesi del terremoto. A Gorizia, come a Grado - come del resto in altre località e soprattutto a Lignano - trovarono volti di amici che sono stati con loro per condividere quelle ore difficili, facilitare i rapporti e collaborare per una migliore sistemazione, condividere la ripresa del vita e delle relazioni.
Presenze di amici che si rinnovavano lungo la settimana o il sabato e la domenica grazie alla iniziativa di gruppi e associazioni che si trasferivano a Grado in particolare per condividere le feste, la messa domenicale, ma soprattutto per rendere meno pesante la separazione. Un andare e venire che ha consolidato rapporti e amicizie.
Passò l’inverno e poi ebbero luogo i trasferimenti appunto nella baracche costruite accanto alle case distrutte o in zone limitrofe.
Un legame che non si è cancellato e che ha trovato ragioni di ricordo e di testimonianza. Un motivo in più per rinnovare la riconoscenza e la disponibilità di tante famiglie e di tante persone.

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L’accoglienza (dimenticata!) di Grado e Gorizia
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