Dialogo Aperto
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Il sentire della gente ed i chiodi della politica

È iniziato il nuovo anno ed è tempo di bilanci. Dodici mesi di vita politica e amministrativa sono trascorsi e anche velocemente. Più che le ragioni della fiducia (tutte da cercare e consolidare), l’attenzione della gente è sempre la stessa: un po’ di lavoro e, possibilmente, di serenità. Insieme con la salute, è quello che da sempre le persone nella maggioranza dei casi si aspettano e si augurano insieme a Buon anno nuovo e buone feste.

Probabilmente, rispetto gli anni passati, le aspettative si sono ridotte e le attese sembrano avere preso atto della situazione che -per dirla con uno degli slogans meno riusciti- non vede ancora la luce del tunnel. Prendere atto di questa riduzione di attese che va di pari passo con la riduzione dei conti in banca e dei consumi significa riconoscere che è in atto una risposta coraggiosa ed intelligente: lo stile di vita anche del recente passato non sembra essere all’ordine del giorno. Una presa d’atto -alquanto dovuta per la verità- che lascia prevedere maggiore consapevolezza e recupero del buon senso e del senso delle proporzioni.
Le famiglie, ancora una volta, si sono dimostrate all’altezza della situazione, prima ancora degli economisti e dei politici, degli amministratori e dei sociologi. Del resto, la riduzione delle possibilità economiche e finanziarie obbliga ad una stretta che viene dal praticare qualche buona virtù, risparmio, riduzione dei consumi, abbassamento delle richieste e sguardo ad altri beni, quelli -più difficile da conseguire- ma che stanno alla base della vita e della convivenza.
Nonostante le campagne televisive di invito al consumo, il dato nuovo si percepisce da tante sensibilità. Potrebbe essere -anzi dovrebbe- la condizione migliore per introdurre quelle riforme sempre attese e  tanto (troppo) promesse che potrebbero attecchire in un contesto sì di stanchezza ma anche di consapevolezza della loro assoluta non "rinviabilità", ritenuta un reale serio pericolo.
Le riforme -tutte ma con diversa intensità- appaiono necessarie ed indispensabili soprattutto perché hanno come obiettivo il risparmio (di energia e di risorse), il superamento degli sprechi (sanità, burocrazia), l’azzeramento dei privilegi (dai super stipendi e super pensioni, fino alla liquidazione di enti e istituzioni inutili) e la fiducia in un sistema amministrativo e politico consolidato. La gente sembra avere capito e condiviso non tanto le accelerazioni quanto la esigenza di muoversi e di uscire dallo stantio; rompere il cerchio delle indecisioni che altro non sono che la conservazione del posto per alcuni e dei privilegi per altri.
Non è pensabile di chiedere alla gente cosa preferisce , quale prima e quale dopo -e tantomeno i contenuti delle singole riforme- o con quali percentuali: ritto l’accerchiamento, è compito dei politici e della politica offrire quadri precisi di riferimento e riforme congrue. Dal lavoro fino alla riforma elettorale, dalla burocrazia alle istituzioni, dalla finanza all’economia.
Da dodici mesi -con cambi di governo ed elezioni amministrative ed europee- la politica  dimostra ancora di non essere riuscita a comprendere il messaggio: riforme e saggezza, spinta coraggiosa in avanti e predisposizione di misure che salvaguardino le persone e le famiglie; soprattutto la promozione di una nuova cultura e di un diverso stile di intendere e fare politica, capace di incidere nelle mentalità e nei costumi.
Uno spazio che spetta ad ogni singolo cittadino ed alle agenzie educative e sociali (scuola, partiti, istituzioni, chiesa, sindacato, cultura); uno spazio che riguarda la necessità di salvaguardare il ruolo dei corpi sociali, invaso da troppe cattivi abitudini della politica di ieri (stare fermi) e di oggi (correre all’impazzata e senza punti fermi, unico obiettivo la rottamazione). Lo spazio della educazione e della formazione, in una parola.
Lo strappo di cui sembra avere bisogno il Paese -attraversato da così tante voci plaudenti e contrarie per principio o ripicca- è tutto dentro a questa fermentazione che viene da un ritrovamento di senso al quale tutti possono partecipare con il proprio contributo perché il quadro di riferimento ha imparato a non sbandare, a costruire pazientemente senza eccesso di parole vuote, con determinata risolutezza. Per fare Tutto questo è possibile solo grazie ai chiodi della politica. Buon anno.

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