Dialogo Aperto
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Il senso del dialogo: una via di verità

Il discorso di papa Francesco all’Università di al-Azhar al Cairo durante la visita in Egitto  e l’incontro con il Grande Imam Ahmed al Tayyib e l’Islam sunnita

Parole chiave: papa Francesco (38), dialogo interreligioso (3), Università di al-Azhar (1), Egitto (3), Islam (15)
Il senso del dialogo: una via di verità

Credo che nella memoria di tutti ci siano ancora ben presenti le immagini del recente viaggio di Papa Francesco in Egitto lo scorso mese di aprile, ed in particolare la scena dell’abbraccio fraterno tra il Santo Padre e il Grande Imam Ahmed al Tayyib.
Il viaggio in Egitto (28-29 aprile), ha avuto il suo momento forte all’Università di al-Azhar, massima istituzione accademica, religiosa e culturale dell’Islam sunnita. Francesco, intervenendo alla Conferenza internazionale per la pace organizzata dal prestigioso centro accademico ha esordito con il saluto in lingua araba (Al Salamò Alaikum!, la pace sia con voi), saluto che è diventato poi il filo conduttore di tutto il suo intervento. Il Papa ha ringraziato "mio fratello", il Grande Imam Ahmed al Tayyib per averlo "cortesemente invitato". Parole non di circostanza ma che esprimono un sincero afflato di dialogo.
Francesco aveva ricevuto il Grande Imam l’anno scorso in Vaticano, un incontro che aveva segnato la ripresa del dialogo dopo le tensioni seguite all’incidente della lectio magistralis di Benedetto XVI a Ratisbona.

Non c’è violenza nella vera religiosità
"La violenza è la negazione di ogni autentica religiosità", ha spiegato Francesco. "Volgendo idealmente lo sguardo al Monte Sinai - ha affermato -, vorrei riferirmi a quei comandamenti, là promulgati, prima di essere scritti sulla pietra. Al centro delle dieci parole risuona, rivolto agli uomini e ai popoli di ogni tempo, il comando non uccidere". Dio parla all’uomo e l’uomo cerca la volontà di Dio; non Dio senza l’uomo quindi, non il culto divino se viene meno il rispetto umano verso tutti i fratelli. E ad attuare questo compito educativo sono chiamate, anzitutto e oggi in particolare, le religioni perché, mentre ci troviamo nell’urgente bisogno dell’Assoluto, è necessario escludere qualsiasi forma di violenza.

Identità, alterità, verità
Ma ecco arrivare il punto più interessante. Papa Francesco poi si avvicina al tema specifico della conferenza, sottolineando che "nel campo del dialogo, specialmente interreligioso, siamo sempre chiamati a camminare insieme, nella convinzione che l’avvenire di tutti dipende anche dall’incontro tra le religioni e le culture". Il Papa ha poi richiamato tre "orientamenti fondamentali" - che riprenderemo brevemente - che aiutano il dialogo: il dovere dell’identità, il coraggio dell’alterità e la sincerità delle intenzioni.
Anzitutto il dovere dell’identità. Ogni uomo e ogni popolo porta in sé le tracce di un’appartenenza: etnica, linguistica, culturale. Queste differenze, ci devono fare riflettere sul fatto che ciascuno di noi è portatore di questa "differenza" e che questo è un elemento di arricchimento. Le differenze possono e devono essere considerate come una ricchezza da condividere, non come dei muri dietro i quali trincerarsi. Del resto però, della propria identità, della propria storia, si deve essere consapevoli: al tavolo del dialogo non ci si può sedere travisati, o indossando delle maschere, "perché non si può imbastire un dialogo vero sull’ambiguità o sul sacrificare il bene per compiacere l’altro". Ciascuno dialoga con l’altro sapendo chi egli è.
Il coraggio dell’alterità, dice il Papa "perché chi è differente da me, culturalmente o religiosamente, non va visto e trattato come un nemico, ma accolto come un compagno di strada, nella genuina convinzione che il bene di ciascuno risiede nel bene di tutti". Certo, affrontare l’alterità è qualcosa di "dispendioso", è un cammino impegnativo in cui ciascuno mette in discussione anche tanto del proprio essere. Capire le ragioni dell’altro, può mettere in crisi una certa auto-comprensione del sé. Ma nelle ragioni e nell’esistenza dell’altro, possiamo trovare anche una traccia dell’Altro - con la A maiuscola - dell’Altro che è Dio. In un passaggio del Corano si dice che "Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola nazione: non lo ha fatto per provarvi mediante ciò che vi ha dato. Gareggiate dunque in opere buone!" (Q. 5,48).
Ultimo fra questi orientamenti fondamentali per il vero dialogo è la sincerità delle intenzioni. Non si dialoga per secondi fini, per compiacere l’altro o compiacersi, neppure per conquistare l’altro alla nostra posizione religiosa o ideologica, neppure per "convertire". La ragione del dialogo, il senso autentico del dialogo stanno nel suo essere una "via di verità che merita di essere pazientemente intrapresa per trasformare la competizione in collaborazione". Il dialogo è quindi un cammino di verità da percorrere assieme... perché la Verità nessuno la possiede completamente, perché camminando assieme ciascuno scopre l’altro, scopre sé stesso, scopre pian piano il disegno di Dio su tutti e su ciascuno.

Le ragioni del dialogo nella speranza
In particolare questo ultimo aspetto, così delicato, per i risvolti che implica mi sembra fare riferimento a quello che fu l’insegnamento del Beato Papa Paolo VI, che al tema del dialogo dedicò ampio spazio nella sua prima Enciclica Ecclesiam Suam (1964). Con questa Enciclica, che a buona ragione può essere considerata una vera magna charta del dialogo, Paolo VI spiega le ragioni profonde per le quali il dialogo debba essere promosso e favorito. Egli scrive:
"Ecco, l’origine trascendente del dialogo. Essa si trova nell’intenzione stessa di Dio. La religione è di natura sua un rapporto tra Dio e l’uomo. La preghiera esprime a dialogo tale rapporto. La rivelazione, cioè la relazione soprannaturale che Dio stesso ha preso l’iniziativa di instaurare con la umanità, può essere raffigurata in un dialogo, [...] La storia della salvezza narra appunto questo lungo e vario dialogo che parte da Dio, e intesse con l’uomo varia e mirabile conversazione" (ES 72).
La nostra fede è dialogo, si fonda sul dialogo. La Rivelazione e la storia della salvezza sono dialogo. Anche la preghiera è dialogo. Il dialogo fa parte di quello stile di Dio che, come credenti, siamo chiamati a fare nostro, a vivere, a testimoniare e ad annunciare con le parole e con la vita: "pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1Pt 3,15). Perché nel dialogo si esprime pienamente la Verità che è Dio, cioè l’Amore.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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