Dialogo Aperto
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Il destino di una città

Gorizia e la sua strada

Le città non posseggono solo una personalità legale. Hanno anche una personalità morale che fiorisce dalle loro tradizioni e aspirazioni. "La loro grandezza riposa sempre in una certa misura, e spesso in larga parte, sull’imponderabile prestigio creato e sostenuto dalla consapevolezza emotiva delle prove che hanno sostenuto e dei successi che hanno conseguito nella storia", afferma uno storico inglese. "La grandezza delle città, il loro prestigio, è dunque in questo stesso senso indeterminabile. Non dipende semplicemente da quei fattori materiali che possono essere concretamente rilevati grazie  ad accurate statistiche. Dipende dal valore immateriale dei sentimento profondo della loro esistenza, segnata da sfide storiche che hanno affrontato e superato".
Così gli fa eco uno studioso in uno dei capitoletti di "Vita e pensiero", una delle poche riviste che accompagnano con puntuale attualità il dibattito culturale.
I riferimenti -fatte le debite proporzioni- consentono un accostamento stimolante anche a Gorizia ed alla sua storia. Quanti come il sottoscritto, per diverse decine di anni, hanno avuto l’avventura di cogliere la città ed il territorio, quel Goriziano del quale Gorizia è comunque il punto centrale, e di condividerne l’approccio, sono pieni di meraviglia non tanto dello scadimento che si deve registrare, ma proprio per la perdita di uno "status" e di una condizione che, in verità, hanno conosciuto ed apprezzato.
Gorizia -così come si è manifestata e fatta conoscere- possiede perchè ereditata ma anche conquistata dalla iniziativa libera di molti fra i suoi figli, di origini locali o di altre provenienze, una tradizione che alcuni hanno chiamato "spirito di Gorizia", come affermano gli studiosi mitteleuropei, sostando da oltre cinquanta anni a Gorizia; altri, parlano di "gorizianità" intesa appunto come uno stile ed un modello di accoglienza e di incontro, di progetto di vita, di gioiosa condizione e di misura, in una parola spirito di finezza, di  ricerca e disponibilità.
Tutto questo solo in parte si riferisce a titoli nobiliari o cose del genere. Ingiustamente ho sentito definire la città nobile decaduta da politicanti senza storia e senza cultura; invece, per chi vuole accostare Gorizia ed il Goriziano, non può non imbattersi in questa condizione che, ripeto non ha nulla di pretenzioso e oligarchico, ma che si propone come un approccio e come un incontro impegnativo ed esigente sempre: alla ricerca non del meglio, ma proprio di quanto di meglio può significare essere popolo, cultura, storia e tradizione ma anche arte, iniziativa, scuola e teologia, vita.
In una parola, un patrimonio che - come appare chiaro dalla indagine in atto da parte di un quotidiano locale - che viene bene rappresentato dai saggi anziani che avete interpellato e che ritorna in altre forme come richiesta da parte dei più giovani.
Gorizia ed il Goriziano, non hanno motivo per imporsi per la loro scaduta grandezza, ma appunto in nome di una vera nobiltà di sentimenti, di valori e di incontri oltre che di apporti culturali e risorse spirituali. In questo crogiolo, sta il cuore e la storia di Gorizia. Un tesoro che volentieri porto con me e, se possibile, ricordo a tutti.
La storia non solo ha tarpato le ali ma ha posto Gorizia - una città tagliata da una guerra folle e un confine imposto - ai margini di tutto; fino a quando è stato possibile tamponare la situazione (industria di Stato e zona franca) si è registrato un modesto e temporale miracolo; caduto il confine, tutto ha ripreso la dimensione reale e ha camminato e cammina con altri parametri.
Anche Gorizia ed il Goriziano vivono dentro a quel mondo unico e unificato, con le regole ferree che sappiamo. Solo mettendosi insieme è possibile fare massa, contare, essere interlocutori validi. Gli auspici dei già senatori da voi interpellati hanno indicato utilmente la prospettiva; insieme con loro l’avevano intravista e si erano battuto fino alla fine della loro vita Michele Martina e Josko Strukelj, sindaci della ripresa del dialogo ma animatori indefessi e testimoni della vita di questa terra benedetta, compresa quella dell’ economia e della crescita sociale e spirituale.
Lavorare per questi obiettivi è la strada, che è la stessa della storia e del futuro. Con una esigenza primaria, quella di non chiedere a Gorizia "cosa vuole fare da grande" o di umiliare la città e la sua terra dichiarando che tutti sono pronti a mettere soldi (!) per un progetto condiviso. Si tratta di essere fedeli alla città, appunto di amarla senza condizioni, di non offenderla con piazzate indegne o con domande inopportune. Chi viene da fuori può parlare solo a condizione di non ritenere questo approccio inutile.
Quando abbraccia questa strada, vi si riconoscerà e si renderà da solo conto che la prospettiva non manca ed anche la voglia di esserci.

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