Dialogo Aperto
stampa

Dopo la tragedia di Parigi: no alla sottomissione

Non sono andato in piazza perche non me la sento di portare sul bavero della giacca “Je suis Charlie”. La strage di Parigi è sconvolgente; partecipo convinto al cordoglio con le vittime, sono solidale con le famiglie dei vignettisti di Charlie Hebdo che si autodefinisce “giornale irresponsabile”. Non sono d’accordo, non posso essere d’accordo con quelle tesi.

Parole chiave: dialogo (10), strage di Parigi (1), terrorismo (9)

Proprio perché credo nella libertà di stampa a tutti costi, non sono disposto a rinunciare alla responsabilità. Proprio perché apprezzo la satira che non può che essere graffiante, alla sola condizione di essere l’arma dei poveri contro i potenti, riconosco che là dove iniziano i diritti altrui (anche della religione, oltre che della fede) cioè delle persone e delle comunità, ci si deve fermare. Non per paura. Per convinzione e consapevolezza che - come si è visto - le conquiste che parevano assodate da secoli sono state spazzate dalla violenza; quest’ultima - armata da forme diverse di ignoranza - ha rotto gli argini ed è stata violata la sacralità della vita umana.
La settimana della festa del patrono dei giornalisti - l’illustre S. Francesco di Sales - induce tutti ad un profondo ripensamento. In particolare gli uomini e le donne della comunicazione, i giornalisti che per scelta hanno il compito di una mediazione intelligente e profetica.
Intelligente proprio perché  - finito il tempo delle emozioni populistiche - deve venire quello delle analisi rigorose in forza delle quali è d’obbligo farsi popolo sulle strade di Parigi e del mondo per dire no alla violenza omicida, ma poi occorre mettere in azione la politica, la cultura ed il pensiero.
La destra europea e nazionale si è autoesclusa, bene; governanti e politici si sono interrogati sulle cause e non sugli effetti, ma non ancora sufficientemente; la “sfilata” di Parigi proponeva presenze decisamente ingombranti; il terrorismo è un dato e va combattuto là dove esiste e si esprime, ma prima ancora con una battaglia culturale e umana, politica. Insieme con la prevenzione –realizzata con i mezzi che la tecnologia offre -  vanno affrontate le questioni aperte.
Innanzitutto il mondo islamico nel suo insieme e nelle sue componenti. Proprio perché le crociate non servono a nessuno (e nemmeno le posizioni alla Oriana Fallaci, per capirci) ed il nemico appare sfuggente e frammentato, occorre smettere le posizioni comode (“ si tratta di compagni che sbagliano”) e intraprendere la strada che ci libera dai facili qualunquismi: occidente contro Islam, buoni contro cattivi. Piuttosto occorre combattere le cause che sono numerose e che vanno descritte con pazienza, per giungere a nuove posizioni e responsabili scelte.
“Le tragiche stragi di Parigi –ha detto il Papa rivolgendosi al corpo diplomatico- nascono da una cultura di morte che rigetta l’altro, recide i legami intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare la società e per genere rare violenza e morte.” Un giudizio culturale e politico che occorre condividere, fino in fondo.
Le stesso Papa Francesco ha chiesto che “i leader religiosi, politici ed intellettuali specialmente mussulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremistica della religione, volta a giustificare tali atti di violenza”. Affermazione da condividere e che ha un prezzo preciso: conoscere meglio, distinguere bene, impegnarsi per il superamento delle cause di ingiustizia (economica e sociale) che impediscono la convivenza nella diversità e nella responsabilità.
Dopo gli attentati di Parigi anche il mondo ecclesiale e cattolico deve interrogarsi sia sulle nuove condizioni per una autentica laicità che non continui a respingere  la religione relegata nel privato e sia capace invece di spiegare la dimensione politica della fede; abbandonandola  se stessa, la laicità è stata isolata dalle ragioni e condizioni del vivere insieme.
Laicità e cristianesimo, infine, sono chiamate ad “apprendere a lavorare insieme per dare forma ad un’idea di cittadinanza che nono sia né alternativa né separata dalla possibile pratica della religione”, è stato scritto nei giorni scorsi da un’autorevole rivista: facciamo nostro  tale invito e mettiamoci in cammino su questa strada. Altrimenti resta solo –per tutti - quella della sottomissione.

Dopo la tragedia di Parigi: no alla sottomissione
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.