Dialogo Aperto
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Atmosfere del periodo estivo in regione

Dov’è la Gorizia della mitteleuropa che ha combattuto quaranta e più anni (ma resiste ancora!) per la Mitteleuropa non facendo mancare a nessuno -a Trieste e Alla Regione- un afflato ed un posizionamento certificato e sicuro?

La settimana scorsa Trieste, la capitale regionale, ha vissuto momenti intensi di festosa speranza che hanno fatto gongolare anche o più pessimisti della compagnia: è diventata capitale  europea della scienza oltre che centro riconosciuto per una politica estera dell’Europa. Dopo il fallimento delll’Expo (2008) e le follie decennali, è stato raggiunto l’apice delle possibilità con grande soddisfazione di tutti. Il primo cittadino-friulano di Trieste ha fatto man bassa di successi per i quali nel passato ha lavorato contro a tutto andare, distribuendo premi a tutti maggioranza (attuale) e minoranza.
Così va il mondo.
Da Udine, intanto, sopravvengono venti che annunciano nuovi arruolamenti attorno a vecchi ruderi della politica e a meno anziani protagonisti in cerca d’autore: una sofferta stagione per la quale niente o troppo poco ha giocato a favore la scelta di Palmanova da parte dell’Unesco.
Una scelta che doveva rendere felici tutta la Regione e che invece resta una specie di risultato minore; anche perché le questioni che interpellano la pubblica opinione sono diverse e riguardano giovani e lavoro, assistenza e salute… spopolamento. Disorientamento e spaesamento, soprattutto.
Da Pordenone, invece, vengono alcuni risultati ed alcuni primati che pongono la ex-provincia in posizione assolutamente primaria in Regione grazie soprattutto al successo di alcuni settori: lo sguardo è sempre più a sghimbescio verso il veneto vicino, mentre non mancano le tensioni per alcune richieste di accorpamenti superamento delle presenze con richiamo ad un disegno unitario.
Da Gorizia, infine, dopo i timidi festeggiamenti per il rinnovo (!?) dell’assemblea comunale (e della giunta fotocopia), tutto sembra rientrare nel quieto vivere , a parte la decisione amministrativa del primo cittadino novello (auguri) nei confronti delle incolpevoli panchine sulla falsariga della collega di Monfalcone che, sull’esempio triestino, ripropone la figura delle ronde di bossiana memoria anche se per tre ore al giorno.
Il panorama politico amministrativo dell’ex-provincia, finalmente colpita a morte da un gruppo di affondatori che si nascondono dietro al cantiere di Monfalcone ma poco hanno a che fare con la bisiacaria schietta,  poco può contare su due Uti incomplete e su una serie di abbandoni di presenza sul territorio che l’imposta cancellazione della istituzione-Provincia senza gli adeguamenti necessari. Gorizia, ex-capoluogo, vive nelle condizioni che tutti possono verificare passeggiando per  le vie della città; le cronache sono  ad annunciare due dati: da una parte la cronaca ripetitiva di alcuni arrivi di rifugiati e della loro sorte terribile e, dal’altra parte, sulle posizioni acquisite dalla città in riferimento ad alcuni record di presenze. Lasciamo perdere i numeri stratosferici esibiti -anche a proposito di turismo, i vecchi come noi ricordano le baruffe chiogiotte fra sindaco di Gorizia e assessore alla cultura della provincia in merito alle visite al Castello o ai musei provinciali- e, invece, andiamo al sodo per interrogarci su due questioni.
La prima è presto detta: Gorizia e il risultato elettorale da una parte e lo disfacimento di ogni ruolo , ci fanno dire che il rischio, concreto, per ogni altra prospettiva, è legato al fenomeno dei rifugiati o alla presenza degli stranieri. Il risultato elettorale di un mese fa (di quello futuro non parliamo…) sembra legato a tale presenza: ragionamenti e riflessioni non contano, conta solo la propaganda e il clima legato alle strumentalizzazioni più becere. Avere soffiato sulle paure ha assicurato un risultato che è diventato un nuovo muro.
Gorizia si intendeva di "muri" e ne ha portato le conseguenze. Abbattuto il muro quasi ormai trenta anni fa… e con grande soddisfazione di tutti, molti sono lieti di alzare un nuovo muro. Ancora, se possibile,  più invalicabile, oltre che disumano ma utile per conseguire risultati di parte. Dov’è la Gorizia nella quale dell’Europa si parlava non alla Macron ma secondo la volgata di De Gasperi-Schuman e Adenuauer; dov’è la Gorizia della mitteleuropa che ha combattuto quaranta e più anni (ma resiste ancora!) per la Mitteleuropa non facendo mancare a nessuno -a Trieste e Alla Regione- un afflato ed un posizionamento certificato e sicuro?
Gorizia - anche nella campagna elettorale appena conclusa.- poco o niente ha colto di questo suo passato che è presente; ancora meno ha agitato la bandiera dell’umanità e della solidarietà, del lavoro e del futuro, della cultura che costituiscono la sua storia e la sua identità. Ben altre prospettive sono state perseguite: i partiti, portatori di questi e altri idealità, sono ridotti a scheletri dalle divisioni interne ma soprattutto dall’abbandono di queste bandiere.
Infine, Gorizia, occorre ribadirlo anche alla Regione Friuli Venezia Giulia ed a qualche altra voce interessata, non ha bisogno di  un fiume di denaro per risorgere. Ha bisogno di un’idea forte -che non può essere una Oktober fest distribuita in tutto l’anno e con un allargamento di vendita di cibi che tutto saranno meno che nostrani e locali-e di una giusta valorizzazione dentro ad un progetto regionale e nazionale: è lo Stato, prima di tutto, ad essere debitore verso la città e le sue popolazioni limitrofe.
Lo Stato che in questi cento anni di storia ha registrato a Gorizia due guerre disastrose, confini imposti, strozzature e accerchiamenti, ha il dovere di una proposta forte e di un intervento.
Si tratta di garantire alla città di trentamila abitanti ed al suo contorno, unita indissolubilmente nella sorte con le popolazioni di Nova Gorica e del suo piccolo interland, un punto forte che ne alimenti la vita lavorativa della sue gente e consenta alla comunità composita di poter contare su un futuro certo. Questo non è assistenzialismo ma senso della realtà.
Tutti insieme -Goriziano e Regione- possono e debbono operare per questo risultato, proprio perché Gorizia ha dimostrato con la sua storia di essere garante di una grande qualità dell’unità regionale e delle relazioni di pace e collaborazione in Europa.

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