Dialogo Aperto
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"Alla "Cattolica" trovammo il meglio per la formazione intelletuale e cristiana"

Uno studente nella Milano degli Anni Cinquanta del secolo scorso

Parole chiave: Anni Cinquanta (1), Università Cattolica (1), Milano (2)

Carissimo Direttore di "Voce Isontina",
aveva ragione il nostro vescovo quando, nel 1950, ci aperse le porte della "Cattolica" di Milano, là avremmo trovato senz’altro il meglio, oltre che per gli studi, anche per la nostra formazione cristiana.
Infatti, bravi sacerdoti da quelle parti non mancavano e ne conobbi parecchi, persino uno cinese, ma con qualcuno il mio rapporto è stato più intenso e profondo. Colui con il quale collaborai di più fu don Italo Mancini, l’illustre filosofo che divenne poi professore universitario ad Urbino. Con lui andavo, ogni domenica del periodo scolastico, alla parrocchia di Pero, nella periferia milanese, dalle parti di Rho; lui fungeva da cappellano, io intrattenevo i ragazzi. Il nostro risultò un sodalizio assai proficuo, non solo, mi permise di fare amicizia con tanti ragazzi, ma mi offerse l’occasione di conoscere il parroco del luogo, lombardo a pieno titolo, originario di Gorgonzola, che m’iniziò alla liturgia di tipo ambrosiano e... alla cucina tipica della regione. Nella mia esperienza in loco ebbi anche la preziosa opportunità di udire un’omelia del famoso cardinal Schuster, tenuta in occasione di una sua visita pastorale alla parrocchia.
Ma nella capitale lombarda le occasioni d’incontri eccezionali furono tante, a iniziare dall’incontro con Padre Gemelli, il fondatore dell’Università Cattolica, un personaggio eccezionale per il prestigio di cui godeva nel mondo cattolico e per l’importanza che rivestiva all’interno dell’ateneo. Lo ricordo molto anziano, adagiato su una sedia a rotelle, ma ancora capace di dialogare con assoluta vivace lucidità. Interloquiva con la platea studentesca, che intratteneva in un apposito incontro, con piglio puntuale e anche pungente, punteggiato comunque di opportune raccomandazioni. Una conoscenza, quella di una così alta personalità, che anche se fugace fu commovente ed affascinante, mi rimase ben impressa. Si trattava ancora una volta di un sacerdote, anche se rivestiva il saio francescano ed era il più in alto nella nostra comunità accademica.
Un altro ecclesiastico di alto livello, sempre nel nostro ateneo, professore di storia della filosofia, ma anche amico degli studenti e vicino alla loro sensibilità giovanile, era Mons. Olgiati, chiamato familiarmente "Micio". Fecondo scrittore di testi filosofici, era anche autore di scritture di apertura popolare e di carattere religioso, è da lui che venni erudito sull’"abc" cristiano da un suo libro che s’intitolava "Il Sillabario del Cristianesimo". Da quella lettura, tra le mille cose di una pratica religiosa aggiornata, imparai che si può pregare anche quando si cammina per la strada... Un fecondo connubio quello del nostro brillante professore tra la pratica di monsignore e gli studi filosofici!
Un altro dei momenti esaltanti della mia permanenza milanese rimarrà senz’altro l’ascolto delle prediche che durante il mese di maggio teneva, nella Corsia dei Servi, un servita ritenuto già allora di valore, David Maria Turoldo. Ascoltarlo era un piacere raffinato, per la poesia che s’insinuava nel suo eloquio, per lo scavo profondo nella fede e la ricchezza dei contenuti che sostenevano le sue parole. Si trattava ancora una volta dell’incontro con un religioso di valore eccezionale! Dopo la funzione nella quale s’inseriva la sua predicazione, ci si fermava con lui nei locali della Corsia, qui lo si poteva ascoltare ulteriormente nelle sue ispirate considerazioni. Fu lì che apprendemmo, io e l’amico goriziano che mi accompagnava, Bruno Calderini, compagno di studi a Milano, come fosse approdato da quelle parti un noto professore di filosofia della nostra città. Noi l’avevamo conosciuto come comunista e apertamente ateo, sapevamo anche che da un po’ era sparito da Gorizia. Ricompariva lì, tra gli amici della "Corsia", e noi ne rimanemmo meravigliati e contenti, certo che una presenza ed una predicazione come quella del servita-poeta possedeva un fascino che poteva conquistare chiunque!

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