Dialogo Aperto
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A proposito di un incontro di sacerdoti col vescovo

Direttore,
davanti allo spettacolo della pazza San Pietro invasa di sole e di gente in occasione dell’incontro dell’Azione Cattolica con papa Francesco, mi è venuto in mento di trasformare in una Lettera aperta alcune questioni che non era possibile sintetizzare in una cronaca scarna a proposito di un recente incontro di un gruppo di sacerdoti con l’arcivescovo Carlo.

Le riunioni a strati (giovani, anziani, di mezza età… di zona) non sono mai del tutto convincenti; è sempre preferibile incontrarsi e riflettere insieme a tutto campo in un confronto aperto,
Le risposte e le provocazioni (e sono state tante) che si sono sentite a Fiumicello hanno radici profonde: prima di tutto perché è venuto alla luce l’attaccamento, il legame del presbiterio con il vescovo e la diocesi.
Del clero con il popolo di Dio e, soprattutto, la passione per il vangelo e la Chiesa, che siamo noi, tutti insieme.
Dedizione e fedeltà, perfino orgoglio e preoccupazioni si accompagnano al vivo desiderio di dire e soprattutto di fare qualcosa per questo vangelo e per questo popolo nella prospettiva del Regno di Dio, cioè in sintonia con le gioie e le speranze, delle ansie e delle attese dell’umanità.
Una passione ed  un amore per l’uomo e per il mondo, per la chiesa e la gente che non solo non viene meno ma certifica una fede viva e concreta.
Dentro a questa impegnativa posizione - confermata da esistenze stagionate e non sconfitte - sono presenti tanti desideri ad incominciare dal desiderio di essere ascoltati, di sentirsi richiesti ed aiutati.
Sinodalità e comunione, corresponsabilità sono parole che vanno coniugate dentro alla quotidianità altrimenti diventano slogans buoni solo per le occasioni ufficiali.
Dialogare e incontrare possono significare da subito essere disponibili a rispondere alle lettere per posta o  via telematica, a dare esito a richieste diverse, tenendo conto che non esistono soluzioni univoche per questioni  amministrative ma anche per quanto riguarda la opportunità di collaborazioni vicine e lontane.
Altre domande, oltre a quelle  che riguardano alcune scelte gestionali, si accompagnano a questa consapevolezza che anima la vita del presbiterio: la domanda di stima e di autostima, riscoprendo la funzione storica dei preti nella diocesi ed in parrocchia ma anche quella attuale , pur in un momento di cambiamenti e di passaggi epocali.
Tutti hanno la consapevolezza che ci sarà un mondo diverso ed una Chiesa diversa: è un dato inesorabile ma anche un segno di speranza e di fiducia nel futuro.
Per tutto questo occorre continuare a lavorare, tutti insieme.  
Provo a dare corpo a qualche questione:  è parere di tutti che occorre cercare da subito altre vocazioni presbiterali e provvedere alla loro formazione da ambiti e prospettive diverse.
In una parola, tentare nuove strade … non si può restare fermi e prendere atto della situazione e dei limiti di una proposta pastorale vocazionale che non incontra e non da frutti.
Restare nel vuoto di proposte non  solo non offre prospettive ma ingegneria scetticismo e disfattismo; alimenta la convinzione di essere impotenti e inutili. Vescovo e clero sono chiamati a  dire e  fare qualcosa.
Accanto a questa, viene la richiesta della riorganizzazione della pastorale su chiavi insieme antiche e nuove; l’esperienza di sfinimento che emerge da accorpamenti complessi incomincia a farsi strada; il superlavoro di tanti sacerdoti merita una risposta subito.
La responsabilizzazione delle famiglie e dei laici cristiani non è più rinviabile affidando loro compiti diretti di responsabilità (non  solo amministrative e organizzative).
Un affidamento reale che diventi educativo per le nostre comunità anche per quelle che sembrano  ora poco sensibili: si tratta di rendere le persone capaci di guidare una preghiera, di presiedere una liturgia o un annuncio della resurrezione, di guidare una piccola comunità o di annunciare il vangelo con semplicità.
Si rende urgente studiare i passaggi condivisi di questa formazione, confrontarsi e  soprattutto fare proprie tali scelte e sostenerle insieme riguardano contenuti e linguaggi prima che su aspetti formali.
Un lavoro lungo e di pazienza.
Si  tratta di scelte che impongono un cambio metodologico: in particolare per quanto riguarda la formazione dei fini e dei metodi. Spenta una certa condizione unitaria (ancorata sul passato) occorre recuperarne lo spirito, le intenzioni e le pratiche, senza paure e rifiuti aprioristici.
Altri orientamenti anche di tipo catecumenale possono aspettare o devono essere riservate ad altra situazione che si va costituendo. Intanto è meglio privilegiare l’impegno per la formazione che è il cuore di tutto, in quanto diventa evangelizzazione e testimonianza. Formazione della coscienza e formazione delle motivazioni teologiche per stili di vita cristiana esemplari prospettati da Papa Francesco.
Un’ ultima annotazione: la questio della comunicazione - questione eterna per tutti, tanto più per coloro che scrivono- merita tutte le attenzioni possibili.
Due passaggi in particolare: occorre guardare dal basso verso l’alto e non solo viceversa.
Sono in ballo modelli di religiosità e di spiritualità, modelli di mediazioni istituzionali ma soprattutto occorre non perdere e rinunciare al "sentire del popolo", credendo fortemente nel sensus fide del popolo di Dio e dando così corposità alle indicazioni conciliari rimaste troppo sulla carta. I sacerdoti benedicono questo tempo e lo definiscono di grazia proprio perché notano la ripresa dello spirito e della lettera del Concilio.
Di pari passo occorre mettere a tema il ruolo delle relazioni personali rispetto a quelle istituzionali e soprattutto funzionali: emerge una domanda di senso che viene prima di tutto e che non pare legata né alle resistenze né all’individualismo dei sacerdoti.
La questione è molto più grande. In questi giorni è stato reso noto un documento integrante sul tema e con un titolo stimolante "Ci sarà un parroco nel nostro futuro?".
E’ opportuno tornarci per un urgente approfondimento ed un coraggioso esame di coscienza.
Dall’incontro dei sacerdoti ricchi di grande esperienza  a Fiumicello, sono venuti dunque numerosi stimoli che è utile non lasciar cadere.
Occorre eliminare lo iato tra basso ed alto, ma anche la incomunicabilità che ingenera deresponsabilizzazione e non credibilità.
Le pagine del settimanale potrebbero essere utili per uno scambio partecipato.
Grazie dell’attenzione.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
A proposito di un incontro di sacerdoti col vescovo
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