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E dopo il Parma?

Cronaca, commenti, storia e aneddoti sullo sport

Si dice che lo stato di salute del mondo del calcio rifletta quello dell’Italia... ma questa volta il calcio sta molto peggio del resto del Paese!
Non sappiamo come andrà ad evolversi il caso Parma destinato, comunque, ad una fine ingloriosa dopo essere stato per almeno venti anni una splendida realtà del calcio tricolore ed anche europeo. Ricordiamo una vittoria su tutte: quella nella coppa Uefa vinta 20 anni nella doppia finale tutta italiana contro la Juventus.
Se il Parma è arrivato al capolinea, la colpa, oltre a un susseguirsi di presidenti inaffidabili, va attribuita anche alla Figc, incapace di comprendere per tempo la disperata situazione economica del club ducale.
Eppure un campanello d’allarme doveva risuonare quando l’Uefa non aveva concesso questa estate il nulla osta alla richiesta di iscrizione all’Europa League. Invece tipo di indagine supplementare era stato avviato dai vertici nazionali.
Ma il club emiliano non ha certo accumulato le decine di milioni di debiti negli ultimi 8 mesi di gestione. I mali partono da molto lontano: da un numero spropositato di atleti tesserati sparsi in giro per l’Europa (si parla di circa 200) di cui una ventina assieme a mister Apolloni, l’anno scorso vestirono la maglia biancazzurra del Gorica nella serie A slovena (dove peraltro vinsero la coppa nazionale nella finale a Capodistria contro il Maribor). Nel progetto parmense (miseramente fallito dopo soli dodici mesi) la formazione slovena doveva diventare una società satellite di quella ducale.
Non passa settimana che squadre fra la serie B e la Lega Pro, incorrano in sanzioni amministrative e in penalizzazioni di punti per mancati versamenti all’erario. Ormai almeno metà dei club professionistici è con l’acqua alla gola. Con scenari, per l’intero mondo del calcio, facilmente immaginabili.
In questi giorni oltre alla vergognosa gazzarra dei tifosi olandesi in giro per la capitale, ha tenuto banco l’esternazione di Arrigo Sacchi sui troppi giocatori stranieri di colore che compongono le nostre squadre giovanili. Il senso del concetto espresso non era sbagliato anche se si prestava a fraintendimenti ed è stato decisamente di cattivo gusto il riferimento al colore della pelle di quei ragazzi.
Nel settore giovanile, dove poche società ancora continuano a investire, restano sempre tanti i ragazzi provenienti in special modo dall’Africa: d’altra parte costano molto meno dei pari età di casa nostra, già con il costo del cartellino gonfiato spesso da procuratori senza cuore e dignità.
La recente "Coppa carnevale" di Viareggio ha ancora una volta dimostrato che sono davvero pochi i ragazzi pronti per il grande palcoscenico. E questo fa comprendere come a livello giovanile sia necessario riprendere ad investire perchè ormai per le nostre società il futuro dovrà passare dai giovani. Una strada obbligata per non fare della nostra serie A un campionato di seconda fascia a livello europeo.

E dopo il Parma?
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