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Voglia di tornare a teatro. Voglia di fare teatro.

"Diverse di queste persone nel momento di avvio del lockdown non erano in attività, non avevano un contratto, pertanto molti non hanno nemmeno percepito il bonus statale. Una penalizzazione economica importantissima c’è stata: per i lavoratori, per le imprese, per i teatri"

Parole chiave: teatro (99), lockdown (4), Walter Mramor (4)
Voglia di tornare a teatro. Voglia di fare teatro.

Il lockdown di marzo e la nuova chiusura dei teatri avvenuta nelle scorse settimane ha posto un duro colpo a tutti i lavoratori del mondo dello spettacolo dal vivo, che si sono trovati all’improvviso a fronteggiare non poche difficoltà.
Anche Artisti Associati di Gorizia, impresa di produzione teatrale che promuove sul territorio regionale, nazionale e anche internazionale attività di programmazione, produzione e formazione teatrale e della danza, ha dovuto fare i conti con il brusco "stop", tuttavia non arrendendosi mai e continuando a muoversi per garantire una ripresa delle attività non appena questa fosse stata possibile. Abbiamo incontrato il presidente e direttore artistico, Walter Mramor, il quale - nonostante le preoccupazioni - ha confermato la voglia di continuare ad operare, per poter riabbracciare quanto prima l’amato pubblico in totale sicurezza.

Presidente, qual è stato l’impatto del lockdown degli scorsi mesi?
Il lockdown di marzo ci ha presi alla sprovvista. Non potevamo immaginare che la pandemia arrivasse in un primo momento in Europa, quindi in Italia e soprattutto con questa grande virulenza e grande impatto. Sebbene noi ci fossimo immediatamente informati e attrezzati, il lockdown è arrivato all’improvviso, talmente tanto che ho dovuto bloccare non solo le stagioni teatrali ma anche tutte le compagnie che stavano in tournée, diverse in quel momento, arrestando improvvisamente la stagione. Con il senno di poi, il lockdown ha di fatto fermato, per quanto ci riguarda, 120 repliche. Sono tante. Una gran parte del nostro lavoro e dei nostri introiti è stata sospesa, annullata.
Ad ogni modo non ci siamo fermati: abbiamo avuto la possibilità di godere della cassa integrazione per i lavoratori a tempo indeterminato; gli artisti hanno avuto invece lo storno di 600 euro.

Immagino fortissime ripercussioni soprattutto a livello occupazionale…
L’indotto del mondo dello spettacolo coinvolge moltissime persone nel nostro Paese. Fare una stima a livello italiano è difficile e rischierei di essere impreciso, ad ogni modo uno spettacolo coinvolge in media 20/25 persone. Se ne vedono 5 sul palco ma alle spalle ce ne sono molte di più: tutto il settore tecnico, quello dei trasporti, i facchini… Ancora a monte dello spettacolo ci sono altre professionalità, di fatto quelle più penalizzate da questo lockdown: sono i creatori, liberi professionisti come scenografi, aiuto scenografi, costumisti e aiuto costumisti, ideatori delle luci, compositori delle musiche… Diverse di queste persone nel momento di avvio del lockdown non erano in attività, non avevano un contratto, pertanto molti non hanno nemmeno percepito il bonus statale. Una penalizzazione economica importantissima c’è stata: per i lavoratori, per le imprese, per i teatri - i teatri chiusi ovviamente sono incassi che non entrano e di conseguenza il blocco per i loro lavoratori -. Il settore pubblico e stato più sostenuto - gode di contributi pubblici evidenti e assicurati nonostante la chiusura -; il teatro privato, cui noi apparteniamo, è stato il settore più penalizzato; ha ricevuto contributi durante la chiusura ma molto più contenuti.

Al termine del lockdown c’erano ancora diverse limitazioni. Cos’è stato possibile riprendere, su cosa vi siete concentrati e quale la risposta?
Come primo impegno personale, appena è stato possibile ritornare in ufficio, ho voluto affiancare alla cassa integrazione un rientro, seppur parziale, in modo che i dipendenti di Artisti Associati non fossero troppo penalizzati. Ho voluto fermamente mettermi dalla parte dei lavoratori.
Una volta poi riaperto il sipario, il 15 di giugno, abbiamo riattivato le attività che potevano essere realizzate: tutte le residenze artistiche, 8 in totale per 15 giorni ognuna, che hanno portato sul territorio 33 artisti i quali hanno vissuto l’esperienza creativa nei nostri teatri e al Verdi di Gorizia, messo a disposizione dal Comune. Abbiamo portato una piccola produzione al Festival Teatrale di Borgio Verezzi, consentendo alla compagnia (artisti, tecnici…) di riprendere la loro attività. Ci siamo concentrati quindi su "Visavì - Gorizia Dance Festival" dal 22 al 25 ottobre, alla sua prima edizione, purtroppo vissuto in un clima molto precario a causa dei continui cambiamenti alle normative tanto in Italia quanto in Slovenia - dove si svolgeva parte della manifestazione - e del re-innalzarsi dei numeri della pandemia. Abbiamo dovuto apporre delle modifiche e ricalibrare alcune parti in itinere ma il Festival e stato portato a compimento (a poche ore dal nuovo lockdown dei teatri). Abbiamo ricevuto il plauso di tutti gli operatori, soprattutto di quelli internazionali, che hanno trovato nella manifestazione anche un alto valore simbolico.

Nel corso dello "stop" di marzo - maggio, alcuni teatri hanno diffuso online alcune delle loro produzioni, magari per un periodo di tempo limitato. Trova questa una soluzione realizzabile e soprattutto sostenibile? Come sarebbe possibile "reinventarsi"?
Onestamente non lo trovo corretto, dal momento che siamo un’impresa. Un esempio: una ditta costruttrice di pezzi di ricambio per automobili non regala i pezzi alla clientela solo perché c’è in corso un lockdown. Quindi noi non possiamo "regalare" il nostro lavoro. Possiamo trovare dei modi per farci sentire accanto al nostro pubblico ma non trovo giusto venga richiesto di rendere fruibili gratuitamente in streaming produzioni e spettacoli, perché quegli spettacoli sono il nostro lavoro, i nostri stipendi.
Poi ritengo che il teatro vada fatto in teatro, e il pubblico ha voglia di venire, frequentare il teatro. C’è da dire inoltre che la ripresa di uno spettacolo teatrale per i mezzi video è comunque una ripresa, è filtrata, non ha la forza, l’energia e non passa le emozioni che tu vivi nel "rito" teatrale. Andare a teatro è condivisione con la comunità.
Soluzioni serie per un passaggio, seppur contenuto nel tempo, in televisione, non ne vedo. Tant’è vero che in TV sono almeno 30 anni che non viene raccontato il teatro. Inoltre quando lo si faceva, quello che veniva proposto era uno spettacolo non ripreso in teatro ma registrato come fosse uno sceneggiato televisivo all’interno degli studi, con un lavoro di preparazione per quella fruizione completamente diverso.
Se poi si parlasse di un progetto nazionale, con delle troupe televisive apposite che girassero l’Italia recandosi in teatro, pagando gli artisti e riprendendo degli spettacoli per uno sfruttamento via etere, allora questo sarebbe un altro discorso (temo però anche che ci potrebbero essere città più avvantaggiate e altre svantaggiate). Ma una cosa seria di questo livello non c’è. Ci sono delle situazioni parziali - anche noi le abbiamo fatte condividendo online con il nostro pubblico degli spezzoni e ne faremo ancora, chiederò ad esempio a Veronica Pivetti, Vanessa Incontrada, perché il nostro pubblico se lo merita - ma se parliamo di lavoro, il discorso è tutt’altro e non vedo un progetto serio che tuteli lo spettacolo, il lavoratore e il pubblico.

Ora siamo di fronte a questa seconda, inattesa chiusura dei teatri. Come avete scelto di affrontare la situazione?
La speranza è che quanto prima si possa ritornare a teatro. Le nostre casse continuano a registrare ogni giorno abbonamenti, questo vuol dire che il pubblico ha voglia, bisogno di tornare a teatro e noi riapriremo appena sarà possibile, recuperando gli spettacoli che si dovessero perdere in questa prima parte di stagione. Si sta già lavorando su questo aspetto.
Ci sono poi tutte le altre attività che portiamo avanti e che possono essere comunque fatte in questo momento: gli uffici sono aperti e siamo tutti operativi. Desidero proseguire con la nostra attività anche in un momento di grave difficoltà e continueremo con le attività di formazione, laboratoriali, le azioni sul territorio, prepareremo i progetti futuri, le prove - che si possono fare, in questo momento sto provando un nuovo spettacolo che avrebbe dovuto debuttare a novembre ma verrà verosimilmente spostato a marzo -, stiamo ultimando i dettagli della nuova produzione con Veronica Pivetti… Stiamo andando avanti.
Ci manca l’incontro con il pubblico ed è un fatto doloroso; ma sarà ancora più gioioso incontrarci di nuovo. È una cosa che chiedono anche gli spettatori, lo percepiamo dai continui segnali di stima e dalla campagna abbonamenti che prosegue e che riceve ottime risposte.

Artisti Associati è da sempre attivissima con le scuole, per interagire e formare gli "spettatori di domani"…
Alcuni laboratori erano ripresi in totale sicurezza già nel corso dell’estate. Con le scuole in questo momento il discorso è complesso ma si può fare. Stiamo sviluppando delle attività, ovviamente in sicurezza, utilizzando anche - non solo - il mezzo video per raccontare ciò che stiamo facendo dal vivo. Ci sono dei progetti in corso, le scuole stanno rispondendo, pur con le difficoltà dell’attuale.
Ci siamo attrezzati in tutti i modi per poter lavorare - con interventi economici aggiuntivi anche notevoli - con la sanificazione dei teatri, modifiche agli impianti di areazione… solo per fare alcuni esempi.

A proposito di quest’ultimo aspetto, cosa desidera dire ai vostri abbonati e spettatori per rassicurarli al rientrare a teatro, quando questo sarà possibile?
I teatri, le sale teatrali e le sale cinematografiche, a mio parere, sarebbero tra i luoghi più sicuri e che potrebbero essere frequentati con gran tranquillità già ora, ovviamente seguendo tutte le normative (un posto sì e un posto no, indossando sempre la mascherina anche al posto…); sono continuamente sanificati e sottoposti a regole molto stringenti che sono state sempre rispettate.
La tutela della salute è massima e in cinque mesi non ci sono notizie di focolai sviluppati all’interno di un teatro.
Il desiderio è quello di poter rivivere quanto prima il momento di felicità che avviene solo a teatro, che nasce nel momento in cui si apre il sipario e si crea quell’empatia e quell’emozione unica tra pubblico e artista. Come operatore mi trovo nel mezzo e vivo le due sensazioni: quelle dell’artista e quelle del pubblico. È un lavoro totalizzante ma le cui gioie ripagano di tutta la fatica. Per cui desidero davvero, quanto prima, riabbracciare il pubblico.
D’altra parte mi sento anche di dire che sento fortemente la responsabilità nei suoi confronti ma sento anche un grande amore, continuo e corrisposto in maniera sincera: ricevo mail, messaggi e sono tutti di vicinanza e di desiderio di ritornare a vivere la funzione del teatro. E questo mi aiuta davvero tanto nei momenti più complicati a trovare le soluzioni e a proseguire. Ringrazio profondamente il nostro pubblico, che ci restituisce tanto.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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