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Kulturni dom: cultura e collaborazione non si fermano

Una realtà da sempre "ponte", punto di unione per la proposta culturale italiana e slovena. È il Kulturni dom di Gorizia che, come tutte le realtà che operano nel settore della cultura e dello spettacolo, si trova in queste settimane a vivere un nuovo momento di blocco alle attività - dopo quello di marzo - dovuto dalle più recenti normative volte a contenere il contagio da Covid 19.

Parole chiave: Kulturni dom (24), Igor Komel (2)
Kulturni dom: cultura e collaborazione non si fermano

Un colpo che arriva proprio quando molte delle stagioni artistiche e delle proposte culturali stavano di nuovo ripartendo.
Ne abbiamo parlato con Igor Komel, presidente del Kulturni dom di Gorizia, che - nonostante tutte le grosse difficoltà del periodo - si dimostra fiducioso per la ripresa nel più prossimo futuro, perché ha osservato come le persone abbiano davvero voglia di cultura, spettacolo e soprattutto di convivialità.

Presidente, il lockdown di marzo ha di fatto bloccato a metà le stagioni artistiche e le proposte culturali che in quel momento erano ospitate qui al vostro centro. Quale il primo impatto e come avete reagito a questo "stop forzato"?
È stato sicuramente uno dei momenti più difficili da quando sono presidente del Kulturni dom. Vederlo chiuso come fosse ferragosto, per mesi, onestamente è stato un fatto per nulla piacevole. Ad ogni modo sottolineo sempre che la salute è la prima cosa alla quale dobbiamo cercare di dare la giusta e dovuta attenzione. Proprio per questo abbiamo subito operato per attrezzare al meglio le nostre sale, predisponendo le vie d’entrata e uscita, gel igienizzante mani all’ingresso, rilevatori di temperatura, aria condizionata per garantire un costante ricircolo e cambio d’aria… I posti della sala maggiore sono stati portati da 288 a 134; ai primi di ottobre la capienza è stata ulteriormente ridotta, portandola a 96 posti.
Lavorativamente parlando i dipendenti, durante il lockdown, sono stati in cassa d’integrazione; definirei il momento attuale del Kulturni dom una situazione "strana, silenziosa muta", che aspetta di riprendere la propria normale quotidiana vivacità culturale e sportiva.

Con le riaperture di maggio siete, almeno in parte, tornati operativi. Come avete deciso di muovervi, su che proposte avete puntato?
Abbiamo cercato, pian piano, di riprendere soprattutto organizzando quanto più possibile appuntamenti all’aperto, aiutati anche dal fatto che stava sopraggiungendo l’estate. Nel nostro piccolo abbiamo sempre cercato, secondo le varie disposizioni, di portare a termine concerti, spettacoli, incontri che erano rimasti in sospeso. La risposta c’è stata e le proposte sono andate molto bene.
Dopo l’estate al Kulturni dom sono state ospitate circa 30 manifestazioni di vario tipo, che abbiamo cercato di "dirottare" alla Sala Maggiore perché, per com’è stata predisposta, abbiamo osservato come faccia stare tranquille le persone: erano sempre serene e si sentivano a proprio agio, perché consapevoli di essere ben distanziate, in un ambiente ben areato, con le corrette precauzioni.
Quello che mi sorprende quindi in questo momento - e non vale solo per il Kulturni dom ma per tutti i centri teatrali, culturali… - è che abbiamo cercato veramente di essere disciplinati; da questo punto di vista questa nuova chiusura ci fa sentire doppiamente "incompresi", ulteriormente penalizzati.
Però al primo posto c’è la salute da salvaguardare, è la priorità e dobbiamo lavorare tutti in questo senso, pensando alla tutela di ogni persona, dai più piccoli ai nostri nonni.
In questo contesto voglio ringraziare moltissimo lo staff che, tra le mille difficoltà avute in quest’anno, si è adoperato per seguire tutte le normative per la ripresa: il lavoro è quasi triplicato per quanto concerne gli aspetti legali e burocratici e lo staff al competo si è davvero speso per far funzionare tutto al meglio. Un enorme grazie anche a tutti gli abbonati, i quali sono stati più che comprensivi e collaborativi: nessuna lamentela, nessun reclamo. A loro davvero un grande ringraziamento per l’affetto che sempre ci dimostrano.

Da un paio di settimane ci troviamo quindi in questo "secondo lockdown" della cultura. Come avete deciso di procedere?
Siamo in contatto costante con tutte le realtà culturali le cui attività e stagioni artistiche sono ospitate negli spazi del Kulturni dom. Abbiamo deciso di aspettare, cercando di non cancellare nulla, in attesa di poter recuperare le stagioni e gli eventi, riprogrammandoli, appena ci sarà possibile.
Tutti - artisti, ospiti, direttori artistici, collaboratori… - si sono dimostrati veramente collaborativi e sulla stessa lunghezza d’onda.
Ci tengo a ribadirlo: in questo momento nulla è cancellato, faremo il possibile per recuperare tutto.

Visto appunto il nuovo "stop" alle attività, avete forse considerato l’idea di qualche proposta online?
Durante i mesi del lockdown abbiamo cercato di proporre qualche iniziativa in Rete… ma bisogna essere sinceri, non è la stessa cosa del viverla "dal vivo". Abbiamo trasmesso un concerto e una conferenza ma le definisco più delle prove, per il momento.
Attualmente siamo in contatto con la sede Rai regionale per promuovere, in questo mese di novembre, un concerto e trasmetterlo tramite la loro emittente televisiva; ci sono quindi dei progetti in corso.
Sempre a novembre ricorre quest’anno anche il 39° anniversario del Kulturni dom: abbiamo sempre cerato di organizzare qualcosa per celebrare il "compleanno" e quest’anno c’è in programma la mostra dedicata a Claudio Pal¤i¤ in occasione dei suoi 80 anni, un omaggio doveroso ad uno dei nostri maggiori pittori. Vorremmo anche riproporre il film - documentario di Sara Terpin sulle due Gorizie.
Non potendoci incontrare di persona con il pubblico, stiamo seriamente valutando di proporre queste iniziative online, anche la mostra: l’idea è di allestirla nella nostra galleria e di proporla quindi in Rete, per permettere a tutti di ammirare le opere anche non potendo frequentare il centro culturale. Poi ovviamente, quando sarà possibile aprire di nuovo, tutti potranno venire a vederla "dal vivo".
Siamo in un momento che definirei "nebuloso", vedremo come evolverà la situazione anche con i prossimi Decreti. La speranza, ovvio, è quella di riprendere il prima possibile, perché la gente, si nota, ha bisogno dei contatti che si creano con l’attività culturale, la quale ha una funzione di connessione tra le persone.

Centri come il Kulturni dom possiamo quindi affermare che non svolgono solo una funzione culturale ma hanno un vero e proprio ruolo sociale, qui inoltre accresciuto dal fatto di caratterizzarsi come "legante" tra le due culture italiana e slovena…
Esatto, son dell’avviso che le attività culturali aggreghino e uniscano le persone; come si diceva non si tratta solo di una funzionalità culturale ma anche sociale, si lavora sempre pensando a loro: alle persone. È questo il ruolo del Kulturni dom in tutti questi anni.
Come operatori del mondo della Cultura, dobbiamo pensare a come poter di nuovo "recuperare" la gente; questo sarà il nostro sforzo nel futuro più prossimo. Ma sono dell’avviso che sarà facile, nel senso che le persone in questo momento hanno bisogno di questi incontri di carattere sociale, conviviale, di "vivere" lo spettacolo e la cultura; ad ogni modo ci impegneremo, sarà la nostra responsabilità, per far sì che la gente non si, passatemi il termine, "incolli al divano".
Riguardo il fatto di essere luogo d’unione per Slovenia e Italia, la speranza in questo momento è che i confini - che ora sono già chiusi ma almeno per lavoro è concesso spostarsi - non chiudano più di così e non lo rimangano per troppo tempo.
Comunque le collaborazioni e i contatti quasi quotidiani con il Kulturni dom e il Teatro di Nova Gorica nonché con diversi centri culturali sloveni proseguono e i rapporti sono ottimi.
Il nostro lavoro di coinvolgimento e collaborazione con le realtà oltreconfine e quelle dell’area friulana, che da sempre caratterizzano le proposte del Kulturni dom, prosegue, non si fa fermare dalla pandemia. La conoscenza reciproca è crescita per tutte le parti in "campo". Sono contento di poter dire che il Kulturni dom di Gorizia riveste un ruolo da pioniere in questo senso.

C’è qualcosa che vuole dire al vostro pubblico, in attesa di poterlo "riabbracciare"?
Agli abbonati innanzitutto voglio rivolgere nuovamente il mio "grazie" per il loro comportamento nei nostri confronti.
Poi voglio garantire ancora una volta che i programmi, a cui loro hanno scelto di aderire, saranno portati a termine e che il ruolo del Kulturni dom per il futuro sarà sempre lo stesso: ci impegneremo per proporre una variegata offerta culturale, sempre nel rispetto di tutte le normative.
La speranza è poi che come noi anche il Teatro Verdi, il Centro culturale "Bratuž", l’Auditorium di Gorizia, il Kulturni dom e il Teatro di Nova Gorica… possano riprendere quanto prima il loro importante ruolo sul nostro territorio.
Abbiamo almeno sei centri culturali tra le due città, che contano un totale di quasi 2000 posti (nei momenti in cui è possibile la capienza completa) e spesso nelle loro variegate proposte registrano il tutto esaurito. Credo che questo significhi molto.
a cura di Selina Trevisan

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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