Editoriali
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Vivere la Settimana Santa "uscendo" da noi stessi

Entriamo nella Settimana Santa, la più grande dell’Anno Liturgico, al seguito di un Dio mite e forte, morto e risorto; di un Dio di fronte al quale la nostra umanità è pienamente svelata, come la sua debolezza svela la nostra dignità di figli.

E’ la settimana più ricca delle memorie dei Misteri della Redenzione: la Chiesa, rivivendo i gesti (sacramenti) del suo Sposo, diviene la rivelazione non solo scritta, ma vivente del mistero di Dio che proclama e vive la riconciliazione del creato con il suo Creatore in Cristo Gesù: l’incontro, dialogo di Amore. Ancora una volta scopriamo che  "l’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio […] è stata compiuta da Cristo Signore principalmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione da morte e gloriosa ascensione, mistero con il quale "morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ha restaurato la vita". Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa" (SC, 5).
Ma che cosa può voler dire vivere la Settimana Santa per noi?
Nella sua missione terrena, Gesù ha percorso le strade della Terra Santa; ha chiamato dodici persone, semplici, perché rimanessero con Lui, condividessero il suo cammino e continuassero la sua missione. Ha parlato a tutti, senza distinzione, ai grandi e ai semplici, al giovane ricco e alla povera vedova, ai potenti e ai deboli; ha portato la misericordia e il perdono di Dio; ha guarito, consolato, compreso; ha dato speranza; ha portato a tutti la presenza di Dio che si interessa di ogni uomo e ogni donna, come fa un buon padre e una buona madre verso ciascuno dei suoi figli. Dio non ha aspettato che andassimo da Lui, ma è Lui che si è mosso verso di noi, senza calcoli, senza misure. Dio è così: Lui fa sempre il primo passo, Lui si muove verso di noi.
Nella Settimana Santa Gesù entra in Gerusalemme per compiere l’ultimo passo, in cui riassume tutta la sua esistenza: si dona totalmente, non tiene nulla per sé. Nell’Ultima Cena, con i suoi amici, condivide il pane e distribuisce il calice "per noi". Il Figlio di Dio si offre a noi, consegna nelle nostre mani il suo Corpo e il suo Sangue per essere sempre con noi.
Nell’Orto degli Ulivi, come nel processo davanti a Pilato, non oppone resistenza, si dona; è il Servo sofferente preannunciato da Isaia che spoglia se stesso fino alla morte (cfr Is 53,12). Gesù non vive questo amore che conduce al sacrificio in modo passivo o come un destino fatale; certo non nasconde il suo profondo turbamento umano di fronte alla morte violenta, ma si affida con piena fiducia al Padre. Ciascuno di noi può dire: mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Ciascuno può dire questo per me.
Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù non solo con la commozione del cuore.
Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri.
C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore!
Seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un "uscire" da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi .
Spesso ci accontentiamo di qualche preghiera, di una Messa domenicale distratta e non costante, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo questo coraggio di "uscire" per portare Cristo.
A tutti l’augurio di vivere bene questi giorni seguendo il Signore con coraggio, portando in noi stessi un raggio del suo amore a quanti incontriamo.
Buona Pasqua a tutti!
Buina Pasca a duc’!
Veselo Veliko noč v sem!

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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