Editoriali
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Verità per Giulio

"Rimuovere uno striscione è tutto sommato materialmente semplice. Quelli che non possono essere rimossi sono il dolore di una famiglia ed il desiderio non di vendetta ma di Verità e Giustizia".

Parole chiave: striscione (1), Giulio Regeni (16), verità (4)

Ce ne sono ancora tanti di striscioni e adesivi in giro per tutta l’Italia che chiedono VeritàperGiulioRegeni.
Tre anni fa la scritta nera spiccava sul giallo intenso a testimoniare l’intensità della partecipazione di tutto il Paese al dramma del giovane ricercatore friulano.
Ora, ad osservarli bene, ciò che balza innanzitutto agli occhi è lo sbiadimento di quel giallo: testimonianza impietosa ma incontestabile del lento scorrere del tempo dal giorno in cui il cadavere martoriato di Giulio è stato ritrovato ai bordi di una strada de Il Cairo, corpo senza vita di cui qualcuno aveva voluto liberarsi quasi fosse un sacco di rifiuti
Le ragioni delle lobby economiche sovranazionali, capaci di imporre i propri interessi agli Stati, da quell’inverno di tre anni fa hanno attivato tutte le loro armi perché fra silenzi, omissioni, depistaggi, sulla vicenda di Giulio  calasse l’oblio.
E visto che troppi continuavano (e continuano) a vedere in Giulio il proprio figlio, il proprio fratello, il proprio compagno di studi… ed a chiedere di conoscere la Verità (non quella precostituita delle veline ufficiali ma quella vissuta dal giovane sulla sua pelle), si è messa in moto quella macchina del fango che trova nei social il campo privilegiato in cui seminare con violenza verbale il proprio odio.
Quei social dove anche in queste ore in tanti non esitano a ribadire che l’unico colpevole per quanto accaduto è stato Giulio perché "se l’è proprio cercata". E così il suo calvario è accomunato nella denigrazione a quello di Silvia Romano, di padre Paolo Dall’Oglio, di padre Pier Luigi Maccalli…. Uomini e donne che quando non possono essere innalzati ad icone dell’interesse politico di una parte vengono giudicati "colpevoli", senza possibilità di appello. Il loro delitto? Considerare il mondo la propria casa, essere convinti che erigere muri e blindare confini non conduca da nessuno parte e che, soprattutto, conoscere l’altro nella sua terra ti porta a comprendere il perché dei suoi atteggiamenti ed a considerarlo non una categoria o un numero ma un essere umano, trattandolo come la sua dignità esige.
Rimuovere uno striscione è tutto sommato materialmente semplice.
Quelli che non possono essere rimossi sono il dolore di una famiglia ed il desiderio non di vendetta ma di Verità e Giustizia che la maggior parte degli italiani dimostrano ancora, fortunatamente, di possedere, nella vicenda di Giulio ed in tante altre simili. Un desiderio che ci fa ancora credere nella forza della democrazia e nel futuro del Paese.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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