Editoriali
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Una Quaresima come dono

"Mi permetto quindi di proporre per questa Quaresima 2021, una Quaresima davvero particolare - la seconda che viviamo in questa pandemia mondiale - una chiave di lettura un po’ diversa. Essa non può essere solo dominata dall’aspetto ascetico, dalla rinuncia, dalla proibizione, ma potrebbe essere caratterizzata proprio dal dono e dall’atteggiamento di gratitudine che il dono sa suscitare"

Parole chiave: Quaresima (68), missione (83)
Una Quaresima come dono

La Quaresima si apre con un pizzico di cenere lasciata sulla nostra testa, insieme ad un accorato appello: "Convertitevi e credete al Vangelo", cioè: fondate la vostra vita sul Vangelo!
La Quaresima deve sì richiamarci alla caducità della vita, alla fragilità della nostra umanità - e in questo tempo di pandemia che purtroppo continua lo avvertiamo in modo forte - deve sì richiamarci alla necessità dell’ascesi, della penitenza, ma soprattutto la Quaresima va letta come uno straordinario dono che il Signore ci fa, come Buona Notizia che si rinnova, come un grande annuncio di vita e di speranza, di liberazione, di rinnovamento e di crescita.
Al centro di questo dono che è la Quaresima deve stare Dio, la sua Parola, la sua misericordia.
Mi permetto quindi di proporre per questa Quaresima 2021, una Quaresima davvero particolare - la seconda che viviamo in questa pandemia mondiale - una chiave di lettura un po’ diversa. Essa non può essere solo dominata dall’aspetto ascetico, dalla rinuncia, dalla proibizione, ma potrebbe essere caratterizzata proprio dal dono e dall’atteggiamento di gratitudine che il dono sa suscitare. Prima sta Dio, prima sta la Grazia, prima sta il Vangelo, prima sta il sacramento e poi la nostra risposta gioiosa e responsabile a questo dono. "Il dono è ricevuto solo per essere, nuovamente, donato",  "ridondanza del dono" la chiama il filosofo francese Jean-Luc Marion; mi sembra la prospettiva più bella con la quale possiamo affrontare questo tempo, una prospettiva "di dono" che può - anzi dovrebbe - contaminare anche l’annuncio e la nostra prassi pastorale. Chi se non Gesù fa della sua stessa vita un dono, una vita donata all’umanità.
La Quaresima deve diventare il tempo dello stupore per le parole di Gesù, per i suoi gesti, per la sua Pasqua, per la sua morte, per la sua risurrezione. E quando un cristiano ammira Gesù, le sue parole, i suoi gesti, la sua Pasqua, si lascia condurre, a poco a poco, a ripetere, a diventare memoria delle parole, dei gesti di Gesù. E questa è la conversione; una conversione che nasce dalla gratitudine per il dono di Grazia che ci anticipa.
La Quaresima va vista come esodo, come liberazione, come cammino verso la libertà e verso la carità, verso la Pasqua, cioè verso il diventare uomini nuovi: più rimandiamo la nostra conversione, più la nostra vita cristiana sopravvive ma non vive.
Ed è peggio perché i nostri difetti, i nostri limiti aumentano sempre di più. Più rimandiamo la nostra conversione, più rimandiamo la nostra liberazione e la nostra felicità.
Anche Papa Francesco nel suo tradizionale messaggio per la Quaresima ci ricorda che: "Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore".
Ma per noi la Quaresima è tradizionalmente "missionaria"; ci aiuta ad alzare il nostro sguardo dalle cose "nostre", per fissarlo sul mondo e sulle dinamiche della globalità.
In altre parole ci aiuta ad allargare gli orizzonti del dono che abbiamo ricevuto, per condividerlo.
Scrive il nostro Arcivescovo Carlo nella Lettera Pastorale 2020-2021 intitolata “La nube luminosa”: "L’attenzione caritativa non può limitarsi ai "nostri": in ogni parte del mondo ci sono da sempre i poveri. […] Viene spontaneo chiederci: che cosa possiamo fare noi, già preoccupati per la nostra situazione? Certo non molto.
Intanto, però, non dimenticarci di loro, cercare di essere vicini almeno nel cuore e nella preghiera alle loro sofferenze, partecipare a quelle forme di solidarietà e di aiuto promosse da diverse realtà, tra cui la stessa Caritas e il Centro missionario" (n. 58).
In queste righe non possiamo non ricordare e ringraziare tutti i missionari e soprattutto i missionari inviati dalla nostra diocesi che fanno della loro vita "dono": Ivana e Claudia che per il momento sono in Italia ma con il cuore non hanno mai lasciato l’Africa e don Michele Stevanato, che neanche di fronte all’imperversare della pandemia ha pensato di abbandonare la Missione.
Così mi scriveva nel mese di marzo 2020: "Per ora scelgo di rimanere. Non è un gesto eroico il mio. Ma pregando e meditando arrivo alla conclusione che il mio posto è qui con loro. Non posso fare molto in questo confinamento, in questa preoccupante situazione. Ma credo che la mia presenza e la mia preghiera possano aiutare".
A tutti l’augurio di una buona Quaresima, di un buon tempo di conversione da vivere come dono.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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