Editoriali
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Un tempo da dedicare ai compiti per la vita

Sono iniziate le vacanze per i 145.000 studenti della regione, esclusi quelli che saranno ancora impegnati con gli esami di terza media e di "maturità".

Per i molti che non devono affrontare esami o recuperare "debiti", si apre un periodo di quasi tre mesi di vacanza, su cui si sono accesi vari dibattiti  in merito sia alla lunghezza ritenuta eccessiva di questa sospensione delle lezioni sia all’utilità o meno di mantenere in qualche modo l’impegno scolastico con i tradizionali compiti per le vacanze.
L’interrogativo da porsi è piuttosto un altro: cosa faranno bambini e ragazzi durante il lungo intervallo di vacanza? Il tempo libero dalla scuola sarà un tempo vuoto, come suggerisce l’etimo latino, o un tempo favorevole per valorizzare il rapporto con la famiglia, gli amici, la natura e la cultura? Sarà davvero un tempo da dedicare a compiti per la vita, facendo esperienze significative per costruire ponti fra teoria e pratica, studio e realtà?
La domanda non trova facili risposte in ricerche e statistiche sull’impiego del tempo estivo: si tratterebbe di indagare, nel generico universo degli studenti, le molte differenze dovute all’età, alle situazioni socio-economiche delle famiglie, ai contesti territoriali, per arrivare fino alle preferenze individuali.
Sembra però emergere un filo conduttore comune a rimarcare la distanza fra l’immagine tradizionale di vacanza, che probabilmente alberga nelle generazioni più anziane, e le tendenze di oggi: come il cosiddetto tempo libero durante l’anno scolastico è paradossalmente sempre meno libero, in quanto organizzato dagli adulti entro una rete di corsi e attività aggiuntive, così, a maggior ragione, nel periodo estivo proliferano dovunque, anche sul territorio diocesano, centri estivi per proporre le attività più varie ai figli di genitori impegnati con il lavoro.
Il problema è ormai avvertito a livello istituzionale, per cui non solo molti Comuni, parrocchie e associazioni organizzano tali iniziative, ma anche il MIUR ha previsto progetti con finanziamenti alle scuole per attività durante il periodo estivo. Per i ragazzi più grandi il rapporto con la scuola può continuare inoltre con esperienze di alternanza collocate nei periodi di sospensione dell’attività didattica o, in altra forma, con le sempre più frequentate vacanze studio all’estero per l’apprendimento di una lingua straniera.
Non mancano ovviamente, fra i ragazzi più grandi, quelli che si impiegano in lavori stagionali.
Appare ormai lontana la lunga vacanza in campagna dai nonni o, per le famiglie che potevano permetterselo, al mare o in montagna, a contatto con la natura e in condivisione fra genitori e figli. I giovani di oggi, che pur escono sempre più tardi dalla casa dei genitori per rendersi autonomi, godono molto prima, rispetto a precedenti generazioni, della libertà di passare le vacanze con amici e delle opportunità sia di vacanze studio sia di esperienze di volontariato in Italia e all’estero.
Dato che per la maggior parte degli studenti le vacanze sono davvero lunghe, è ovvio che molti ne trascorreranno una parte significativa, se non l’intera estate, a casa.
Per tale aspetto possiamo riferirci ai dati generali (2014) sul tempo libero proposti dall’annuario statistico 2017 su infanzia e adolescenza della nostra Regione: il 56% dei ragazzi tra gli 11-17 anni si dedica a uno sport, il 20% dichiara di frequentare ogni giorno piazze o strade del paese, il 31,8% s i reca all’oratorio o in parrocchia, il 34,1% gioca in spazi condominiali o nei cortili,  il 50,4% va a casa di amici. Non mancano le visite almeno settimanali ai centri commerciali (30,6%), incrementate di più di 10 punti rispetto al 2011 e quindi oggi certamente superiori, né a bar, pizzerie, birrerie e, con numeri inferiori, a sale giochi e ludoteche. Senza contare il tempo dedicato agli strumenti elettronici.
È presumibile che buona parte di tali attività extrascolastiche aumenti nel periodo estivo.
Non si può però dimenticare che, pur collocandosi la nostra regione ai livelli più bassi sulla scala della povertà educativa in Italia, nel 2015 si stima un’incidenza del 14,4% (35% la media nazionale) che corrisponde a circa 26.000 minori a rischio di povertà o esclusione sociale. Che cosa significano per loro, per i ragazzi ricoverati in ospedale e in comunità assistenziali, per i minori stranieri non accompagnati, le vacanze?

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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