Editoriali
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Te Deum per le Orsoline

Con una liturgia nella chiesa di Sant’Ignazio sabato 21 ottobre, la Chiesa di Gorizia esprimerà il proprio grazie al Signore per quanto ricevuto, negli ultimi tre secoli, dalle Madri Orsoline.

Nel momento in cui si sta chiudendo un capitolo nella storia della presenza delle figlie di S. Angela Merici in riva all’Isonzo, tale celebrazione diverrà occasione per fare memoria di una testimonianza che ha profondamente segnato la storia della Chiesa e della società non solo di Gorizia ma dell’intera regione.
Se fisicamente le religiose lasceranno a breve i locali del convento di via Palladio quello che rimarrà sarà il loro patrimonio.
Un patrimonio materiale costituito dalle migliaia di volumi della biblioteca e dell’archivio, dai preziosi tessuti e dalle opere d’arte: oggetti che raccontano una storia lunga secoli e che hanno saputo attraversare - grazie alla custodia ed alla cura delle suore - anche i momenti più bui e tragici di cui questo nostro territorio non sembra riuscire a fare a meno. Certamente, però, mantenerli in loco non è che un primo passo: sono stati oggetti di vita quotidiana e come tali non possono finire dimenticati nelle soffitte dei musei o chiusi in polverosi armadi. È necessario un progetto di recupero e valorizzazione che coinvolga accanto alla diocesi anche gli Enti del territorio, Comune di Gorizia e Regione in primis, considerata la ricaduta che ha avuto la presenza delle Orsoline in tutto il Friuli Venezia Giulia.
Ma quello che rimarrà sarà senz’altro anche un altro patrimonio. Ben più importante.
Ci riferiamo al patrimonio spirituale trasmesso alle ragazze e giovani prima nella casa sotto il colle del Castello e poi nei locali di villa Cecconi. Su quei banchi si sono formate generazioni di future insegnanti capaci di trasmettere ai propri alunni la passione per la conoscenza e l’attenzione al prossimo acquisita negli anni goriziani dello studio. Ma soprattutto sono cresciute migliaia di ragazze che oggi trasmettono a propria volta quanto ricevuto ai propri figli, alle proprie famiglie, nei luoghi di lavoro.
Dopo la partenza dei Gesuiti ora a fare le valigie sono le Madri Orsoline: una perdita notevole per una città come Gorizia che assiste colpevolmente apatica e rassegnata al proprio continuo impoverimento culturale convinta troppo spesso di poter costruire il proprio futuro unicamente su un effimero privo di profezia.
La celebrazione del 21, sarà l’occasione per ringraziare il Padrone delle Messi e per dire alle Madri Orsoline non "addio" ma un "arrivederci" carico di affetto e riconoscenza.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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