Editoriali
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Solidarietà spesa bene

La pandemia ha reso ancora più evidente come oggi non siano solo i cittadini stranieri ma soprattutto gli italiani a varcare le porte degli Empori

Parole chiave: Emporio della Solidarietà (35)
Solidarietà spesa bene

Dieci anni fa - il 20 marzo 2011 - veniva inaugurato il primo Emporio della solidarietà della nostra diocesi.
Si trattava di una proposta decisamente innovativa (sino a quel momento in Italia erano state avviate solo tre altre esperienze analoghe) ma fortemente voluta dall’allora direttore della Caritas, don Paolo Zuttion, e sostenuta dall’arcivescovo monsignor Dino DeAntoni.
La Chiesa diocesana voleva affrontare in modo diverso ed innovativo le nuove povertà presenti sul proprio territorio: lo faceva dotandosi in maniera profetica di uno strumento che modifica radicalmente il rapportarsi con chi le rivolge l’evangeliche parole: "Ho fame".
Sino a quel momento chi bussava alla porta delle canoniche riceveva un aiuto in denaro o una busta della spesa riempita coi prodotti raccolti in parrocchia. Gesti comunque importanti ma utili soprattutto quando il numero dei richiedenti era limitato e che non rispondevano più in maniera adeguata alle mutate esigenze sociali come la crisi globale del 2007/2008 aveva messo in drammatica evidenza.
Il cambiamento è radicale.
Viene creata una rete capillare che ha nei Centri di ascolto parrocchiali il proprio riferimento: essi diventano occhi e orecchie della carità diocesana sul territorio e permettono un approccio personale e non anonimo alle singole richieste.
La tessera a punti che viene rilasciata consente un gesto fondamentale: la scelta. Sugli scaffali dell’Emporio si possono scegliere i cibi più adatti al proprio nucleo familiare tenendo conto dell’età dei suoi componenti, della loro origine geografica, della propria religione... Si riconquista la dignità di consumatori e, dato non secondario, si viene aiutati nella gestione dei propri acquisti.
E così, giorno dopo giorno, ormai da dieci anni prende forma una "solidarietà spesa bene" - come ebbe modo di sottolineare il vescovo Dino il giorno dell’inaugurazione - resa possibile dall’apporto fondamentale di tanti volontari (e qui una menzione particolare va fatta al lungo impegno di Chiara Bertolini, vero motore dalla fondazione dell’iniziativa) ma anche al sostegno di istituti bancari, enti pubblici, privati cittadini e di tanti esercizi della grande e piccola distribuzione.
In questi due lustri sono cambiate tante cose.
La pandemia ha reso ancora più evidente come oggi non siano solo i cittadini stranieri ma soprattutto gli italiani a varcare le porte degli Empori; dopo quello di Gorizia sono stati aperti Empori a Monfalcone, Gradisca, Cervignano in una ragnatela solidale sempre più presente sul territorio.
Quello che rimane immutato è l’impegno della Chiesa diocesana a vivere una prossimità coinvolta e responsabile in risposta a chi le dice: "Ho fame!".

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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