Editoriali
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Sentinelle di speranza

"Ecco allora che le nostre comunità (ed ognuno di noi) possono diventare ancora di più antenne sul territorio.
Questo è possibile se si è capaci di essere "Chiese in uscita", non chiudendosi egoisiticamente in se stessi ma vivendo quella prossimità cui così frequentemente ci invita papa Francesco"

Sentinelle di speranza

C'è un’icona evangelica che sintetizza bene il significato che assume la Giornata della carità diocesana (in programma nella terza domenica di Avvento) in un anno particolare come quello che stiamo vivendo.
È il racconto lucano del padrone di casa che - dopo avere organizzato un banchetto disertato dagli invitati con i più disparati motivi - invia il suo servo nelle piazze e nelle vie alla ricerca dei poveri, degli storpi, dei ciechi e degli zoppi…
Il sostegno economico è fondamentale per permettere alle molteplici iniziative della Caritas di svilupparsi quotidianamente ma il mettere mano al portafoglio non può esaurire un impegno caritativo che è sempre personale e non può essere demandato ad altri.
Ciascuno di noi è invitato ad uscire per andare alla ricerca delle povertà e delle fragilità; siamo esortati a spalancare gli occhi per imparare a riconoscere e scoprire quelle "vecchie" e, purtroppo, consolidate ma, soprattutto, quelle nuove e future causate dalla pandemia in corso.
I lockdown imposti dalla necessità della prevenzione sanitaria hanno modificato profondamente la situazione economica di molti singoli e, soprattutto, di tanti nuclei familiari: la chiusura di attività economiche e commerciali, la perdita di posti di lavoro,, l’impossibilità di pagare rate di mutui e prestiti portano alla nascita di nuove situazioni di disagio che rischiano, però, di rimanere sommerse per il pudore di chiedere aiuto fino a quando la situazione assume connotati drammatici.
Testimoniava un’operatrice della Caritas nei mesi scorsi in un’intervista pubblicata sul nostro settimanale che chi è abituato a vivere nella difficoltà prima compera da mangiare e poi, eventualmente, ripiana i debiti ma chi si trova catapultato in una realtà per lui inconsueta prima cerca di onerare gli impegni e poi spende per il necessario per sé ed i propri familiari.
Ecco allora che le nostre comunità (ed ognuno di noi) possono diventare ancora di più antenne sul territorio.
Questo è possibile se si è capaci di essere "Chiese in uscita", non chiudendosi egoisiticamente in se stessi ma vivendo quella prossimità cui così frequentemente ci invita papa Francesco e divenendo compagni di strada di chi si trova a vivere una fase così delicata della propria vita.
La Chiesa goriziana, attraverso la Caritas diocesana e grazie alla rete dei centri di ascolto parrocchiali, ha attivato da tempo una serie di iniziative per rispondere alle fragilità presenti sul territorio (dagli Empori della solidarietà, al Fondo "Scrosoppi"...): strumenti che possono offrire una concreta risposta all’emergenza ma che per raggiungere il proprio scopo chiedono ad ogni credente di farsi davvero sentinella della Speranza.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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