Editoriali
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Ripartire dal Muro

Il 9 novembre di 25 anni fa, l’Europa scopriva che il Muro di Berlino apparteneva ormai al suo passato e che i sue due polmoni - quello dell’Occidente latino e quello dell’Oriente slavo - potevano ricominciare a respirare con la sincronia da tanto auspicata.

Parole chiave: Muro di Berlino (1), 1989 (1), Giovanni Paolo II (2), Guerra Fredda (1)

La caduta del Muro sembrava poter affidare ai libri di storia le paure e le contrapposizioni fra blocchi ed ideologie che per mezzo secolo avevano segnato la quotidianità del Vecchio continente, uscito devastato e diviso materialmente e spiritualmente dalla tragedia della seconda guerra mondiale.
Ricostituendo l’unità tedesca spezzata dalla Guerra fredda, si dava concretizzazione e realizzazione all’ideale cui avevano dedicato la propria esistenza Adenauer, Schumann, DeGasperi... Statisti provenienti da Paesi che si erano fronteggiati da nemici sui campi di battaglia negli ultimi due conflitti mondiali ma che ora, nella comune fede cattolica professata, trovavano il linguaggio condiviso per assicurare all’Europa un futuro segnato dalla pace: quella pace che era rimasta troppo a lungo estranea al suo passato, prossimo e remoto.
Sulle macerie di quel Muro in tanti hanno sperato potesse essere finalmente edificata la Casa comune europea così cara a Giovanni Paolo II: una casa capace di accogliere popoli apparentemente diversi ma che portavano come dote arricchente la propria storia, la propria cultura, la propria fede.
Ma poi è giunto il terzo millennio. Un’età inaugurata da altre macerie, quelle delle Twin Towers, sotto le quali pare essere stato sommerso ogni possibile dialogo fra i fedeli delle tre grandi religioni monoteiste.
Ed è giunta una crisi economica dagli effetti devastanti e dalla durata indefinibile: fra le sue vittime va annoverato anche l’entusiasmo che aveva portato in pochi anni a 27 il numero degli Stati dove sventola la bandiera azzurra con le dodici stelle.
Dal Mediterraneo al Baltico, dall’Atlantico al Mar Nero hanno ripreso fiato le voci del nazionalismo, si sono rialzati i muri del protezionismo nel tentativo sempre più diffuso di far prevalere gli interessi particolari dei singoli Stati: gli ideali dei Padri fondatori dell’Ue impallidiscono dinanzi all’assenza di profezia di molti degli attuali leader europei incapaci di scelte che traguardino al futuro andando oltre al contingente. L’immagine dell’Europa che si vuole far passare è sempre più frequentemente quella di una matrigna pronta a divorare i propri figli.È così tornano a concretizzarsi i fantasmi della Guerra fredda, si riarmano gli arsenali e minoranza e maggioranza divengono nuovamente motivo di contrapposizione violenta.
Eppure c’è ancora tempo per ripartire dall’entusiasmo di quegli uomini e di quelle donne che nella notte di 25 anni fa urlarono in faccia al mondo che non sarebbe stato un muro innalzato dall’idiozia delle ideologie a fermare la loro voglia di pace.
Risuona alla mente, come monito per le nuove generazioni, il messaggio inviato da Giovanni Paolo II al 90° Katholikentag svoltosi a Berlino nel maggio 1990, il primo dopo la caduta del Muro: “La caduta del muro come il crollo di pericolosi simulacri e di una ideologia oppressiva, hanno dimostrato che le libertà fondamentali, che danno significato alla vita umana, non possono essere represse e soffocate a lungo. L’Europa, il mondo intero hanno sete di libertà e di pace! Occorre costruire insieme la vera civiltà, che non sia basata sulla forza, ma sia ’frutto della vittoria su noi stessi, sulle potenze dell’ingiustizia, dell’egoismo e dell’odio, che possono giungere sino a sfigurare l’uomo”.
C’è ancora per tempo per credere in un’Europa unita e nel suo ruolo per la costruzione di un futuro di pace.
Per sè e per il mondo intero.

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