Editoriali
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Pace da costruire con l’impegno personale

Ancora una volta il dolore della città di Gorizia non è stato né retorico né scontato ma ha saputo esprimersi in una vicinanza tanto commossa quanto discreta a quei suoi concittadini che, vestendo la divisa dell’Arma, ne vivono la quotidianità

Parole chiave: Congo (1), Luca Attanasio (1), Vittorio Iacovacci (1)
Pace da costruire con l’impegno personale

Profonda commozione ha destato nella città di Gorizia ed in tutto l’Isontino la notizia della tragica uccisione in Congo del carabiniere Vittorio Iacovacci nell’attentato che è costato lunedì scorso la vita anche all’ambasciatore italiano Luca Attanasio ed al loro autista.
Ancora una volta il XIII Reggimento Carabinieri Friuli Venezia Giulia - di sede a Gorizia fin dal 1950 quando ancora aveva la denominazione di Battaglione mobile - ha visto cadere i propri uomini impegnati lontano dall’Italia: era accaduto il 12 novembre 2003 nell’assalto in Iraq alla base di Nassiriya (dove fra i 12 carabinieri uccisi ci furono anche il maresciallo Daniele Ghione, il vicebrigadiere Ivan Ghitti, l’appuntato Andrea Filippa) ed il 25 giugno 2012 in Afghanistan, ad Adrashak (dove perse la vita l’appuntato scelto Manuele Braj).
Ed ancora una volta il dolore della città di Gorizia non è stato né retorico né scontato ma ha saputo esprimersi in una vicinanza tanto commossa quanto discreta a quei suoi concittadini che, vestendo la divisa dell’Arma, ne vivono la quotidianità: anche (e verrebbe da scrivere: ancora di più) quando, fisicamente lontani dall’Isontino, perchè impegnati nelle missioni all’estero o nel resto del Paese, portano sempre con sè il nome di Gorizia.
Vederli fare la fila al supermercato spingendo un carrello della spesa o accompagnare per mano i bambini a scuola non ci fa comprendere sino in fondo quali pericoli debbano affrontare (come del resto avviene per i militari della Brigata di cavalleria "Pozzuolo del Friuli") ogni volta che partono dalla caserma di via Trieste per raggiungere i luoghi in tutto il mondo dove i contingenti italiani sono impegnati in operazioni di peacekeeping o per prestare servizio a protezione delle sedi diplomatiche del nostro Paese.
L’esempio di Vittorio Iacovacci e quelli dei suoi colleghi che vestono gli alamari d’argento sulle proprie divise ricordano anche alle generazioni che fortunatamente non hanno vissuto in prima persona gli orrori della guerra, come la pace sia un qualcosa che, purtroppo, non può mai essere dato per scontato rappresentando ancora un’utopia nella vita di milioni di persone.
E per questo va costruita, con pazienza, ogni giorno, con l’impegno concreto di ciascuno di noi.

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