Editoriali
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Oltre quella notizia

Monaco, Giffoni, Cracovia: i giovani e i media

Le prime pagine sono colme di notizie e foto su un diciottenne che a Monaco di Baviera ha ucciso nove persone. Molte erano coetanee.
Nelle ultime pagine, dello stesso quotidiano e nello stesso giorno, un servizio dedicato alla star americana Jennifer Aniston che al Festival di Giffoni consiglia ai ragazzi di spegnere gli smartphone, di studiare e di visitare musei.
Due mondi che si contrappongono o due mondi che interrogano e cercano qualche risposta.
Da una parte la violenza e un bullismo che vengono da coscienze svuotate e che armano la mano, dall’altra i miti, i successi e i soldi che compiono un’azione di svuotamento diversa ma non innocua.
 Da una parte una vittima di bullismo che reagisce con la vendetta e diventa assassino, dall’altra un’attrice che mette in guardia i giovani dal bullismo che abita la cinematografia, la cultura, la politica.
“Oggi con Internet – ha detto Jennifer Aniston – c’è il pericolo che i bullismi ti si infilino nella quotidianità e tu neanche te ne accorgi. Io sono stata fortunata, fin da giovanissima ho avuto persone carissime intorno, l’una per l’altra, siamo state all’occorrenza madri, sorelle, amiche”.
Dal tetto del garage un adulto cerca disperatamente di impostare un dialogo con un giovane assassino ma è un estremo quanto inutile tentativo.
 In un festival dedicato ai giovani una star del cinema vuole essere credibile nel rilanciare un pensiero controcorrente.
I media si affrettano a mettere in fila, con foto e commenti, i due fatti in una sorta di equilibrismo che non spegne però le domande sugli adulti.
Nel tentativo di rispondere si corre sempre il rischio di puntare l’indice verso altri, verso qualcuno, verso il grande assente.
Ma che tutto questo non basti lo si scopre quando, sempre attraverso i media, si vedono i volti sconvolti e increduli dei genitori degli assassini.
I volti dello smarrimento.
Ai bordi della cronaca, ma non dei racconti di esperienze che in questa stagione si sono vissute e ancora si stanno vivendo nel dialogo tra adulti e adolescenti, si colgono segnali diversi.
 No, non è vero che tutto è perduto, non è vero che la comunicazione tra le diverse età si è irrimediabilmente interrotta.
Forse è vero che non interessa più tanto i grandi media.
C’è una comunicazione che corre per strade impensate e che non sono neppure quelle dei social media.
Centinaia di migliaia di ragazzi, adolescenti e giovani che, sostenuti dalle loro famiglie, hanno vissuto e vivono sul territorio relazioni amicali grazie all’intelligenza educativa di associazioni, comunità parrocchiali e istituti, non si attendono di essere raccontati dai media.
Si rendono conto di questa censura nei loro confronti, non faticano a individuare motivazioni e finalità. Capiscono e vanno oltre.
In questi giorni un grande popolo di giovani si stringe a Cracovia attorno a papa Francesco per vivere ancora una volta quella straordinaria intuizione di Giovanni Paolo che è la Giornata mondiale della gioventù.
Un sentiero della speranza che, il 7dicembe 1965, vedeva la sua aurora nel messaggio di Paolo VI ai giovani a conclusione del Concilio: "Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate, di dar libero corso agli istinti della violenza e dell’odio, che generano le guerre e il loro triste corteo di miserie. Siate: generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!".
Questi giovani esistono, si possono incontrare sulla strada che non evita i luoghi della morte e della distruzione, ma da qui prosegue verso i luoghi dell’incontro con l’entusiasmo della speranza.

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