Editoriali
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Missione e formazione

"E’ per me quasi spontaneo fare i confronti tra Colombia ed Italia, e dirò subito che là la religiosità è senza dubbio più emotiva,  più sentita a livello popolare e anche più partecipata anche se, anche là sta  arrivando l’onda lunga dello stare bene..."

Sono recentemente rientrato dalla Colombia in modo, diciamo un po’, "strano" ma sorretto dalla convinzione che "Dio scrive diritto anche sulle linee storte degli uomini". E così, dopo lunga quarantena, dopo Pasqua sono approdato qua a Buttrio.
Riporto una raccomandazione datami da tutti gli amici e conoscenti: "Guarda che l’Italia non è più quella che hai lasciato tu ventiquattro anni fa, è abbastanza anzi molto cambiata. E questo sto incominciando a sperimentarlo.
E’ per me quasi spontaneo fare i confronti tra Colombia ed Italia, e dirò subito che là la religiosità è senza dubbio più emotiva,  più sentita a livello popolare e anche più partecipata anche se, anche là sta  arrivando l’onda lunga dello stare bene, ossia quella specie di ateismo pratico che ti fa impegnare tutte le energie sull’avere, convinti che questo senza dubbio ti fa vivere meglio!  C’è poi, come in Italia,  un blocco o un rallentamento delle attività causato dal Covid 19, l’epidemia senza dubbio è da prendere sul serio, ma ho l’impressione che quelli che si sono allontanati dalle pratiche comunitarie e dagli incontri, difficilmente vi ritorneranno. Insomma tutto questo mi ha fatto riflettere molto e mi ha fatto giungere a delle conclusioni. Per esempio sono ben convinto che i tempi della "cristianità, (se mai ci sono stati "tempi della cristianità"), ormai sono finiti, sono passati. Bisogna accettarlo e lasciar da parte tutti i  trionfalismi e i rimpianti.
Ormai come credenti, discepoli di Gesù Cristo, siamo una comunità che è minoranza e purtroppo - e questo è il vero problema - una minoranza non qualificata e quindi, l’unico cammino è quello di tornare a qualificarci. E ci si qualifica tornando alla formazione. Non vedo altra strada e se guardo l’esperienza colombiana, direi che ci si forma nelle piccole comunità dove davvero c’è  il protagonismo dei laici e si incontra il tempo, e non solo di sera, per poter condividere la fede e formarsi.
Penso per esempio alla conoscenza della Bibbia da non dare per scontata..
Solo con un certo amore alla "Parola di Dio" che incontriamo nella Bibbia si possa poi passare alla "Lectio Divina" e quindi ad assumere gli impegni nella comunità dove la Divina provvidenza ci ha messo a vivere.
E senza dubbio il primo degli impegni rimane l’annuncio di Gesù Cristo.
Un impegno da non dare mai per scontato  pensando magari che questo compito può essere portato a termine da alcuni diciamo più portati a comunicare e con maggiore competenza.
No!
Questo è un impegno battesimale e quindi è per tutti in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.
Magari ci può anche essere il pericolo o tentazione che, essendo una minoranza, di sentirci  assediati e quindi di metterci in trincea.
Si tratta di rendere conto della nostra fede a tutti, senza fanatismo ma convinti che Gesù Cristo meriti la nostra totale adesione.
Proprio per questo dobbiamo ritornare ad una formazione ben oltre la omelia domenicale  ma che arrivi in modo particolare agli adulti. Io mi domando, per esempio, come si può fare il catechismo sacramentale ai bimbi senza coinvolgere direttamente i genitori?
E’ ancora valido il Concilio ecumenico Vaticano II dove dice: "I genitori, poiché hanno trasmesso la vita ai loro figli, hanno l’obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati i primi e principali educatori di essa".
Naturalmente tutti mi dicono che sarebbe una chimera oggi esigere che siano i genitori a dare loro stessi la catechesi ai loro figli!
Ebbene posso testimoniare che in Colombia a Cali nella nostra parrocchia dedicata a San Francesco Javier si faceva proprio così.
Il parroco alla domenica (per chi non poteva si anticipava il sabato) dava la catechesi ai genitori che durante la settimana poi la davano ai figli e le catechiste al sabato, nella ora di catechesi chiedevano ai figli chi aveva dato loro la catechesi, cosa avevano capito e poi facevano una sintesi ordinata.
Devo anche dire che da 120 bimbi iscritti, siamo scesi a 70 più o meno, si vede che gli altri sono poi andati in altre parrocchie dove evidentemente hanno incontrato degli sconti. Evidentemente ogni scelta ha i suoi prezzi da pagare.
Penso che molti diranno che questa linea sia eccessiva, forse senza misericordia del tipo o prendere o lasciare, ma io penso che anche Gesù Cristo meriti rispetto e ci si possa, anzi ci  si debba preoccupare seriamente della crescita religiosa e spirituale.
Insomma Gesù è cresciuto "in età, sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini" perché non cercare di imitarlo?

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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