Editoriali
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Missio semper reformanda

Il punto sulla situazione dell'impegno missionario della Chiesa goriziana

Si avvicina il giorno della partenza alla volta dell’Africa del vescovo Carlo. Insieme al direttore del Centro missionario, don Franco Gismano, e a don Flavio Zanetti avrà modo di incontrare le Chiese locali della Costa d’Avorio e del Burkina Faso: faranno loro da guida don Michele e don Gabriel, Ivana e Luisella, missionari e missionarie Fidei Donum che in quei Paesi operano ormai da decenni.
In questi giorni un giornale locale parlava di un "futuro incerto per il Centro missionario" facendo trasparire la preoccupazione per la possibile fine di un cammino lungo ormai quasi mezzo secolo.
Ad essere finito è certamente un modo di intendere la "missione" che ha contrassegnato l’approccio al "Terzo mondo" nel secolo scorso: una modalità di operare che allora poteva avere un fondamento ma che oggi, inevitabilmente, appartiene solamente a chi coltiva una nostalgia tanto anacronistica quanto fine a se stessa.
I mutati scenari internazionali ed una globalizzazione che, aumentando sempre più la distanza economica fra sud e nord del mondo ne accorcia di conseguenza quella fisica, impongono anche un cambio radicale nella forma e nel contenuto dell’impegno missionario per le Chiese.
Un impegno diverso ma ancora più esigente rispetto al passato e che si snoda su due binari.
Innanzitutto prendendo atto che oggi camminano accanto a noi, sulle strade delle nostre città, coloro che sono stati un tempo i destinatari dell’opera di evangelizzazione e promozione umana. Non si tratta più di "realtà astratte" da "conoscere a distanza" attraverso le fotografie scattate dai missionari ma di uomini e donne che incontriamo nella nostra quotidianità e che bussano alle nostre porte per essere accolti ed aiutati a costruire un futuro diverso. Fratelli a cui abbiamo annunciato la Parola delle Beatitudini e che oggi "verificano" direttamente il nostro essere testimoni credibili del Signore della Vita non con le semplici parole ma con i fatti ed i gesti concreti.
L’impegno missionario non è precluso a nessuno ma, come ricorda il Decreto conciliare "Ad gentes": "Tutti i cristiani infatti, dovunque vivano, sono tenuti a manifestare con l’esempio della loro vita e con la testimonianza della loro parola l’uomo nuovo, di cui sono stati rivestiti nel battesimo, e la forza dello Spirito Santo, da cui sono stati rinvigoriti nella cresima".
Sicché gli altri, vedendone le buone opere, glorifichino Dio Padre e comprendano più pienamente il significato genuino della vita umana e l’universale legame di solidarietà degli uomini tra loro".
In tal senso assume un’importanza fondamentale la collaborazione missionaria fra le Chiese. Una collaborazione che è donazione reciproca per crescere insieme. La presenza in diocesi di sacerdoti ivoriani e del Burkina permette loro di confrontarsi con i percorsi pastorali e culturali di una Chiesa di antica fondazione come la nostra; ma consente a noi - ed è altrettanto importante! - di conoscere i cammini e i percorsi di evangelizzazione di Chiese "anagraficamente" più giovani dalla viva voce dei loro figli.
Per la Chiesa goriziana nuove sfide da raccogliere in continuità con quell’impegno preso negli anni Sessanta del secolo scorso e che in questo periodo non è mai venuto meno.
Al vescovo Carlo, a don Franco e a don Flavio l’augurio di "buona strada".

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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