Editoriali
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Mandati dal Risorto

Fanno impressione le scarne parole di Gesù ai suoi discepoli la sera di Pasqua: "Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi". Fanno impressione perché sembrano introdurre anche noi in una catena di invii: dal Padre a Cristo, da Cristo alla Chiesa, dalla Chiesa ai suoi figli.

Parole chiave: Risorto (1), anno pastorale (14)

Fanno impressione perché stanno producendo il loro effetto ancora oggi, migliaia di anni dopo. Le vediamo all’opera in ogni genitore che educa da cristiani i propri figli, in ogni nonna e nonno che cercano di sanare con i nipoti il silenzio dei genitori su Cristo e il suo Vangelo, in ogni catechista che racconta del Signore e della vita buona secondo Gesù a generazioni di fanciulli e ragazzi, in ogni giovane che accoglie l’invito di Cristo a seguirlo e a continuare la sua opera di Pastore Buono come sacerdote nella santa Chiesa di Dio.
Anche la nostra Chiesa diocesana, nell’anno pastorale che sta per iniziare, vuole lasciarsi investire nuovamente da quello straordinario invito, da quel soffio pieno di Spirito Santo che Gesù effuse sui suoi sempre la sera di Pasqua: "Ricevete lo Spirito Santo", testimonia il Vangelo di Giovanni.
Le  Comunità cristiane per prime saranno invitate a lasciarsi raggiungere dal mandato di Cristo, provocate dalla Lettera Pastorale dell’arcivescovo Carlo, che sarà presentata mercoledì 19 settembre, alle ore 20.30, presso il Kulturni Dom di Gorizia (via Brass, 20) e che aiuterà ad immergerci proprio nel mandato del Risorto.
Questo, in un momento della storia dell’Occidente, già cristiano, in cui meno facile è vivere il Vangelo e la fede in Gesù, data la distanza, a volte veramente grande, tra la vita pratica delle persone, battezzati com-presi, e la vita nuova portata dal Signore.
Tre sono gli strumenti la nostra Chiesa diocesana mette a disposizione delle comunità per vivere il mandato di Gesù, in tempi assai distesi, come più volte hanno suggerito diversi presbiteri e fedeli.
Il primo "strumento", per così dire, è la Parola stessa del Signore. Noi cristiani viviamo un privilegio assoluto nell’avere una Parola fatta carne, Parola che non consiste in una serie di prescrizioni o di regolamenti, né tantomeno di proibizioni, ma in una Persona vivente nella sua Chiesa, Cristo Risorto. Che continua a parlarci, benché velato e portato dalle sue parole, che la Chiesa con venerazione conserva e ci riconsegna.

dalla prima
Ecco perché la richiesta che verrà rivolta alle comunità cristiane di offrire dei luoghi - raccolti, familiari, diffusi - in cui assieme si può ascoltare la Parola del Signore e cercare di lasciarla scendere nella vita, per imparare a discernere ciò che piace a Dio nelle cose di ogni giorno.
Qualcuno potrebbe obiettare che il costituire dei "gruppi della Parola" in ogni comunità coinvolgerà soltanto poche persone. È vero, e neppure è assicurata la nascita di un gruppo per parrocchia. Ma questo è il metodo scelto dal Signore Gesù: da uno a pochi, da pochi ad altri pochi e così via, di generazione in generazione, ritornando all’ "uno alla volta" tipico del battesimo, con cui si entra nella Chiesa singolarmente, appunto. Uno alla volta, quindi. Non ci spaventino allora numeri piccoli di persone, così funziona la nostra fede.
Il secondo "strumento" per accogliere il mandato del Risorto sarà la visita pastorale del vescovo Carlo. Esercizio caratteristico del ministero dell’Apostolo, verrà iniziata nei prossimi mesi grazie all’incontro del Pastore con i Consigli Pastorali innanzitutto, per distendersi poi compiutamente a partire dall’anno pastorale venturo.
Bella l’intuizione - ma corrispondente al tradizionale ministero degli Apostoli - che il Vescovo visiti le comunità non soltanto per "conoscere", per "prendere atto" delle forze e debolezze delle nostre parrocchie, ma per evangelizzare, per promuovere l’amore alla Parola del Signore, per spingere ad un nuovo slancio missionario verso le persone che vivono nel proprio territorio.
 
Infine, il terzo "strumento" offerto per vivere il mandato del Risorto sta nella consegna di aiutarsi reciprocamente tra parrocchie: nell’annuncio del Vangelo, nella catechesi, nella carità. Nella pastorale insomma. Sono le cosiddette "unità pastorali", lanciate massivamente in queste settimane con il nuovo mandato a molti generosi presbiteri che, in piccole equipes, si metteranno - insieme e sotto la guida di un parroco - a servizio di diverse parrocchie sorelle.
Scelta inevitabile, a tutt’oggi, per evitare la cancellazione di tante piccole comunità e l’accorpamento in "mega parrocchie", scelta sicuramente più pratica e meno complicata. Ma la linea della Chiesa goriziana è di cercare di salvaguardare anche le più piccole identità sul territorio diocesano, a condizione appunto che ci si possa aiutare reciprocamente tra comunità.
Ancora una parola sulle cosiddette "unità pastorali".
Al di là della constatazione che più che una scelta del Vescovo sono un dato di fatto in molte parti della diocesi e non da pochi anni, sarebbe bene a mio avviso chiamarle "Comunità pastorali". Piccole esperienze di comunione, in cui delle comunità cristiane provano ad attuare la fraternità di cui infarciscono copiosamente le preghiere nelle proprie liturgie.
Comunità sa di esistenziale, di vivo, di vitale. Per una comunità si potrebbe essere disposti a dare la vita, per una "unità" assai meno.
Ciò che le potrà far nascere, però, sarà il desiderio della missione, il giocare d’attacco innanzitutto, non il bisogno di ottimizzare le risorse di persone, cioè il giocare in difesa. Un esempio piccolo, ma significativo assai, è dato dalle parrocchie di Gorizia che hanno messo in piedi per alcuni mesi una mensa serale per i richiedenti asilo non coperti da alcuna convenzione: decine di persone di tante comunità si sono mosse e hanno attuato ciò che mai e poi mai una parrocchia da sola sarebbe riuscita a fare. E anche con gioia, nonostante critiche e accuse di qualche Solone nostrano.
Alcuni esempi. Sono stato a contatto con la morte prematura e veloce di alcuni familiari. Trovare le parole per accompagnare giovani uomini alla morte inevitabile non è assolutamente facile. E ho cercato di vedere che cosa riesce a fare una singola comunità cristiana per questa esperienza che tocca ogni famiglia: praticamente nulla.
Oppure pensiamo ai conflitti che avvelenano la vita e frequentemente spezzano il rapporto tra moglie e marito: anche qui, una singola parrocchia non riesce a fare praticamente nulla. Eppure di cose da dire e da fare ne avremo tantissime, secondo il Vangelo di Gesù.
Ecco, chissà se il mettersi assieme tra parrocchie potrà aiutarci ad aprire nuove porte per il Vangelo del Signore Gesù.

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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