Editoriali
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La suoneria di una sveglia? No, il vagito di un bimbo!

Se ricordiamo che l’Avvento non è un meccanico conto alla rovescia ma un’attesa vissuta consapevolmente come preparazione all’Evento che ha segnato e segna la vita di ciascuno di noi, riusciremo forse a riscoprire la bellezza di quella Speranza che non delude mai ed è la sola capace di portare Luce nel mondo.

Parole chiave: Natale (66)
La suoneria di una sveglia? No, il vagito di un bimbo!

Celebriamo il Natale perché duemila anni fa il silenzio della notte di Betlemme è stato squarciato dal vagito di un bambino, il figlio di Dio preso in braccio appena nato da Maria e Giuseppe.

E quel pianto non va confuso con la suoneria di una sveglia che ognuno ha regolato per praticità sulla mezzanotte del proprio fuso orario. Dovrebbero essere concetti scontati ma nel nostro Paese ogni occasione è buona per certa politica per far emergere il proprio lato peggiore trasformando il dibattito ed il confronto in scontro ideologico. 

Lo stesso sta avvenendo in questi giorni dopo che rappresentanti del Governo hanno ventilato l’ipotesi di fissare l’inizio della messa nella vigilia di Natale in modo da permettere ai fedeli di ritornare nelle proprie case entro le ore 22; situazione - ricordiamolo incidentalmente e senza entrare nella discussione sul giorno effettivo della nascita di Gesù - che avviene da tempo in tantissime parrocchie italiane per favorire la partecipazione delle famiglie facendo vivere anche ai più piccoli la suggestione del rito.

Certamente in molte parti dello Stivale la messa di mezzanotte assume un significato particolare in quanto è la conclusione di un incontro familiare iniziato attorno alla tavola per il cenone della vigilia ma quest’anno le disposizioni per la prevenzione della pandemia hanno fatto venire meno questa opportunità riducendo drasticamente (de facto e speriamo soprattutto con il buon senso) il possibile numero dei convitati.
Divisi in zone gialle, arancioni, rosse, siamo chiamati tutti a fare dei sacrifici per cercare di arginare gli effetti della pandemia in corso: per funzionare, però, devono essere sacrifici condivisi, altrimenti - se a prevalere è l’egoismo, l’opportunismo ed il tornaconto personale - servono a ben poco e inevitabilmente se ne imporranno altri, ben più stringenti. La pandemia - ripete spesso papa Francesco - "è una crisi e da una crisi non si esce uguali: o usciamo migliori o usciamo peggiori".
Se ricordiamo che l’Avvento non è un meccanico conto alla rovescia ma un’attesa vissuta consapevolmente come preparazione all’Evento che ha segnato e segna la vita di ciascuno di noi, riusciremo forse a riscoprire la bellezza di quella Speranza che non delude mai ed è la sola capace di portare Luce nel mondo.

Ad ogni ora.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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