Editoriali
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L’egoismo indifferente

Ricordare i nostri morti è un dovere che va affiancato dal dovere della responsabilità; di proseguire nell’impegno per contrastare e sconfiggere questa malattia così grave

Mettendo da parte partigianerie, protagonismi, egoismi, per unire gli sforzi, di tutti e di ciascuno - quale che sia il suo ruolo e quali siano le sue convinzioni - nell’obiettivo comune di difendere la salute delle persone e di assicurare la ripresa del nostro Paese".
Ancora una volta il presidente Mattarella ha voluto richiamare con fermezza tutti gli italiani al proprio dovere in questo momento particolarmente drammatico per il Paese. Lo ha fatto, in modo significativo, dopo avere deposto una corona di fiori nel cimitero di Castegneto, cittadina in provincia di Brescia, in una delle aree più colpite durante la fase primaverile di questa pandemia.
È inutile ricorrere, oggi, al gioco tutto italiano dello scaricabarile: se siamo giunti alle soglie di un nuovo lookdown (seppur con modalità diverse da quelle primaverili) la responsabilità non può essere addossata solo al governo o a specifiche classi anagrafiche o a determinati settori commerciali ed economici. Cavalcare la protesta per il proprio interesse elettorale o esibirsi in continui voltafaccia propagandistici può far ottenere l’applauso momentaneo di un pubblico compiacente: non porta, però, nemmeno un mattoncino a quella realizzazione del bene comune che dovrebbe costituire la bussola per l’attività di chi è chiamato a ricoprire ruoli istituzionali.
Ognuno di noi non ha fatto e probabilmente non sta facendo tutto quanto necessario perché possa essere limitata la diffusione del virus la cui stagionalità era in primavera motivo di speranza ma oggi è unicamente fonte di ulteriore preoccupazione.
Pare scontato e superfluo ripeterlo ma basta guardarsi attorno nei luoghi della nostra quotidianità per scontrarsi con discorsi negazionisti o riduzionistici e confrontarsi con ancora troppi atteggiamenti superficiali, con distanziamento sociale inesistente, protezioni individuali usate in modo improprio…
Come tutte le pandemie, anche quella che stiamo vivendo ha fra le sue conseguenze un aumento esponenziale dell’egoismo, a tutti i livelli.
Lo ricordava papa Francesco nello scorso mese di aprile quando ammoniva che si sta facendo strada un virus più pericoloso del Covid-19 - l’"egoismo indifferente" - che si trasmette "a partire dall’idea che la vita migliora se va meglio a me, che tutto andrà bene se andrà bene per me".
Da credenti, noi e le nostre comunità cristiane, abbiamo una responsabilità ulteriore nei confronti del nostro prossimo.
Per cambiare la curva della pandemia e attenuare la pressione sugli ospedali, le imposizioni regionali o nazionali non saranno mai sufficienti se non verranno accompagnate dall’impegno concreto di ciascuno di noi.
Siamo ancora in tempo.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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