Editoriali
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L’accoglienza dei migranti: il ruolo "politico" della Chiesa

La percezione di una diffusa insicurezza economica e sociale legata ai migranti, la paura degli attacchi terroristici e la difficoltà dei governi di garantire sicurezza, sono elementi chiave sui quali diversi movimenti e partiti hanno costruito la propria popolarità in Europa.

Il successo dei partiti di destra nel corso degli ultimi anni, insieme a quello dei movimenti nazionalisti e populisti, è stato dunque il risultato della combinazione di molti fattori che provocano incertezza: l’economia, il conflitto culturale sulla crisi dei rifugiati, l’indeterminatezza politica.
Motivi che hanno generato nei cittadini un diffuso senso di disillusione verso il ruolo e l’operato dell’Unione europea e delle istituzioni nazionali.
Ne sono una testimonianza i recenti esiti elettorali in Slovenia, in Italia e in Ungheria dove il premier Orban qualche settimana fa è stato confermato per il quarto mandato facendo breccia sull’elettorato con temi anti immigrazione e antieuropeisti.
Non va meglio oltreoceano dove la politica del presidente americano Trump ha ribaltato completamente il paradigma obamiano del “Yes We Can” nel più sovranista “America First”. E tra i primi a farne le spese sono stati proprio i migranti.
La “minaccia populista” ha sicuramente prodotto un cambiamento anche nell’agenda politica italiana.
Questo è apparso evidente a tutti nei mesi scorsi. In attesa delle elezioni i partiti si sono concentrati su alcune questioni chiave tra cui le misure contro la povertà, la posizione sull’Europa e soprattutto l’immigrazione.
Si tratta di questioni politiche fondamentali sulle quali l’elettorato è stato chiamato a decidere a chi affidare il timone di un Paese ormai da tempo disorientato.
La necessità di intercettare il consenso dell’opinione pubblica, ormai sorda ai soliti slogan su tasse e pensioni, ha fatto sì che la sinistra abbia giocato sullo stesso terreno della destra con l’obiettivo di sconfiggerla.
In sostanza i partiti di sinistra, tradizionalmente promotori di un approccio positivo ai temi dei migranti e dei diritti umani, per combattere l’ascesa dei partiti e dei movimenti di destra, hanno messo in atto misure lontane dalla loro storia e dalla loro identità che alla fine, però, li hanno penalizzati.
Basti pensare all’accordo dell’Italia con la Libia e la successiva adozione da parte del governo del codice di condotta per le organizzazioni non governative che svolgono operazioni di salvataggio nel Mediterraneo.
L’obiettivo, peraltro raggiunto, era quello di ridurre il numero degli arrivi dalla Libia in Italia, anche a scapito delle conseguenze per i migranti bloccati nel Paese nord africano, dimostrando così che un governo di sinistra poteva rispondere a delle istanze che provenivano da un elettorato che non si riusciva ad intercettare diversamente.
Una conferma di questa virata a destra del principale partito italiano di sinistra, era giunta anche dalle parole dell’ex primo ministro Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, che un anno fa aveva affermato come “l’Italia non abbia alcun dovere morale di accogliere i migranti”. Diciamo che non ha usato le parole di Trump per dire che l’immigrazione è un privilegio ma ci si è avvicinato molto. A voler essere indulgenti potremmo dire che c’è stato un errore di comunicazione, ma alla fine quelle parole hanno pesato e qualcuno ne ha approfittato.
In un Paese confuso, in cui le diverse posizioni sul tema dei migranti non sono chiare, è emerso un attore importante che svolge un ruolo politico altrettanto rilevante: è la Chiesa cattolica che ispirata costantemente dalle parole di Papa Francesco, ha preso posizioni coraggiose sull’immigrazione.
Il Pontefice è stato chiaro circa la direzione da intraprendere: accogliere i rifugiati e i lavoratori migranti è un “imperativo morale”, ha detto nel mese di febbraio dello scorso anno. “Non potete chiamarvi cattolici ed essere contro i rifugiati allo stesso tempo”, ha detto ad ottobre 2017. Ha ribadito che mantenere i confini aperti a coloro che fuggono dalle guerre e dalla povertà è un dovere che deriva dalla virtù cristiana della “carità”, dalla compassione verso gli altri.
Dunque, mentre il populismo caratterizza il dibattito globale sull’immigrazione, Papa Francesco sostiene i migranti e i rifugiati, chiedendo alle parrocchie europee di aprire le porte all’accoglienza.
La risposta della Chiesa italiana alle parole del Santo Padre è stata immediata;
all’appello rivolto alle parrocchie, alle istituzioni religiose e alle famiglie ad aprire le loro case, condividendo la propria vita con i profughi e le persone che cercano protezione, la Conferenza episcopale ha risposto con il progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia”. L’idea di creare un ambiente inclusivo in grado di facilitare l’integrazione dei migranti nella società, ha portato la Caritas Italiana ad attivarsi con le diocesi affinché le parole del Papa diventassero testimonianza viva di carità.
Bergoglio ha spronato costantemente le comunità affinché si attivassero in tal senso ma la risposta non è stata sempre univoca.
Una parte dei cattolici non condivide questo approccio dimostrando che la migrazione è un tema divisivo all’interno della politica ma anche della Chiesa.
È lo specchio del disorientamento generato dalla modernità. Papa Francesco ha capito molto bene che la radice del problema è la paura e l’egoismo che motivano le persone a sostenere i vari populismi.
Non possiamo dunque esimerci da una valutazione seria circa il ruolo della comunità cristiana in questa particolare stagione. La vera sfida, dunque, sarà come conciliare quella parte dei cattolici che temono i cambiamenti epocali, come i movimenti migratori, con i valori del Vangelo.

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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