Editoriali
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Il nuovo volto delle migrazioni

Gorizia ospiterà da martedì 20 settembre l’edizione 2016 di MigraMed, l’incontro delle Caritas "del Mediterraneo" (ma non solo) impegnate "in prima linea" nell’accoglienza e gestione dei flussi migratori.

Si tratterà di un evento che assumerà, significativamente, carattere itinerante: partendo dall’Isonzo, i partecipanti avranno modo di confrontarsi, a Lubiana e Klagenfurt, con le esperienze vissute dalle Caritas di Slovenia ed Austria, ovvero due dei Paesi maggiormente coinvolti dal transito dei disperati in fuga lungo la cosiddetta "rotta balcanica".
Parlare, oggi, di accoglienza nell’Europa dei nuovi muri, sembra quasi un controsenso.
Da tempo, però, le Caritas delle diocesi italiane e di diversi Paesi europei hanno scelto un approccio di collaborazione e sinergia a quel fenomeno migratorio che nessuna singola realtà regionale o statuale può gestire da sola. Si attiva, in tal modo, una catena di solidarietà che non conosca soluzione di continuità. Geografica e temporale.
Solo così è possibile superare i muri ed i fili spinati innalzati dagli Stati per affrontare, senza retorica e pregiudizi ma anche senza superficialità, una realtà sempre più globale.
La premessa, fondamentale, è che le Chiese in questo campo non possono accettare di operare in sostituzione permanente di quello Stato che troppo spesso a loro demanda la responsabilità della situazione lavandosene le mani in maniera opportunistica e pilatesca: le comunità cristiane hanno il dovere quotidiano di richiamare le istituzioni pubbliche ed il mondo della Politica all’obbligo - costituzionalmente imposto - dell’accoglienza!
In tale ottica è necessario, quindi, saper andare oltre la gestione dell’emergenza impegnandosi per costruire una vera "cultura dell’accoglienza" bidirezionale.
Si tratta di educare in primo luogo le nostre comunità cristiane all’accoglienza di questi fratelli in fuga da situazione di povertà, guerra e violenza: una possibilità che sconta ancora il diffondersi di pregiudizi e paure (alimentate spesso ad arte di chi ne le alimenta per meri fini di propaganda elettorale) come testimoniano le difficoltà incontrate anche in parte dell’Isontino all’affermarsi di quell’"accoglienza diffusa" ipotizzata dalla Giunta regionale.
Ma accanto a ciò è necessario un impegno di accompagnamento sociale e culturale anche per chi giunge in queste nostre terre provenendo da luoghi lontani e diversi. Assicurare un tetto ed un pasto rappresenta un primo passo ma è importante anche riuscire a trasformare in opportunità di crescita personale giornate altrimenti tutte ugualmente vuote e monotone in attesa della decisione prefettizia sul richiesto status di rifugiato.
Un accompagnamento mirato, in tal senso, significa l’inserimento in percorsi finalizzati a favorire il ritorno ai Paesi di origine - soprattutto per i cosiddetti "migranti economici" - con un bagaglio di professionalità ed esperienze utile per il loro futuro (e magari un sostegno economico per un periodo temporalmente ben definito). Non si tratta di un’utopia ma di tracce di lavoro già praticate con successo anche da alcune Caritas nel NordEst che possono davvero cambiare il volto della migrazione nelle nostre terre.
Nel frattempo, "benvenute" Caritas. E "grazie"!

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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