Editoriali
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Gli anticorpi

Papa Francesco e la preghiera al'Immacolata

È singolare la preghiera rivolta alla Madonna lo scorso 8 dicembre da Papa Francesco in occasione della solennità dell’ Immacolata Concezione ricordata nel pomeriggio della festa anche ai piedi del monumento posto in Piazza di Spagna a Roma, Va benissimo e si adatta anche ai nostri tempi, per le città di Monfalcone e Gorizia assieme ai territori circostanti. "O Madre, aiuta questa città a sviluppare gli "anticorpi" contro alcuni virus dei nostri tempi: l’indifferenza, la maleducazione civica che disprezza il bene comune, la paura del diverso e dello straniero, il conformismo travestito da trasgressione, l’ipocrisia di accusare gli altri mentre si fanno le stesse cose, la rassegnazione al degrado ambientale ed etico, lo sfruttamento di tanti uomini e donne".
Ebbene sì, abbiamo bisogno di riconquistare salute con dei buoni anticorpi.
Dobbiamo guarire dalla malattia dell’ indifferenza che nutriamo nei confronti del problema della povertà e della sofferenza; abbiamo bisogno di cure per sanare e preservare l’ambiente che ci circonda con cura, rispetto e pulizia delle strade e monumenti che ci circondano e che troviamo dinnanzi a noi percorrendo le vie cittadine; sarebbe bello non "vivacchiare" in un clima di diffidenza e paura dell’altro che pure condivide vita, scuola e lavoro con noi dando prova di non fare del male a nessuno; abbiamo ancora la necessità di reagire al decadimento del valore della vita umana nel sociale e nel lavoro afflitto da precarietà e tutele molto carenti. C’è sete inoltre di una buona politica non urlata e non polemica. Una politica che sia servizio al bene comune e che si dimostri pronta a dare delle risposte costruttive perché far prevalere la paura è controproducente e si rivela poco onesto.
Si pensi alla questione dello "straniero". Ma essere "diverso" è peccato o fuori legge? Abbiamo smesso di pensare; andiamo "per automatismi" aderendo totalmente alla superficialità che getta allo sbando tutto e tutti.
Ogni giorno c’è un "virus nuovo" da combattere e ci dimentichiamo del buon senso al quale siamo richiamati anche come credenti.
E buon senso non vuol dire essere buonisti di mestiere. Se cederemo alla rassegnazione dalla quale il Papa ci mette in guardia, cosa si prospetta per il futuro delle nostre comunità?
La risposta è tremenda: indifferenza, chiusura, diffidenza e paura o peggio ancora. Abbiamo bisogno di unità seppure nella diversità anche nella Chiesa della quale non dobbiamo farci solo una idea di istituzione, ma dobbiamo riconoscerle il vero ruolo di Madre la quale ci guida attraverso gli insegnamenti del Vangelo. Non giriamoci dunque dall’altra parte facendo finta di niente e pensando che le cose si risolvano da sole o con colpi di testa bizzarri, poco gradevoli e che trovano scarso accoglimento nella comunità.
Tutto questo allora chiediamo con sincerità nell’attesa del Natale che ci chiede di rinascere nuovamente con gioia.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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