Editoriali
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Fratelli fra fratelli

La memoria di ciascuno di noi sono le radici, che di tanto in tanto siamo chiamati a rivisitarle per meglio comprendere noi stessi.

Esse affondano nell’essere persone, cristiani e sacerdoti e ci rinnovano linfa vitale e nuovo slancio nell’agire.
La messa crismale o della benedizioni degli olii sacri  che vengono usati nel Battesimo, Cresima, Ordine Sacro e nell’Unzione degli Infermi, viene presieduta dal Vescovo assieme a tutti i Sacerdoti e Diaconi.
Prende l’origine dalle Parole di Gesù a Nazareth  "Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazie del Signore" (Lc. 4,18-19). Il Signore Gesù nel congedarsi da questa vita terrena ha offerto questa potestà (= fiducia) agli apostoli dicendo "Andate e ammaestrate tutte le nazioni… battezzate ed Io sono con voi fino alla fine del mondo" (Mt.28,19-20).
Gli apostoli hanno trasmesso questo compito ai vescovi ed i vescovi per poter meglio diffondere il Vangelo hanno istituito i sacerdoti o presbiteri per poter raggiungere anche i villaggi più piccoli e sperduti. "Ogni sacerdote viene preso dal popolo per essere costituito per il medesimo popolo ed esercita la funzione di padre e di maestro, rimanendo come gli altri fedeli, discepoli del Signore,… fratelli tra fratelli, come membra dello stesso Corpo di Cristo, la cui edificazione è compito di tutti” (Ratio Fundamentalis 23). Segregato per  l’evangelo di Dio (Rm,1,1) non abbia timore di offrire tutta la sua vita al servizio di Dio e degli uomini, anzi a dare la sua vita per la gente” (RF35).
Quest’ anno in maniera eccezionale la messa crismale sarà concelebrata, a porte chiuse, sabato 30 maggio alle ore 10.00 nella Basilica Madre di Aquileia. In quella Eucarestia i sacerdoti rinnoveranno le promesse sacerdotali, fatte al giorno della consacrazione.
Oggi più di ieri, dopo questa pandemia, si rende urgente ad indossare "stola e grembiule" come diceva il vescovo don Tonino Bello: la stola per i sacramenti e il grembiule per i doveri del grembiule condivisione, aggiornamento, dialogo con l’umanità globale.
In questo contesto della nostra Chiesa Isontina, a mio avviso, necessita che noi sacerdoti:
* Essere maggiormente attenti all’evangelizzazione, tentando di cogliere i nuovi linguaggi in corso per poter tradurre i perenni valori del Vangelo, che ci libera dalla mondanità, che ci fa progredire nella conversione sempre più profonda a Cristo: "sale e luce del mondo" per essere come Cristo raccomanda "fra voi non sia così, se uno vuole essere grande, si faccia servitore degli altri. Se uno vuole essere il primo, si faccia schiavo degli altri" (Mt. 20,26). Conoscere e meditare la Parola del Signore.
* In questo atteggiamento di servizio ci guida la parabola del buon Samaritano (Lc 10,25-37) dove non si chiede chi sei, ma interrompe il suo programma, fa i primi soccorsi e lo affida a chi può assicurargli un luogo di ospitalità "va e fa anche tu così". Oggi ci viene chiesto di conoscere le nuove povertà, come la mancanza di lavoro, l’emarginazione sociale  dei più deboli, la solitudine degli anziani e a volte anche dei bambini, la difficoltà ad ascoltarsi (=non ho tempo) famiglie fragili, mancanza di tolleranza… di queste Comunità (=sacerdoti e fedeli), ha necessità la Chiesa per evangelizzare per attrazione. La Caritas può essere una buona scuola di apprendimento e di pratica.
* Scaturisce così la necessità di un cammino sinodale (= camminare assieme) dentro e fuori la Comunità cristiana. Dentro la Comunità per poter realizzare la comunione nelle diverse componenti di diverse persone e sensibilità ed esperienze e dialogare con la società del  luogo per conoscere situazioni e problemi che si devono affrontare in collaborazione con altre istituzione e gruppi, ma anche con le antenne tese a cogliere i problemi della globalizzazione, poiché tutti siamo nella stessa barca e umilmente gridiamo "salvaci Signore, stiamo per morire!" (Mt.8,25). Preghiera per ben discernere e camminar al ritmo del più debole.
Questo tempo di pandemia ci parla: non sarà più come prima. Urge riscoprire le relazioni di amicizia e di Comunità, tentiamo di dedicare tempo e noi stessi. La Speranza non mancherà  se veramente crediamo in Lui "amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi" (Gv. 13,34) "Io ho vinto il mondo" (Gv.18,33).

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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