Editoriali
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Elezioni europee: i nostri candidati

Domenica 26 maggio saremo chiamati alle urne per rinnovare la nostra rappresentanza al Parlamento europeo.

Parole chiave: elezione (17), Europa (16)

Si tratta di elezioni davvero particolari perché per la prima volta da quando è stata introdotta l’elezione diretta degli europarlamentari (giugno 1979) si svolgono in un clima di messa in discussione della stessa esistenza futura dell’Unione Europea.
L’euroscetticismo in questi ultimi anni ha conquistato larga parte dell’elettorato: per distrarre l’attenzione dai problemi interni e dalle proprie incapacità, molti Governi hanno scelto di indicare nell’Unione il mostro insensibile alle istanze nazionali, capace solo di vessare con tasse e gabelle i contribuenti e di pretendere lacrime e sangue senza nulla dare in cambio…
Certamente, non siamo arrivati a questa situazione improvvisamente ed a battersi il petto dovrebbero essere proprio tutti (tutti!) quei partiti e movimenti che hanno ottenuto la maggioranza dei voti negli ultimi decenni nel nostro Paese e che, in forza di tale mandato ricevuto dagli elettori, hanno anche potuto sedere nei posti che contano nel governo dell’Europa.
Dopo l’entusiasmo iniziale di una generazione segnata nel profondo del proprio essere dal dramma della seconda guerra mondiale e che quindi comprendeva appieno l’importanza del collaborare insieme grazie anche alla capacità profetica dei suoi leader, l’accento è stato posto soprattutto sull’aspetto economico.
Non si è lavorato abbastanza per promuovere fra i cittadini degli Stati aderenti un senso di appartenenza all’Unione, favorendo una comprensione reciproca rispettosa delle diversità ma da cui derivasse un’identità europea fondata sui valori comuni di storia, cultura, religione: è mancato l’impegno per la nascita del civis europeus dotato di strumenti concreti per partecipare a quel processo legislativo e decisionale in mano oggi a Governi impegnati in negoziati sempre più difficili.
In questa situazione sovranismo e populismo hanno trovato la strada spianata alla propria affermazione grazie anche ad un uso mirato di quelle fake-news confezionate su misura per far sentire e vedere ad ogni utente quello che vuole o teme di sentire e vedere.
Non sorprende, quindi, che i sondaggi premino coloro che hanno fatto della chiusura delle frontiere, dello sbarramento dei porti e dei ponti, dell’innalzamento di nuovi muri la ragione del proprio successo.
Se la mia casa è divorata dalle fiamme, cercherò istintivamente di fuggire: se qualcuno però spinge la porta dall’esterno impedendomi di uscire la mia sorte è segnata. Anche se, con un gesto che lui considera di grande benevolenza ed è sufficiente solo a tacciare la sua coscienza, mi ha passato un bicchiere d’acqua per spegnere le fiamme attraverso le grate che aveva posto alle mie finestre.
"Prima i nostri e poi gli altri" sono parole che ottengono un facile applauso: affermazioni certamente condivise - a parti invertite - anche da quegli "altri" per cui noi siamo "gli altri" e loro sono "i nostri". Nulla di strano nel tempo in cui i programmi politici si sono ridotti a slogan (magari riciclati, senza nemmeno troppa fantasia, dal periodo in cui il sabato gli italiani tiravano fuori dall’armadio la camicia nera) da diffondere fra un selfie e l’altro e le persone perdono il loro nome per essere confinate nelle categorie (i poveri, gli stranieri. i rifugiati...)
Ed allora come scegliere a chi dare il proprio voto domenica prossima?
San Giovanni Paolo II, l’11 ottobre 1988, parlando dinanzi al Parlamento di Strasburgo indicò tre vie in cui l’Europa doveva impegnarsi nel proprio futuro. Nella loro attualità (pur con un linguaggio già apparentemente lontano) rimangono un’ottima cartina di tornasole per chiederci se i programmi ed i nomi che ci vengono sottoposti aiutano:
- "a riconciliare l’uomo con la creazione, vegliando sulla preservazione dell’integrità della natura, della sua fauna e della sua flora, della sua aria e dei suoi fiumi, dei suoi sottili equilibri, delle sue risorse limitate, della sua beltà che loda la gloria del Creatore;
- a riconciliare l’uomo con i suoi simili, accettandosi gli uni gli altri quali europei di diverse tradizioni culturali o correnti di pensiero, accogliendo gli stranieri e i rifugiati, aprendosi alle ricchezze spirituali dei popoli degli altri continenti;
-a riconciliare l’uomo con se stesso: sì, lavorare per la ricostruzione di una visione integrale e completa dell’uomo e del mondo, contro le culture del sospetto e della disumanizzazione, una visione in cui la scienza, la capacità tecnica e l’arte non escludono ma suscitano la fede in Dio".
Candidati e programmi che rispondano affermativamente a queste tre condizioni ci aiuteranno a "costruire insieme quell’Europa che ruota non intorno all’economia ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente" (papa Francesco, discorso al Parlamento europeo, 25 novembre 2014).

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