Editoriali
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Educare lo sguardo... per costruire la pace

Sotto la spinta delle parole che Papa Francesco rivolge ai fedeli cristiani ed a tutti gli uomini di buona volontà, in occasione della Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio, anche quest’anno l’AC vuole farsi portavoce di un messaggio di pace che proclami l’inutilità della guerra.

Parole chiave: Giornata della Pace (1), Azione Cattolica (54)

Nel Messaggio per il 2018, Papa Francesco dirige la sua attenzione ai migranti ed ai rifugiati. Il titolo, infatti, del Messaggio è “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”.
Ancora una volta, il pontefice sottolinea il bisogno di prendersi cura di quanti oggi fuggono dalle loro terre in cerca di una felicità che il paese d’origine non può più offrire. In un tempo in cui quello dell’immigrazione è uno dei temi caldi, che tiene banco nelle campagne elettorali e nelle discussioni mediatiche di tutto il mondo, il Vescovo di Roma ribadisce come la costruzione di un mondo pacificato non possa fare a meno della comprensione dei bisogni di quanti, in una nuova casa, una nuova patria, un nuovo rifugio cerchino innanzitutto la pace e, con essa, la salvezza dall’orrore ed il riconoscimento della dignità di esseri umani.
La chiave di lettura, che l’AC di Gorizia desidera offrire alla nostra Chiesa diocesana è quella di educare lo sguardo e di non essere superficiali ma, anzi, imparare ad andare in profondità.
Le parole del Papa sono un monito ad aguzzare la vista, a mettere a fuoco una realtà, come quella del rifugiato e del migrante in fuga dalla guerra, che rischia sempre più di diventare invisibile.
Ci piace affermare che l’obiettivo di questa Giornata della Pace sia educare lo sguardo ed andare in profondità ma con una grande attenzione; osservare implica sempre una presa di posizione: non si può rimanere indifferenti se ciò che osserviamo non crea pace.
Come cristiani abbiamo l’obbligo di setacciare la realtà, distinguendo ciò che fa bene alla società e contribuendo in prima persona al benessere di chi ci sta accanto.
L’esperienza della Festa della Pace che, unitariamente unisce tutti i settori dell’Azione Cattolica, desidera essere questo contributo concreto a tutta la Diocesi per educarci alla Pace e che ci spinga a non chiuderci nei nostro recinti, qualsiasi essi siano.

Ad aiutare la nostra riflessione ci viene proposta l’icona biblica del vedova che getta nel tesoro tutto quello che possiede: Gesù “seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: “In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.
Se i nostri occhi, i nostri sguardi sono come il tesoro, da che cosa sono riempiti? Su quali immagini soffermano più spontaneamente e più costantemente la loro attenzione? Verso chi sono chiamati ad essere più sensibili, più aperti, più attenti?
Secondo le parole di don Primo Mazzolari: “Chi ha molta carità vede molti poveri; chi ha poca carità vede pochi poveri; chi non ha carità non vede nessuno”.

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