Editoriali
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Dopo le regionali

Alcune considerazioni dalle recenti tornate elettorali

Parole chiave: elezione regionale (1)

Le elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna hanno confermato Stefano Bonaccini presidente in Emilia-Romagna (portando il centro-sinistra a vincere in quella che era diventata per scelta di Matteo Salvini una sfida sul piano nazionale) ed eletto Jole Santelli, di Forza Italia come presidente in Calabria (guidando il centro-destra a riconquistare il governo regionale).
Sul piano dell’analisi si possono abbozzare a caldo alcune osservazioni.
1) Riemerge con forza un bipolarismo centrodestra/centrosinistra, come già si era visto in altre elezioni locali anche se in misura assai meno evidente. E’ l’effetto della crisi che ha investito il M5S e ha ridimensionato drasticamente il tripolarismo uscito dalle elezioni politiche del 2018.
2) Il tentativo di Salvini di dare una spallata al governo giallo-rosso espugnando la roccaforte dell’Emilia Romagna è fallito. La campagna elettorale dai toni estremisti del leader della Lega alla fine non ha pagato. In futuro Salvini dovrà anche tenere conto non solo della posizione forte di Giorgia Meloni con FdI, ma anche del fatto che nel sud Forza Italia dimostra una tenuta molto più robusta del previsto.
3) Il risultato del centro-sinistra in Emilia Romagna si spiega in larga misura con la mobilitazione elettorale attivata dalle Sardine e dalla capacità attrattiva di Bonaccini che, grazie alla possibilità del “voto disgiunto”, ha conquistato il consenso anche di molti elettori fuori dai confini della sua coalizione con molti elettori pentastellati che hanno scelto il candidato del centro-sinistra. Sono elementi su cui Zingaretti e il gruppo dirigente del Pd dovranno riflettere, anche a fronte del dato fortemente negativo della Calabria.
4) Per il governo nazionale il risultato del voto in Emilia-Romagna rappresenta un elemento di stabilizzazione.
Anche il referendum costituzionale del 29 marzo che renderà vigente il taglio dei parlamentari spinge nella stessa direzione: il taglio, infatti, rafforzerà la fisiologica resistenza di deputati e senatori in carica rispetto al rischio di elezioni anticipate e richiederà tutta una serie di passaggi tecnici tali da rendere difficilmente praticabile uno scioglimento delle Camere prima dell’estate. Si tratterà di vedere in che modo l’esecutivo riuscirà a riempire di contenuti il periodo di relativa stabilità che dovrebbe avere davanti.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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