Editoriali
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Che ne è stato di Aquileia2?

Sabato 7 maggio 2011, papa Benedetto XVI giungeva pellegrino nella basilica di Aquileia per incontrare i delegati delle Chiese del Nord-Est impegnati nella preparazione del Convegno ecclesiale che si sarebbe tenuto, nel maggio del 2012, a Grado ed Aquileia.

Parole chiave: Aquileia2 (1), Benedetto XVI (3), Aquileia (33)
Che ne è stato  di Aquileia2?

Che ne è stato di Aquileia 2? Qualcuno si ricorda di questo convegno ecclesiale delle diocesi del Nord-Est d’Italia?
In genere 10 anni sono troppo pochi per una valutazione storica e al contempo sono troppi per mantenere vivo il ricordo di un evento che ha coinvolto centinaia di persone e decine di commissioni per più di tre anni.
Io che ho vissuto il Convegno dalle sue fasi iniziali di programmazione fino alla celebrazione finale, oggi sono smarrito circa l’identificazione del contributo che il Convegno ha dato alla Chiesa che vive in Gorizia. Al di là di tanti bei ricordi (il che non è poco a livello personale), di qualche speranza di collaborazione (in attesa che si realizzi?) fra le Chiese nel Nord-Est, mi resta la certezza (incredibile, vero?) che il Convegno sia stato comunque un segno della Provvidenza per la diocesi, anche se per me di difficile interpretazione.
Recentemente mi è stato detto che in 10 anni la realtà ecclesiale (e il mondo) è talmente cambiata che bisogna guardare avanti e non restare bloccati su quanto è stato condiviso in quell’esperienza sinodale. Forse potrebbe essere vero in riferimento a qualche strategia pastorale di breve termine allora elaborata… ma non posso crederlo vero nei confronti di quella gioia condivisa dalla speranza che qualcosa di nuovo e di bello stesse nascendo nelle Chiese che ad Aquileia 2 si incontravano.
Lo Spirito di quell’assise non è cosa passata anche se i tempi possono essere cambiati. Perché non è passato, ma anzi si è reso ancora più attuale, il travaglio/la crisi/il passaggio verso una Chiesa auspicabilmente più libera perché più povera.
Sì, da allora siamo tutti più poveri anche se non sono in grado di dire quanto più effettivamente liberi.
Come sempre è accaduto nella storia della Chiesa, non è scontato che si riesca a vivere questo binomio in senso autenticamente evangelico.
Non sono i cambi di ruolo rivendicati o auspicati all’interno della Chiesa che determinano la sua libertà evangelica ma la modalità con cui il potere del ruolo viene esercitato.
Aquileia 2 (sulla scia dei convegni della Chiesa italiana a partire dal Concilio Vaticano II) ha rimesso al centro la questione della libertà della fede ovvero la centralità della persona. Non per niente è su questo tema che si è consumata la scissione più grave nel corpo ecclesiale post-conciliare. Il travaglio/la crisi/il passaggio ad un diverso modo di concepire l’appartenenza alla Chiesa in particolare da parte delle donne e dei giovani che si dicono credenti (elementi questi chiaramente evidenziati anche dall’Osservatorio Religioso del Triveneto) sono radicalmente attuali.
Da qui lo stile ecclesiale da assumere per la crescita delle Chiese e non solo del Nord-Est d’Italia: favorire la crescita di autonomia responsabile del credente, capace di fedeltà al suo ministero ecclesiale al punto da poter essere (laico o chierico che sia) servo, perché previamente servito.
Senza la pretesa di farsi padrone della vicenda storica della fede altrui. In altri termini una chiesa di comunione che sa rispettare, mettendosi a servizio della Verità, tempi, modi, processi e relazioni che rispettino la capacità di ciascuno di riconoscersi in Gesù e scegliendolo nella misura possibile.
Senza forzature pastorali.
Una Chiesa così povera da saper ascoltare e servire lo Spirito nella storia dei fratelli.

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