Editoriali
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Abbracciati dal Crocifisso

L'augurio dell'arcivescovo per questa Pasqua

Abbracciati dal Crocifisso

Nella splendida città bavarese di Würzburg c’è una chiesa, la collegiata di  Neumünster, dove, oltre alla tomba di san Chiliano e degli altri apostoli della Franconia, si trova in una cappella un crocifisso del tutto particolare, risalente al sec. XIV. Il Cristo non ha le mani inchiodate al  braccio trasversale della croce, ma ha le braccia davanti a sé incrociate davanti al petto, come se volesse abbracciare qualcuno. Probabilmente la raffigurazione si ispira a un episodio mistico della vita di san Bernardo, che viene abbracciato dal Crocifisso.
L’evento è stato raccontato da un testimone oculare con queste parole: "Io conosco un monaco che una volta trovò san Bernardo abate che pregava, da solo in chiesa, prostrato davanti all’altare. Apparve un Crocifisso dinnanzi a lui e conficcato nel pavimento. San Bernardo abbracciò il Crocifisso con grande devozione; lo stesso Cristo, allora, staccò le braccia dalla croce e sembrava che abbracciasse e stringesse al seno il suo servo Bernardo". La cosa è stata raffigurata più volte dagli artisti, come anche un’esperienza analoga attribuita a san Francesco.
Per il Crocifisso di Würzburg, però, c’è anche una spiegazione leggendaria.
Si dice che in una notte un ladro, forse un soldato, all’epoca della sanguinosa guerra dei Trent’anni (1618-1648), sia entrato in quella antica chiesa e, avendo visto che il Crocifisso portava una splendida corona d’oro, cerco di rubargliela. Ma il Signore staccò le braccia dalla croce, si chinò in avanti, abbracciò il ladro e lo accostò al suo petto. Solo il sagrestano riuscì a liberarlo dall’abbraccio il mattino successivo.
Potremmo concludere: che siamo "santi", come Bernardo o Francesco, o che siamo "ladri", come quel soldato, in ogni caso il Crocifisso ci abbraccia.
Oggi abbiamo bisogno di questo abbraccio. Ne abbiamo bisogno in questo tempo di pandemia che non sembra finire mai.
E’ vero, quest’anno rispetto allo scorso anno, possiamo celebrare la Settimana Santa e la Pasqua pur con molte comprensibili limitazioni.
Però dodici mesi fa, anche se molto preoccupati, speravamo che il tutto finisse presto. Non è stato così.

Molte persone si sono malate, diverse sono morte e tutti siamo preoccupati e in ansia. Abbiamo bisogno di consolazione e di una consolazione che ci infonda coraggio e speranza. Non di una consolazione illusoria, ma autentica, vera. Il Crocifisso non ci illude.
Il suo essere in croce dice tutta la gravità del male, tutta la pesantezza della sofferenza, tutta l’angoscia della morte, tutta la profondità del peccato.
Certo anche del peccato.
Il peccato esiste ed è in questo momento la chiusura in noi stessi, il non fidarci del Signore, il cercare di salvarci egoisticamente da soli.
Solo il Crocifisso ci può dare una consolazione vera.
Non si può imbrogliare stando appesi a una croce, non si possono raccontare favole quando si sta esalando l’ultimo respiro.
Per questo l’abbraccio del Crocifisso è l’unico che ci salva.
E che importa se siamo santi o ladri, credenti o non credenti, forti o deboli, coraggiosi o paurosi. L’importante è che ci tenga stretti a Lui.
E allora tutto sarà diverso.

Buona Pasqua,
Buine Pasche,
Vesela velika Noč

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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