Editoriali
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A margine delle elezioni comunali di Gorizia

Tra i tanti dati che la tornata elettorale di domenica scorsa a Gorizia ha proposto, ce n’è uno che desta attenzione.
Gli aspiranti ad uno dei 40 posti nel consiglio comunale cittadino erano 664: di essi ben 110 non sono riusciti ad ottenere nemmeno una preferenza. In termini percentuali significa il 16,5 %. E non è poco. Su 19 liste solo 3 hanno visto votati tutti i propri candidati.
Le elezioni amministrative richiedono "spirito di squadra" ma sono anche una corsa individuale in cui ognuno cerca di accaparrarsi e portare alla propria coalizione - sottraendoli alle altre - i voti del mondo in cui si svolge la sua vita quotidiana. E questo vale ancora di più in realtà numericamente "piccole" come quelle delle nostre città e dei nostri paesi tanto che, ad esempio, a Cormons le schede hanno riportato il nome di 75 dei 76 candidati ed a Cervignano almeno una preferenza l’hanno ottenuta tutti e 40 i concorrenti.
Quello 0 ripetuto a Gorizia accanto a 110 nomi merita quindi una riflessione.
0 significa che essi stessi hanno scelto di non votarsi e questo può essere assolutamente comprensibile e condivisibile per motivi di opportunità (sperando comunque che non si siano astenuti e abbiano almeno dato il proprio voto ad altri!).
Ma 0 significa che nemmeno il coniuge o i figli, un parente o un amico, un conoscente, un collega o un vicino di casa hanno ritenuto di delegare loro la gestione del bene comune. Zero assoluto.
Allora viene da chiedersi: in base a che criterio di rappresentatività vengono compilate le liste? Si tratta semplicemente di riempire delle caselle concedendo un mese di visibilità a questo o a quel candidato (cercando di intercettare magari il voto dell’associazione sportiva, culturale, ricreativa cui appartiene soprattutto al momento della raccolta di firme necessarie per la presentazione della lista) o l’impegno per la realizzazione della città del futuro nasce veramente sin dalla scelta delle persone che movimenti, liste civiche e partiti decidono di sottoporre al giudizio dell’elettorato? Chi si candida lo fa responsabilmente, condividendo ed impegnandosi a diffondere il programma e le idee del candidato sindaco di riferimento o vive questo momento quasi come "un gioco" ("i me ga chiesto e go dito: bon, dai, fasemo anche questa…") dove c’è tutto da prendere e nulla da dare?
La domanda, di fondo, ben più drammatica, però, è ancora una volta un’altra: cosa significa oggi impegnarsi in Politica?

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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