Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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Vers levante recolta bondante, se sufia burin, poc pan e poc vin!

Gli auspici del seimo a Turriaco

Parole chiave: auspicio (1), fuoco (4), falò (2), seimo (2), Epifania (7)

Vers levante recolta bondante, se sufia burin, poc pan e poc vin!
Di bora ce n’era fin troppa lo scorso giovedì 5 gennaio in Bisiacaria, tanta da far temere per l’accensione dei Seimi, ma la sera, come per incanto, il vento si è quietato e i Seimi, o Seime che si vogliano chiamare, preparati in diversi luoghi del Mandamento, hanno potuto essere accesi.
Freddo secco, inverno vero, riscaldato dalla magia del fuoco, protagonista di un rito ancestrale che si perpetua da anni e anni in questa Terra e in tutta la Regione derivante, per certo, dalla tradizione celtica.
Per quel che riguarda i fuchi epifanici della zona, Turriaco può vantare l’unico Seimo maschio: tutti gli altri sono donne... Befane se vogliamo!
Al di là degli scherzi, tutti richiamano un momento di aggregazione e di festa che si rinnova di anno in anno all’insegna della valorizzazione delle tradizioni locali.
Il fuoco che illumina la notte diviene un momento di luce e di gioia che intende scacciare i brutti ricordi dell’anno appena concluso e trarre auspici, si spera siano buoni, per l’anno invece appena iniziato. Alle volte il falò, soprattutto alle battute conclusive, è anche elemento apportatore di ricordi nostalgici che richiamano persone che attorno a esso hanno gravitato e che ora non ci sono più.
Attorno al fuoco si vive un momento conviviale a cui partecipa la comunità e persone provenienti anche da altri paesi.
A Turriaco, in quest’iniziativa promossa dal Circolo culturale Brandl e sostenuta dalla locale Amministrazione comunale e dalla Banca di credito cooperativo, si mangiano i pani di zucca e di fichi, si beve un buon vin brulé e si possono gustare delle saporite alette di pollo.
Il fuoco parte dalla piazza consegnato dalle mani dell’Amministrazione comunale ai giovani del paese che lo portano sino al Canp de Gero rente l’Isonz, luogo in cui si dà fuoco al Seimo.
Prima però la serata viene introdotta da cantilene e filastrocche raccontate dai piccoli del paese in dialetto bisiàc.
L’evento diviene così di anno in anno preziosa occasione per condividere un momento di festa e per tramandarlo alle generazioni più giovani affinché imparino ad apprezzarlo e a viverlo anche in prima persona.

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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